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"Pd-Udc-Idv, asse per un governo di transizione", di Goffredo De Marchis

«Per l´opposizione è il momento della verità», dice Pier Ferdinando Casini dopo aver visto ancora una volta il leader del Pd Bersani. È l´annuncio di una possibile sinergia tra Terzo polo, Pd e Idv per collegarsi ai movimenti degli “scontenti” del Pdl, alla loro lettera per il «passo indietro» di Berlusconi. Se questa fronda (smentita dai frondisti) dovesse prendere corpo nelle prossime ore, le minoranze avvierebbero una raccolta di firme sotto una petizione che chiede le dimissioni del premier. Obiettivo naturale: 316 adesioni, cioè la maggioranza assoluta della Camera. Una sfiducia sostanziale, anche se non formale, in grado di convincere il premier a rimettere il mandato. Nel ‘94 andò proprio così, senza il passaggio parlamentare. «Dobbiamo trovare 10 Versace», dice un deputato del Pd alludendo alla fuga dal Pdl del deputato-stilista. E la speranza di un governo tecnico tornerebbe ad accendersi.
Di questa strategia, costruita sull´inaffidabilità del governo a varare sul serio le riforme contenute nella lettera alla Ue (Casini sostiene che «mette i ricchi contro i poveri» e Bersani parla di «merce usata»), il segretario del Pd ha parlato per un´ora ieri alla Camera con Antonio Di Pietro. La collaborazione dell´Idv è fondamentale per condurre in porto l´impresa, cioè un nuovo 14 dicembre con esito diverso. L´ex pm, alla fine del colloquio, ha accettato la tattica e la linea indicata da Bersani e Casini. Aprendo al governo di transizione, ipotesi sempre respinta seguendo la strada principale delle elezioni anticipate. «Con un po´ di buona volontà e responsabilità reciproca, anche di tutti quei parlamentari di maggioranza che hanno a cuore le sorti del Paese, si possono creare le condizioni per un´alternativa di breve durata», sono le parole nuove di Di Pietro. Parole che hanno uno scopo ben preciso: convincere i frondisti del Pdl sul futuro della legislatura. Significa restare un anno e mezzo in Parlamento e una via d´uscita dall´abbraccio con Berlusconi.
Al di là della raccolta di firme sotto la petizione per le dimissioni, l´importante è avere una pattuglia di parlamentari che voti contro il governo alla prima occasione utile e lo mandi a casa. Con la garanzia, oggi siglata anche da Di Pietro, che non si torna alle urne. Particolare non di poco conto: il vitalizio si matura dopo 4 anni e sei mesi. Siamo ancora lontani da quel traguardo.
Casini è convinto che la lettera alla Ue non avrà alcun seguito concreto. «Per fare quelle riforme ci vuole un patto con le parti sociali», dice. E Berlusconi non è nelle condizioni di farlo. Perciò il testo inviato in Europa può avere un solo uso: «Farne un manifestino elettorale per il voto a marzo». L´obiettivo resta l´esecutivo di transizione «e sono contento che nel Pdl molti l´abbiano capito» spiega il leader dell´Udc. Ma se la situazione precipita verso le urne, Casini chiede al centrosinistra, per non andare da solo, «un´aggregazione sui contenuti a partire dal sostegno alle lettera della Bce». E a chi sta fuori dal Parlamento (Montezemolo) l´appello del leader centristra è all´»assunzione di responsabilità e alla condivisione dell´obiettivo di un patto sociale per la crescita e tra le generazioni». Come dire: uniamo le forze.

La Repubblica 28.10.11

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