Mese: novembre 2011

"Licenziamenti, i lacci che non esistono", di Mario Fezzi

Si parla tanto in questi giorni di superamento dell’attuale sistema di tutela contro i licenziamenti e di passaggio, in nome dell’Europa che lo impone, a un sistema che consenta i licenziamenti e la cui eventuale illegittimità determini solo un costo per l’azienda e non la reintegrazione, che resterebbe solo per i licenziamenti discriminatori. In proposito bisogna dire subito che tutto l’impianto è fondato su premesse false, posto che il licenziamento per motivi economici in Italia esiste già da tempo, sia a livello collettivo che individuale. Per ridurre la forza lavoro, basta attivare un’apposita procedura, prevista dalla L. 223/91, e all’esito si mettono in mobilità (cioè si licenziano) tutte le persone che si ritiene. Che le cose stiano così è confermato dal fatto che, dati alla mano, negli ultimi cinque anni in Italia hanno perso il posto di lavoro quasi un milione di persone attraverso procedure di questo genere. Ed anche un singolo lavoratore può essere licenziato, per giustificato motivo oggettivo (art. 3 L. 604/66); basta sopprimere (davvero, non per finta) un posto di lavoro e …

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"Pensionati ma baroni: rettori inamovibili", di Gian Antonio Stella

I favori concessi ai cattedratici illustri dall’ex ministro Gelmini (alla faccia del rinnovamento). C’è da sperare che laggiù ad Austin, nel Texas, dove a 26 anni ha una cattedra universitaria in matematica vinta senza concorsi pilotati o spintarelle di baroni, Alessio Figalli non veda il Secolo XIX . Altrimenti, ammesso abbia qualche rimpianto per Roma, ci penserebbe settanta volte sette prima di tornare. Spiega infatti Francesco Margiocco sul giornale genovese, raccontando l’indignazione sul Web della «Rete 29 aprile», un movimento di ricercatori che contestano l’andazzo, come le parole di Maria Stella Gelmini sulla necessità di «ringiovanire il corpo docente dell’università italiana, forse la più vecchia del mondo», siano state tradite. L’ultima riprova: i rettori di almeno quattro università sono in carica dopo essere andati in pensione. E non parliamo di piccoli atenei locali. Tra i «magnifici» pensionati c’è Guido Fabiani, a riposo dal 2010 ma ancora rettore di «Roma Tre» grazie a una legge del ’58 («I professori fuori ruolo possono essere eletti o rieletti all’ufficio di rettore») nel frattempo abrogata. C’è il rettore (per …

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"Stop ai vitalizi parlamentari, passaggio contributivo", di Davide Colombo e Marco Rogari

I vitalizi dei parlamentari assumono una fisionomia più vicina alla pensione tradizionale: dal 1° gennaio 2012 saranno calcolati con il metodo contributivo pro rata. E non potranno neppure più essere concessi prima del compimento del sessantesimo anni di età, nel caso di più mandati, e dei 65 anni previsti con un solo passaggio alla Camera o al Senato. L`annuncio è stato dato ieri dai presidenti dei due rami del Parlamento, Gianfranco Fini e Renato Schifani, al termine di un incontro con il ministro del Lavoro, Elsa Fornero e i Collegi dei questori di Montecitorio e Palazzo Madama. Con questa decisione, che sarà messa nero su bianco nelle prossime settimane anche attraverso il via libera degli uffici di presidenza e delle stesse Assemblee, il Parlamento manda così “in pensione” il metodo retributivo e sancisce il primo atto “anti-Casta” dopo l`insediamento del governo-Monti. Il premier fin dal momento in cui ha ricevuto l`incarico ha sempre puntato sulla fine dei privilegi, oltre che su equità, rigore e crescita. E la stessa Fornero è da sempre una convinta sostenitrice …

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"Il colpo di coda di Mariastella", di Marina Boscaino

Profluvi di parole. La Rete pullula di appelli, lettere aperte, messaggi indirizzati al neo ministro Profumo. Associazioni di genitori, studenti, insegnanti, coordinamenti, precari, tutti – in una liberatoria grafomania digitale – danno voce a un’ansia comunicativa naturale risultanza di 3 anni e mezzo di autoreferenzialità ministeriale: il periodo di più assoluto blocco della comunicazione tra “testa” (per modo di dire) e gambe dell’apparato scolastico. Lavoratori della scuola, ma anche studenti e persino sindacati (la cui consultazione formale difficilmente è stata accompagnata da un ascolto autentico) sono stati tenuti a distanza da processi decisionali che hanno imposto restrizioni di ogni tipo, “scorciatoie” legislative sconfinanti talvolta nell’illegittimità, nessuna visione pedagogica e didattica. A Profumo l’onere della risposta e, insieme, la responsabilità di ribaltare il disagio che lavoratori e portatori di interesse avvertono. Ce ne sarebbe davvero bisogno. Ma c’è altrettanto bisogno di capire – anche con piccole mosse su apparentemente minimi dettagli – in quale direzione stiamo andando. GHIZZONI (PD) in un’interrogazione chiede al ministro di far presente alle amministrazioni scolastiche regionali e alle autonomie scolastiche l’ennesima …

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"Per un cambio di mentalità", di Arnaldo Sciarelli

L’altra sera ascoltando l’orazione di uno straordinario Albertazzi, agile in scena come un ventenne, ho identificato Cesare con l’Italia e, perché no, con l’Europa. Tradite da gran parte dei loro politici, spesso inefficaci ed inefficienti, per averle consegnate nelle mani della speculazione finanziaria che agisce con criteri criminali. Alla quale si sono aggregati, purtroppo, anche loro figli, in maniera evidente o sotterranea, ovviamente possessori di informazioni asimmetriche che producono mercati incontrollabili. Plusvalenze quotidiane in danno delle comunità socio-economiche e svilimento dei mercati industriali ed immobiliari per poi fare shopping sono l’obiettivo di questi egregi signori. Unitamente all’indebolimento dell’Europa ed alla cancellazione dell’euro. La situazione è certamente complessa e, per essere risolta va, come prassi, suddivisa in problemi singoli senza dimenticare la complessità dell’insieme. Senza eurobbligazioni ed una confederazione di stati europea sarà difficile salvare l’euro. È impensabile sostenere l’unità – eliminando comunque chi realisticamente non può e senza pensare ad altri ingressi assurdi – e non prevedere un regime fiscale identico, una banca europea di riferimento a protezione della moneta, stipendi e salari simili. In …

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"Le donne in piazza per un New Deal rosa" di Mariella Gramaglia

Anche in politica esiste il tempo dell’attesa. Nel nostro caso italiano attesa di misure economiche che presto verranno. Imporranno sacrifici? Torneranno a farci crescere e sperare? Saranno eque? Oppure soltanto severe? E’ finito il tempo dell’urlo di rabbia contro la dignità femminile calpestata. Le donne di «Se non ora quando» lo sanno e, al prossimo appuntamento dell’11 dicembre, in Piazza del Popolo a Roma e in tante altre città italiane, vogliono dare una coloritura nuova: quella del dialogo, della proposta, dell’impegno ragionato. La considerano la prima manifestazione nazionale dell’era post-berlusconiana. Se non le donne, chi? – dicono, contando sulla potenza dell’enorme manifestazione del 13 febbraio scorso, sul colpo energico che hanno saputo assestare alla vecchia rotta della nave. Questa volta c’è anche il caso che il governo le ascolti e questo le grava di una responsabilità in più: di essere forti e chiare, di essere in molte e soprattutto di farsi capire da molte. C’è il caso che le ascolti, ma non è detto. Dopo l’entusiasmo per tre ministre in ruoli chiave, la nomina dei …

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"Il decennio perduto delle grandi opere realizzato il 10% del piano-Berlusconi", di Roberto Mania

La spesa per infrastrutture è scesa del 34% in tre anni. L´Ance denuncia siamo ai minimi dagli anni ‘90. Monti e il neoministro Passera puntano a coinvolgere maggiormente i capitali privati per velocizzare le realizzazioni Strade, ferrovie, porti, banda larga: i cantieri sono da sempre un caposaldo di tutti i programmi di governo. In realtà si aggrava il ritardo con l´Europa perché i progetti rimangono sulla carta. Era il 18 dicembre del 2000, quando Silvio Berlusconi, allora leader dell´opposizione e con qualche capello in meno rispetto ad oggi, si alzò dalla sua poltroncina di Porta a Porta e su una lavagnetta tracciò le linee dell´Italia che voleva. Corridoi europei, ponti avveniristici, ferrovie super veloci, autostrade american style, mega porti. Un´Italia che correva, inarrestabile. Sulla carta, però. Perché in questo decennio nel quale il Cavaliere è sempre stato a Palazzo Chigi, salvo la biennale parentesi di Romano Prodi, la penisola è rimasta ferma. Come il Pil, e non casualmente. Un paese immobile, mentre gli annunci si sono moltiplicati e più di una volta la posa della …

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