attualità, politica italiana

Bersani: «Siamo pronti al governo d’emergenza ma i tempi sono stretti», di Simone Collini

Bersani assicura a Napolitano la disponibilità del suo partito a sostenere un governo di transizione. D’accordo anche Di Pietro. Casini, Fini e Rutelli chiedono a Berlusconi di riferire in Aula prima del G20. «È una delle più drammatiche giornate che l’Italia abbia mai vissuto in questa crisi finanziaria». Pier Luigi Bersani non aspetta neanche la chiusura della Borsa di Milano. Il quadro gli sembra chiaro fin dalle prime ore della mattina, quando chiama Giorgio Napolitano. Il leader del Pd esprime la sua preoccupazione al Capo dello Stato e gli assicura che anche contro i propri interessi (gli ultimi sondaggi danno il Pd al 28% e il centrosinistra avanti di 10 punti) il suo partito è disponibile a sostenere un governo di emergenza guidato da una personalità che abbia credibilità in Italia e all’estero, purché «il cambio politico» arrivi in tempi rapidi: per Bersani sarebbe necessario che già al G20 di domani l’Italia si presenti in modo diverso.
Un ragionamento analogo a quello fatto con il Presidente della Repubblica da Pier Ferdinando Casini, al netto di un passaggio preliminare: il leader dell’Udc che insieme a Gianfranco Fini e a Francesco Rutelli ha scritto una nota per chiedere al presidente del Consiglio di illustrare in Parlamento prima del G20 «le decisioni concrete che assumerà nelle prossime ore» dice a Napolitano che è disponibile ad ascoltare Berlusconi, dopodiché se il capo del governo saprà convincere tutti e incassare il sostegno di un’ampia maggioranza è la sintesi del ragionamento di Casini bene, altrimenti si vada oltre e si verifichi se c’è un’alternativa pronta.
Il fatto che Berlusconi, stando a quanto fatto trapelare ieri sera da Palazzo Chigi, non riferisca in Parlamento prima dell’inizio della prossima settimana è già un primo segnale che la dice lunga sulla volontà del premier di cercare il confronto con le opposizioni nel piano anti-crisi. Ma se la disponibilità all’ascolto di Casini è reale, altrettanto concreta è la convinzione del leader Udc (tra i leader dei gruppi di opposizione, quello che maggiormente ha tenuto i contatti con i malpancisti della maggioranza) che sia pronta un’alternativa. Che potrebbe venire alla luce, si ragiona nel fronte dell’attuale minoranza parlamentare, forse già in una votazione che seguirebbe il discorso di Berlusconi in Aula.
L’ALTERNATIVA
Che Pd, Terzo polo e anche Idv siano disponibili a sostenere un governo di transizione, lo ha riferito a Napolitano anche Bersani, che ha sentito anche Antonio Di Pietro e poi i vertici del Pd, che riunirà oggi per discutere la strategia dei prossimi giorni. Con i capigruppo di Camera e Senato Franceschini e Finocchiaro, con la presidente Bindi e il vicesegretario Letta, Bersani pianificherà la road map che dovrebbe portare a quella «discontinuità politica» necessaria ad uscire dalla crisi «perchè il tasso di credibilità in questo momento dell’azione di governo è pari a zero» e quindi«è necessario un cambio così come è successo in tutti quei Paesi che sono finiti nei guai». Portogallo, Irlanda, Spagna, Grecia, fa notare Bersani in serata dopo che è stata diramata la nota del Quirinale, «hanno cambiato governo o hanno anticipato le elezioni, quindi mi si deve dimostrare che l’Italia è un’eccezione per le virtù taumaturgiche di Berlusconi»: «Per mettere mano a serie misure economiche serve un passaggio di fase con delle personalità che siano credibili su scala internazionale e possano rispondere con efficacia alla crisi». Le misure da fare subito, per Bersani, devono riguardare la lotta all’evasione, le liberalizzazioni, la pubblica amministrazione, ma soprattutto dovrebbero essere accompagnate «da un gesto che crei una psicologia di fiducia e alzi il tasso di credibilità delle misure italiane».
Per questo, spiega il leader del Pd, ha ribadito al Capo dello Stato la disponibilità del suo partito e anche dell’Idv, dopo aver parlato con Di Pietro, «a dare una mano con nostre proposte e nostro sostegno a fronte di una situazione divenuta drammatica». Spiega però Bersani che questo deve avvenire in un quadro di netto cambiamento. Il che esclude il sostegno a governi guidati da personalità come Gianni Letta o Renato Schifani, mentre il nome che continua a circolare con insistenza nell’opposizione è quello di Mario Monti. «Noi non vogliamo ribaltoni e non vogliamo neppure metterci in coda in situazioni definite da altri e che non hanno credibilità spiega Bersani perché se accettassimo di metterci in coda, bruceremmo davvero anche le ultime possibilità rimaste per il nostro Paese».
Le prossime ore saranno decisive e un appello a fare presto arriva anche da un testo firmato da Giuliano Amato, Romano Prodi, Alberto Quadrio Curzio e Paolo Savona. «Il momento è drammatico ed esige l’adozione di provvedimenti immediati e quantitativamente adeguati a fronteggiare l’emergenza», scrivono i due ex premier insieme ai due economisti in un appello che sarà oggi sul “Sole 24 Ore”. «Ogni ritardo può avere conseguenze irreversibili per l’intero Paese e le nostre banche per prime potrebbero uscirne depauperate e paralizzate nella loro essenziale funzione di finanziamento delle imprese produttive. Nel giro di ore l’Italia deve risultare credibile tanto ai suoi partner istituzionali quanto al mercato. È responsabilità ineludibile di tutte le forze politiche, e in primo luogo della maggioranza creare le condizioni perché tale credibilità sia assicurata».

L’Unità 02.11.11

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Da Bersani nessuna sponda “Subito un altro governo”di Carlo Bertini,

Il leader Pd esclude l’appoggio ad altri esecutivi a guida Pdl. Protesta I vertici del partito, anche se chiedono le dimissioni del governo con manifestazioni di piazza, escludono che si possa andare alle urne in questa situazione di crisi

Nessun tentennamento, nessuna divisione, in un momento di massima emergenza tutto il Pd, con in testa il suo leader, è pronto ad assumersi «le sue responsabilità» per un governo guidato da una figura «credibile in campo internazionale», senza subordinate, cioè senza invocare le elezioni. Mentre le Borse sprofondano, Pierluigi Bersani, dopo aver parlato con Casini e Di Pietro, sente il bisogno di recapitare questo messaggio urgente al Colle per confermare che l’opposizione è compatta su questa linea. E per sgombrare il campo dalla vulgata che il segretario del Pd voglia correre al voto per passare all’incasso sfruttando il calo di consensi del governo. Ben sapendo, spiega uno dei massimi dirigenti del partito, che «il Quirinale può solo esercitare una moral suasion e quindi i margini sono scarsi», ma anche che «il governo di emergenza è ormai l’unica soluzione, perché se cade Berlusconi ora non si va a votare certo il primo gennaio, si deve formare di corsa un nuovo esecutivo».
A questa disponibilità senza se e senza ma, Bersani non ha sommato un’analoga apertura ad appoggiare le misure proposte dal premier. Lo stato maggiore del Pd entra in fibrillazione quando alle sette di sera esce la nota del Quirinale in cui si sottolinea «la necessità di una nuova prospettiva di larga condivisione delle scelte» che l’Italia deve fare. C’è chi, leggendovi un appello alle opposizioni a votare le misure del governo, si interroga su quanto sia stato opportuno adempiere fin qui alle prove di responsabilità sollecitate più volte dal Colle, consentendo tempi veloci e niente ostruzionismo sulle manovre anti-crisi. E chi piuttosto mette l’accento sulla frase finale in cui «il Capo dello Stato ritiene suo dovere verificare le condizioni per il concretizzarsi di tale prospettiva». Tanto che il vicesegretario Enrico Letta definisce «necessaria e opportuna l’iniziativa del Quirinale di una verifica delle condizioni per l’assunzione di responsabilità italiana rispetto all’Ue. Verifica da cui crediamo possano rapidamente emergere le condizioni perché un nuovo e più forte quadro politico guidi l’Italia in questo drammatico momento».
Fatto sta che per chiarire bene la sostanza del colloquio con Napolitano, dopo la nota serale del Quirinale Bersani si fa intervistare in diretta su Sky per chiarire di non volere «né ribaltoni, né dare sostegno a situazioni non credibili»: tradotto, il Pd non appoggerebbe governi istituzionali guidati da esponenti del Pdl, ma solo governi tecnici. Perché «ci vuole un cambio di fase con personalità credibili su scala internazionale e con una larghissima condivisione parlamentare che possa dare l’idea che siamo un paese che reagisce». E dando la sua ricetta, con la premessa che «se fossi premier non ci troveremo in questa situazione», composta da misure antievasione, patrimoniale sugli immobili, norme sul lavoro, pacchetti di liberalizzazioni, interventi sulla pubblica amministrazione. «Ma qualunque misura non diventa efficace il giorno dopo, quindi deve essere accompagnata da un gesto che alzi il tasso di credibilità delle operazioni italiane, che francamente non credo sia rimontabile con l’approvazione di questa o quella misura».
Insomma, nessuna condivisione bipartisan, senza le dimissioni del premier. Per dirla con Veltroni, «serve un governo nuovo ad horas per evitare la catastrofe».
E mentre Civati e la Serracchiani chiedono come mai Bersani non convochi d’urgenza una direzione, c’è chi si interroga sottovoce se sia opportuno in questo clima scendere in piazza sabato, trasmettendo all’esterno l’immagine di un paese diviso. Nessuno ha voglia di creare difficoltà a Bersani, «certo il problema me lo porrei, ma evitiamo tensioni interne», dice Gentiloni; e anche i veltroniani come Verini sono convinti che «molto dipende dal messaggio che si vuole dare: se è un appello alle forze migliori del paese per un governo di salvezza nazionale, anche questa manifestazione può essere positiva. Insomma, tutta la forza del Pd va messa al servizio di questo obiettivo».

La Stampa 02.11.11

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