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"La fiducia fragile", di Massimo Riva

I primi effetti positivi suscitati sui mercati dal preannuncio della candidatura di Mario Monti ieri si sono rapidamente dissolti. La giornata è cominciata bene con Piazza Affari in rialzo dell´1,3 per cento e il fatidico differenziale coi titoli tedeschi in discesa a 445 punti base. Ma gli scambi sono poi girati in negativo, soprattutto dopo la notizia che l´attesa asta dei Btp a cinque anni si era chiusa senza problemi dal lato degli acquisti ma con un ben poco rassicurante rendimento al 6,29 per cento.a quel momento il segno meno l´ha fatta da padrone: l´indice di Borsa è calato a fine contrattazioni di quasi il due per cento. Mentre lo spread è schizzato di nuovo attestandosi attorno a quota 490.
Le parti politiche che mal sopportano il tentativo di formazione di un nuovo governo – in particolare all´interno del Pdl – hanno colto l´occasione al volo per dichiarare già esaurito il cosiddetto effetto Monti sui mercati. Nessuno si è chiesto se proprio la loro neanche troppo dissimulata ostilità contro la difficile prova che il professore bocconiano sta affrontando sia invece la causa prima e prevalente dell´improvvisa svolta in negativo sui mercati.
Nella sua breve conferenza stampa di ieri sera, il presidente incaricato ha ripetuto più volte la parola «coesione» indicandola come la chiave di volta per poter guidare il Paese fuori dall´attuale drammatica emergenza. Coesione per rispondere a una sfiducia dei mercati che non riguarda tanto e soltanto i numeri fragilissimi dei nostri conti pubblici ma si estende, ormai da tempo, al sistema politico del Paese giudicato incapace di reggere la sfida di una governabilità seria ed efficace come richiede la temperie del momento.
Purtroppo, anziché a sforzi di coesione, ieri si è dovuto assistere a nuovi, estremi, irresponsabili tentativi degli uomini di Berlusconi tesi a fissare paletti, a creare ostacoli, in una sola parola a sabotare il tentativo in corso del professor Monti.
Il tutto, naturalmente, con la solita tecnica manipolatoria del dire e smentire, di dichiarare ufficialmente l´appoggio al nuovo governo in formazione da parte del Cavaliere, ma poi sguinzagliando un manipolo di cani sciolti a porre condizioni, a sollevare problemi, insomma a creare un clima di pesante incertezza sull´esito del già difficile esperimento in corso.
Come diversamente, in questo scenario di mosse di bassa cucina politica, potevano reagire i mercati? Sono mesi ormai che i titoli italiani vivono giornate di continua fibrillazione.
Sono altrettanti mesi che la politica berlusconiana offre al mondo intero uno spettacolo di sostanziale indifferenza di fronte alle sempre maggiori minacce che incombono sull´economia del Paese e sull´affidabilità dei nostri titoli di debito. Il fatto che, giunti all´unico passaggio possibile per non cadere nel precipizio, i vecchi vizi tornino a prevalere, nei fatti poteva essere letto dai mercati in un solo modo: la ricreazione italiana non è ancora finita. Quindi, come ha invitato a fare niente meno che il presidente dei banchieri europei, l´ondata di vendita sui nostri Buoni del Tesoro ha ripreso il sopravvento.
Così rendendo ancora più evidente che oggi l´Italia si dibatte al centro di un tragico paradosso. In forza del quale chi sta operando per sabotare il tentativo di Mario Monti sta provocando tali sfracelli sui mercati da rendere semmai ancora più urgente e necessario che lo sforzo del professore sia coronato da successo.
C´è solo da augurarsi che Mario Monti trovi la forza di spezzare questa spirale al più presto: oserei dire, in poche ore. In gioco c´è l´avvenire prossimo e più lontano dell´intero Paese.

La Repubblica 15.11.11

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