ambiente, cultura

"Ora spaliamo il fango e l'incultura", di Giuseppe Conte

Si piangono vite umane, prima di tutto. E una grande bellezza deturpata. Si accerteranno responsabilità e colpe. Si ripenserà, io spero, il rapporto che deve avere l’uomo con il territorio che lo circonda, con il Pianeta che lo ospita. Niente forse oggi è più importante di questo. Spalare via, con il fango, tutte le incrostazioni di avidità, di menefreghismo, di incultura.

E riprendere a sperare in una Liguria all’altezza delle pagine dei poeti e degli scrittori che negli anni l’hanno cantata e amata.

È incredibile la violenza istantanea con cui l’acqua e il fango cancellano la vita: dove scendono e rotolano loro, tutto si azzera. La loro potenza ha qualcosa di ineluttabile. Una moltitudine di auto rovina, carambola, precipita impazzita: si sentono voci umane che dai poggioli dei piani alti delle case si lasciano andare a esclamazioni di stupore terrorizzato e impotente, e persino a qualche: «basta!» come se l’acqua, il fango, la pioggia avessero orecchie e cuore come noi, e potessero ascoltarci.

Tutta la Liguria, la sua immagine, la sua essenza, è stata colpita. La mia è una regione fragile, verticale, scoscesa, stretta tra alture aguzze e un mare ventoso. Una regione il cui territorio è stato lavorato nei secoli, ma senza ottenere l’armonia rettilinea o sinuosa tipica, ad esempio, della campagna Toscana: il lavoro che ha prodotto le «fasce», le «miagie», i muri di pietra che uno sull’altro, paralleli e in ascesa sino all’azzurro del cielo, tagliano orizzontalmente le colline liguri, ha dato vita un paesaggio duro, scabro, in cui civilizzazione e natura mostrano i segni della loro eterna lotta.

Oggi non posso pensare che una alluvione, l’incuria dell’uomo, il turismo di massa alleati in un patto atroce abbiano la meglio. La ripresa ci sarà, ne sono sicuro. Ne fa fede il carattere dei liguri, che si rimboccano le maniche, che non aspettano l’arrivo di chissà quali aiuti dall’alto, che riservano alle autorità diffidenza sempre e talvolta qualche fischio, qualche pallottola di quel fango che li ha messi in ginocchio.

Il Sole 24 Ore 05.11.11

Condividi