Mese: ottobre 2011

"Pluralismo con rigore", di Giorgio Napolitano

Pubblichiamo la risposta del Presidente della Repubblica alla lettera inviata ieri dai direttori dei giornali di idee, di partito e di cooperative. “Ho letto con attenzione la vostra lettera e mi rendo ben conto dell’importanza degli argomenti che mi avete illustrato in polemica con l’annunciato taglio “lineare” al Fondo per l’editoria. Condivido la preoccupazione per i rischi che ne potrebbero derivare di mortificazione del pluralismo dell’informazione. E non mancherò di manifestare questo mio punto di vista al governo”. Lo ha scritto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella risposta alla “lettera aperta” inviatagli dai direttori di testate non profit, di partito e cooperative, sul taglio del Fondo per l’editoria, pubblicata oggi da numerosi quotidiani. “Ho, nello stesso tempo, trovato – continua il Capo del Stato – altamente apprezzabile, nella vostra lettera, la sensibilità per l’urgenza di “un’opera di bonifica” in questo settore e la disponibilità “a proporre ulteriori criteri per consentire da un lato risparmi e dall’altro una più rigorosa selezione nell’accesso alle risorse”. Credo che quanto più darete seguito concreto a questi vostri intendimenti, …

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"Licenziati subito o al lavoro fino a 67 anni?", di Bruno Ugolini

Il governo in sostanza ha annunciato due provvedimenti. Uno dice che metalmeccanici tessili, postini, infermieri e via elencando andranno in pensione a 67 anni. L’altro che, nello stesso tempo potranno essere licenziati quando si vuole senza possibilità di reintegro abolendo quei rompiballe di giudici del lavoro (capito Santoro?). Due scelte un po’ contrastanti. Una ti promette di farti lavorare fino allo sfinimento (soprattutto se stai sulle impalcature edili o adibito ad altri lavori simili). L’altra ti promette di farti perdere il lavoro quando la cosa frullerà in testa al padrone (basterà inventare un qualche problema organizzativo). Dalla padella nella brace. Due misure che hanno ispirato una mesta testimonianza su Facebook a un simpatico autore che si firma Testoneblob (http://vengodalontanomasodoveandare.blogspot.com/2011/10/marco-e-il-lavoro.html?spref=fb). Ha raccontato lo sfogo di un padroncino che ha un dipendente di nome Marco, 55 anni, comunista, sistemato nella gerarchia aziendale. Con la nuova legge se lo dovrebbe tenere fino a 67 anni. Ma potrebbe anche licenziarlo. Per assumere un ventenne che costerà di meno e che non sarà costretto a sopportare per tutta la vita. …

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"In Europa meno vincoli a licenziare ma funzionano sussidi e reinserimento", di Valentina Conte

Il modello migliore è la “flexicurity” adottata nella penisola scandinava. Corsi di formazione e aiuti a trovare un nuovo impiego anche a Parigi e Berlino. Licenziare “facile” non è necessariamente un tabù in Europa. Ancora meno in America e Giappone. Ma, almeno nel Vecchio Continente, ciò che conta è il dopo. Laddove il mercato “non tira”, perché la crescita è bassa, perché c´è la crisi, perché la domanda è congelata, arrivano sostegno pubblico e in alcuni casi anche l´obbligo dell´azienda che mette alla porta a favorire il reinserimento del lavoratore. Tenendo conto dell´età, dell´esperienza, della capacità a mantenersi con quanto ha in tasca. Flessibilità sì. Ma anche sicurezza. Il modello più avanzato, in questa direzione, è quello scandinavo. Invocato in questi giorni, anche perché ripreso dalla proposta Ichino che giace da due anni in Parlamento, la Flexicurity adottata da Danimarca e Svezia interviene appunto “dopo”. Basso grado di protezione, dunque, sul luogo del lavoro, con l´eccezione dei licenziamenti discriminatori (non esiste una legge sulla “giusta causa”), per i quali a Stoccolma ad esempio è prevista …

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"I paladini dei diritti cancellati", di Luciano Gallino

Le dichiarazioni del ministro Maurizio Sacconi circa la possibilità che creare tensioni sulla riforma del lavoro possa portare a nuove stagioni di attentati sono a dir poco avventate. Non vorremmo pensare che sia un modo per mettere a tacere qualsiasi critica.Ma è quanto meno un modo per evitare che si parli della inettitudine del governo, di cui è parte, nel fare fronte con adeguate politiche dell´economia e del lavoro ai drammi sociali della crisi. Ciò che infatti lascia stupefatti, nei propositi governativi di accrescere la libertà di licenziamento, è che vi siano un ministro del Lavoro, un certo numero di accademici, quattro quinti dei media e molti politici, anche di centrosinistra, capaci di sostenere con tutta serietà che ciò è necessario perché i lavoratori godono di garanzie eccessive quanto a mantenimento del posto. Sono troppo garantiti. Il posto fisso di tanti occupati impedirebbe alle aziende di assumere perché in caso di crisi non li possono licenziare. Qualcuno dovrebbe spiegare ai fautori del licenziamento facile che nel mondo reale delle imprese e del lavoro il posto …

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"La forbice sempre più esasperata", di Guido Rossi

Due notizie ampiamente riportate ieri sulla prima pagina del Sole 24 Ore hanno collegato il loro contenuto con quelli della conferenza organizzata a Milano dal Centro nazionale di prevenzione e difesa sociale e dalla Fondazione Cariplo, sulle disuguaglianze economiche e sociali, con la straordinaria partecipazione, a livello internazionale, di personalità del mondo istituzionale e accademico. La prima notizia riguarda l’incredibile, preoccupante aumento di circa il 50% dei compensi dei top manager inglesi; la seconda concerne l’altrettanto preoccupante situazione delle banche tedesche e francesi, ricolme di titoli tossici e di bond greci, la cui situazione è giudicata a livello europeo meno allarmante rispetto a quella delle ben più sane banche italiane. La prima considerazione che deve essere fatta e dalla quale non si può assolutamente prescindere, qualunque sia la valutazione dell’attuale crisi, è che purtroppo la situazione sia in Europa, sia negli Stati Uniti, e nel resto del mondo, continua senza nulla cambiare, ad esasperare l’ineguaglianza globale in termini sia oggettivi sia soggettivi, con il disperato aumento della povertà, alla quale globalmente corrisponde una spaventosa concentrazione …

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"L'Europa imperfetta e diffidente", di Giuliano Amato

Diciamo la verità. In questa Europa nella quale ciascuno ha preso a sentire la compresenza dell’altro come fonte di fastidi e di sgraditissimi vincoli, soprattutto nell’Eurozona, si comincia a guardar fuori ai Paesi liberi di fare quello che ritengono delle loro economie e delle loro valute e si sente per loro una inconfessabile invidia. Gli Stati membri più indebitati, sotto il peso delle condizionalità che devono subire e schiacciati dal mercato appena il cancelliere tedesco o il presidente francese storcono il naso nei loro confronti, notano che il Regno Unito e il Giappone, con debiti non meno pesanti, sono trattati dal mercato assai meglio. Ma anche nei Paesi forti come la Germania sta crescendo l’insofferenza, davanti agli esborsi, reali e potenziali, dovuti a responsabilità che i loro cittadini ritengono a buon diritto altrui. Eccoci allora a sentirci tutti insieme come se l’euro, anziché essere un grande e comune beneficio, fosse una gabbia in cui ci siamo cacciati e come se, dovendo stare insieme nella gabbia, la cosa migliore fosse per noi ignorare le buone ragioni …

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"Il Pd primo partito tiene il Pdl a distanza ma cresce la sfiducia", di Carlo Buttaroni

Pd primo partito, centrosinistra in vantaggio di 11 punti sulla coalizione di Governo e consolidamento di un’area terzo-polista che, secondo la rilevazione, negli ultimi mesi si colloca stabilmente tra l’11% e il 13%.Sono questi i dati più rilevanti dell’indagine Tecné sulla situazione politica e sui flussi di voto. La crisi economica, quindi, fa sentire i suoi effetti. La ricerca evidenzia, infatti, una diminuzione costante di consensi al partito del Presidente del Consiglio (-4,5% rispetto ad aprile 2010 e -12,4% rispetto alle politiche 2008) e all’alleanza formata da PDL, Lega nord e Destra (-7,5% rispetto ad aprile e -13,6% rispetto alle politiche). Il sorpasso del centrosinistra è iniziato poco prima dell’estate alimentandosi anche della mobilitazione referendaria sull’acqua e sul nucleare ed è maturato negli ultimi mesi con l’inasprirsi della crisi finanziaria. Ad aprile le due principali coalizioni si trovavano in una situazione di sostanziale parità; a giugno il centrosinistra registra un vantaggio di quasi 4 punti, che diventano 8 a luglio e 11 tra settembre e ottobre. Quanto la crisi finanziaria si avviti con la crisi …

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