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"Ministeriali sotto attacco. Rischiano 10mila insegnanti", di Bianca Di Giovanni

Dipendenti pubblici ancora carne da macello. Il governo Berlusconi lo aveva promesso in Europa nella lettera d’intenti: «rendere più efficiente, flessibile e meno costosa la pubblica amministrazione». Sembra un maquillage, in realtà è autentica macelleria. Le disposizioni del maxiemendamento che oggi passerà il vaglio del Senato edomani diventerà legge grazie all’emergenza economica, per i dipendenti pubblici «sono l’anticamera del licenziamento – spiega Michele Gentile (Cgil) – sono palesemente discriminatorie ». Di che si tratta? Di quella messa in mobilità per due anni con l’80% della retribuzione e poi l’uscita dagli organici nel caso in cui si verifichino delle eccedenze o non si accetti il trasferimento in altre amministrazioni. Le norme ricalcano leggi già esistenti: nulla di veramente nuovo nel merito. La mobilità già esiste, e anche una sorta di cassa integrazione. Ma qui le cose cambiano molto con una stretta senza precedenti. Le singole amministrazioni, infatti, potranno dichiarare eccedenze anche per semplici motivi economici. Forse a questo si riferiva un passaggio della famosa lettera d’intenti che parlava di «superamento delle dotazioni organiche ». La decisione può essere presa senza una consultazione con le organizzazioni sindacali, che in questo caso vengono solo informate. Inoltre, nella normativa oggi in vigore i trasferimenti erano consentiti a livello provinciale, mentre l’emendamento prevede spostamenti nell’ambito regionale. Quanto all’80% dello stipendio, i numeri e le parole non devono confondere. Si tratta infatti della retribuzione base, che equivale al 70% di quanto effettivamente il lavoratore incassa mensilmente. Insomma, su un salario di 1.300 euro la retribuzione base è di appena 900 euro. Se si dovrà tagliare all’80% vuol dire che il risultato finale sarà di 700 euro: in altre parole lo stipendio sarà quasi dimezzato. ROMA L’operazione colpisce in particolare i ministeri, e quindi la città di Roma. Ma gli effetti sarànno pesanti anche sulla rete scolastica nazionale. «Nella scuola- spiega il segretario Flc Cgil Mimmo Pantaleo – le norme sulla mobilità dei pubblici potrebbero comportare il licenziamento di ulteriori 10.000 docenti e 300 Ata (personale non docente, ndr) se non saranno collocati obbligatoriamente in altre funzionio trasferiti verso altre amministrazioni. Dopo due anni di cassa integrazione scatta automaticamente il licenziamento. Siamo alla follia! Non basta aver ridotto in tre anni 140.000 tra docenti ed ata e devastata l’istruzione pubblica. Nei comparti della conoscenza bisogna tornare ad assumere e ad investire e non licenziare perché ormai non si è più in grado di garantire una qualità accettabile dell’ offerta formativa a causa della carenza di personale docente e Ata. La Flc-Cgil reagirà con decisione a questa ennesima provocazione». «Perché cambiare una norma di legge peraltro già in vigore dal 2001? – si chiede Gentile – Qualche consulente del ministro Brunetta ha dichiarato che serve per rendere possibili i licenziamenti nel settore pubblico ma i due cambiamenti del maxiemendamento, rispetto alla norma del 2001, sono la scomparsa delle relazioni sindacali e la mobilità nell’ambito regionale, peraltro già presente nella manovra di agosto». Quindi, osserva Gentile, «non si tratta di una disposizione, come qualche incompetente ha detto, che prevede “finalmente” la mobilità ma è al contrario invece un’operazione diverse: togliere di mezzo il sindacato, come non avviene nei settori privati, individuare con assoluta discrezionalità gli esuberi, stabilire discrezionalmente come e dove avviene la mobilità, senza alcun criterio conosciuto».

L’Unità 11.11.11

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