attualità, politica italiana

"Lega in cerca di verginità. E di poltrone?", di Mariantonietta Colimberti

Lo sgarbo di ieri a Monti potrebbe essere il segno dell’apertura delle ostilità. Al momento, però, sembra piuttosto l’annuncio delle mani libere. Umberto Bossi ha scelto di non tornare a Roma per incontrare il presidente incaricato e così gli altri membri della delegazione.
Motivazione ufficiale: la convocazione è arrivata quando tutti erano già andati via dalla capitale per partecipare alla segreteria politica del partito a Milano. Dunque, ieri solo una telefonata tra Bossi e Monti: la Lega non voterà la fiducia al governo, ma si riserva di valutare i singoli provvedimenti, caso per caso.
Come mai? Che fine ha fatto la belligeranza dichiarata dei “duri e puri”? Il fatto è che tra gli adempimenti rimasti in sospeso con la caduta del governo c’è qualcosa che sta molto a cuore ai lumbàrd e che forse ha consigliato un atteggiamento più prudente: mancano ancora i decreti attuativi del tanto sofferto federalismo, a partire da quelli del federalismo fiscale e del federalismo demaniale. Un disastro, per chi ne ha fatto l’unica ragione di vita, pena la secessione.
E allora, eccola la minaccia secessionista che fa capolino dal redivivo parlamento padano, all’uopo resuscitato dalla segreteria di via Bellerio. Istituito nel lontano 1997, l’organismo è stato nel corso del tempo agitato a intermittenza, a seconda del momento politico e delle esigenze interne.
Dal 2007 il presidente è Roberto Maroni. Il 4 dicembre, è stato deciso ieri, il parlamento padano tornerà a riunirsi. Per la gioia di tutti i leghisti arrabbiati che stanno intasando Radio Padania con il loro rifiuto aprioristico del «bancario dell’Europa» e che chiedono di «tornare alle origini».
Ma potrebbero esserci altri vantaggi, oltre al recupero di credibilità presso il proprio popolo, nella scelta del Senatùr di smarcarsi dal Pdl. Ieri la Padania titolava a tutta pagina «Lega unica forza d’opposizione». Già. Come si sa, la presidenza delle commissioni di garanzia, Copasir e Vigilanza Rai, sono appannaggio dell’opposizione.
Qualcuno dentro la Lega avrà ragionato su questo aspetto e magari riflettuto sulla possibilità che una delle due poltrone possa andare a Marco Reguzzoni, che libererebbe così il posto da capogruppo alla camera in favore di qualcuno più esperto: Maroni?
Certo, è singolare che oggi Bossi cerchi di rifarsi una verginità rispolverando l’armamentario secessionista (Calderoli è tornato all’attacco anche con i ministeri al Nord) e votando contro quello stesso Monti che nel 1994, ai tempi del ribaltone, avrebbe voluto vedere al posto di Dini, come ricordava ieri il sito dell’Associazione Trecentosessanta, vicina a Enrico Letta.

da Europa Quotidiano 15.11.11

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Bossi riapre il “Parlamento della Padania”

Niente incontro con Monti. Sfida sui ministeri di Monza: “Se li chiudono, secessione”.Eletti e militanti riuniti il 4 dicembre a Vicenza. Corteo a Milano in gennaio La base grida al “golpe” su Radio Padania. «Adesso è il momento di ascoltare la base, dobbiamo dare uno sfogatoio ai militanti e chiamarli a un grande appuntamento a dicembre, quando sarà più chiaro che i provvedimenti di Monti saranno un disastro per la nostra gente». Lo «sfogatoio» immaginato ieri da Umberto Bossi in via Bellerio durante la segreteria della Lega è la riesumazione del cosiddetto Parlamento della Padania. Un organismo nato nel 1997, dopo le elezioni fai-da-te che la Lega promosse in ottobre. Prima seduta in una villa in provincia di Mantova, poi la “Dieta padana” si riunì per una volta nel Pavese e dal 2007 ha avuto una sede a Vicenza, dove a presiederlo fu chiamato Roberto Maroni. Non si riunisce più da un paio d´anni, ma adesso, con il passaggio all´opposizione, il Carroccio decide che è il caso di farlo resuscitare. L´appuntamento è domenica 4 dicembre (forse ancora a Vicenza): adunata di tutti gli eletti nelle istituzioni, porte aperte anche ai militanti. La seduta servirà anche a lanciare una grande manifestazione: sarà il 15 gennaio a Milano.
Riunione frizzante, quella di ieri. Bossi la considera molto più importante delle consultazioni avviate dal presidente incaricato Mario Monti, che nel pomeriggio avrebbe dovuto incontrare proprio la delegazione della Lega. Niente da fare, sono tutti in via Bellerio, Maroni e Calderoli, i capigruppo Reguzzoni e Bricolo, la segreteria al gran completo. Bossi fa approvare la linea dell´opposizione, e la rispiega, al telefono, a Monti. Che vorrebbe vederlo di persona oggi, ma l´altro rifiuta. Gli occhi dei leghisti sono puntati sull´andamento delle Borse e dello spread: non va benissimo. «Dura minga», commenta uno dei presenti, non c´è stato alcun effetto positivo dovuto al pedigree di Monti che, appunto, «non può durare». Dunque, è il ragionamento, per la Lega si aprono praterie sconfinate.
In questo clima ai limiti dell´euforia, arriva la minaccia di Calderoli, che risponde così a chi, con il Carroccio all´opposizione, già immagina la chiusura degli pseudo-ministeri a Monza: «Ai ciarlatani che continuano a urlare alla luna – dice l´ormai ex ministro della Semplificazione – vorrei ricordare che questi sono gli unici ministeri a non essere costati neppure un euro ai contribuenti, auspico che questo mimino segnale di attenzione verso il Nord ora non venga vanificato, perché diversamente sarà autodeterminazione». E parlano invece apertamente di secessione i leghisti che ieri, per tutto il giorno, hanno intasato i centralini di Radio Padania. Tutti contro «il tecnocrate» Monti, moltissimi a gridare al «colpo di Stato» e a salutare con un senso di liberazione il «ritorno alle origini» da accompagnare con una raffica di manifestazioni. Critiche anche al «comunista Napolitano che ha imposto Monti contro le regole della democrazia» e a Berlusconi: «Ha fatto quelle leggi del menga, l´ultima stupidaggine è stata mettere un comunista alla Bce, invece di Grilli». Chiamano anche elettori del Pdl: «La prossima volta voterò per voi».

La Repubblica 15.11.11

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