attualità, cultura

"Tagli all’editoria, se il bavaglio del governo costerà più del sostegno", di Gabriella Monteleone

L’incertezza è regnata ogni anno con questo governo. Fondi sì, no, forse. Ora non si balla più: cento testate no profit, edite da cooperative e politiche chiuderanno, almeno cinquanta già da dicembre.
Non è il “solito” allarmismo. L’intendimento è proprio quello di spegnere la “musica” e la crisi economica, pure innegabile, c’entra poco. Perché i tagli al fondo dell’editoria che massacreranno pluralismo dell’informazione e posti di lavoro costeranno ben più del presunto risparmio, oltre a non essere certo decisivi a sanare i conti dello stato.
È ora di fare chiarezza e di non aggrapparsi al pretesto “Lavitola-Avanti!” e al qualunquismo diffuso che mette nel calderone della casta e dei privilegiati anche le risorse per l’informazione vera, anche se scomoda. Perché i 194 milioni previsti dal Fondo per il 2011 (e tre anni fa erano 450) sono «apparenti : Tremonti con la legge di stabilità ne ha eliminati 75. Dei restanti 119 ne andranno via 50 per il debito che lo stato ha con Poste italiane (per facilitare le spedizioni) e altri 40 servono per il contratto di servizio che la presidenza del consiglio ha con la Rai. Di che parliamo quindi? La cifra davvero a disposizione dei giornali è di venti/ trenta milioni da dividere tra tutti gli aventi diritto.
Vuol dire: chiudere. Lo ha denunciato ieri, ancora una volta con forza, il Comitato per la libertà e per il diritto all’informazione in una conferenza stampa al senato alla quale, insieme al presidente della Fnsi Natale e al segretario Siddi, il presidente di Mediacoop, Grassetti, e della Fisc, Zanotti, Fammoni della Cgil, hanno partecipato anche vari esponenti del Pd che considera questo «tra i temi principali » di impegno parlamentare.
C’erano Vita, Merlo, Sircana e anche Lusi – «in prima linea» anche se assente, come i rappresentanti di Fli – Pardi per l’Idv, Giulietti.
Mancavano, ed è la prima volta dall’inizio di questa battaglia trasversale in nome dell’articolo 21 della Costituzione, i rappresentanti di Pdl e Lega.
Significa che «la spallata è stata decisa»? Davvero le risorse che sin dai tempi di Giolitti erano destinate al pluralismo dell’informazione sono state ridotte «a delle mance», come dice Franco Siddi?
Vincenzo Vita chiama in causa i colleghi Butti del Pdl e Mura della Lega invitandoli a firmare per primi gli emendamenti alla manovra di bilancio volti a ricostituire il Fondo per «la salvezza» dell’editoria e che devono presentarsi entro il 4 novembre in commissione al senato.
E una piccola apertura da Butti arriva: «Emendamenti bipartisan saranno graditi e se il governo li accetterà la vittoria sarà solo del buon senso». Poi Vita si rivolge al sottosegretario Bonaiuti, che ha la delega per la materia, e gli chiede di fare due conti sul danno occupazionale e non solo che comporterà tale scelta. Quanto costeranno i sussidi di disoccupazione per 4mila persone? Si avranno meno contributi previdenziali e tasse versate.
A scomparire sarà «un giro di affari di 500 milioni di euro», senza contare che da 4,5 milioni di copie vendute si scenderà a 4. Strano modo di promuovere lo sviluppo, licenziando.
Il Comitato per la libertà e per il diritto all’informazione e la Fnsi sono in mobilitazione permanente. Non solo: domenica (Europa martedì) sui giornali di partito, no profit e cooperativi verrà pubblicata una letteraappello a Napolitano firmata da tutti i direttori affinché il presidente sostenga questa battaglia di libertà.

da Europa Quotidiano 28.10.11

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