attualità, pari opportunità | diritti

“Niente procreazione assistista per chi ha malattie genetiche", di Cristina Pulcinelli

Con il governo dimissionario, il ministero della salute non rinuncia a un ultimo atto: l’nvio delle nuove linee guida per l’applicazione della Legge 40 sulla procreazione assistita al Consiglio Superiore di sanità per un parere obbligatorio. Il documento è stato presentato ieri, ma ha già suscitato polemiche.
Secondo quanto si è appreso, le nuove linee guida, che aggiornano quelle del 2008 firmate dall’allora ministro Livia Turco, non prevedono che i portatori di malattie genetiche possano far ricorso alle tecniche di procreazione assistita. L’uso delle tecniche è concesso alle coppie infertili, oppure alle coppie nelle quali l’uomo abbia un’infezione da Hiv (il virus dell’Aids) oppure da Hbv e Hcv (rispettivamente i virus dell’epatite B e C), come previsto del resto già dalle linee guida del 2008. Non si cita quindi la possibilità di accedere alla procreazione medicalmente assistita le malattie genetiche, nonostante alcune sentenze abbiano riconosciuto il diritto a ricorrere a queste tecniche ad alcune coppie fertili che però rischiavano di avere figli con gravi malattie ereditarie come la talassemia e la fibrosi cistica.
Il ricorso alla fecondazione assistita consente infatti in questi casi di effettuare una diagnosi pre-impianto in modo da utilizzare solo l’embrione non affetto dalla mutazione genetica che causa la malattia.
Nel 2010, il tribunale di Salerno autorizza per la prima volta in Italia la diagnosi genetica pre-impianto a una coppia fertile, ma portatrice di una grave malattia ereditaria.
A ruota seguono le decisioni analoghe dei tribunali di Firenze e Bologna. Ma di questo non c’è traccia nel documento presentato dal sottosegretario Roccella.
La mancanza è tanto più strana perché, d’altro canto, un’altra sentenza viene recepita dalle linee guida. In particolare, la sentenza 151/2009 della corte costituzionale che eliminava l’obbligo di avere “un unico e contemporaneo impianto di embrioni, comunque non superiori a tre” per chi accede alla fecondazione assistita.
L’avvocato Filomena Gallo, Segretario dell’associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica e Presidente Associazione Amica Cicogna, si è detta fortemente critica nei confronti di queste nuove linee guida perché “stravolgono completamente le decisioni dei giudici che fino ad oggi e in piena osservanza della giurisprudenza costituzionale hanno obbligato i medici ad impiantare solo l’embrione sano”.
Inoltre, spiega sempre Gallo, comportano uno spreco di denaro pubblico: “Gli embrioni abbandonati che, per decreto del ministro Sirchia del 2004 sarebbero dovuti essere inviati nella biobanca di Milano, costata circa 700mila euro e che costa annualmente circa 80mial euro pur essendo inutilizzata, dovranno essere conservati, invece, a spese delle Regioni, che già in materia sanitaria sono in grave disavanzo”.
REAZIONI
Contro le nuove linee guida si scaglia anche Livia Turco definendole un “grave arretramento culturale”.
“Ancora una volta le linee guida, che dovrebbero riguardare solo gli aspetti tecnici – commenta Turco in una nota – vengono usate in modo improprio per interpretare la legge 40 che non vieta l’analisi preimpianto”. Ma le critiche arrivano anche da donne di altre forze politiche. Flavia Perina, deputato di Futuro e Libertà ha dichiarato: “Per impedire che le coppie ricorrano alla diagnosi preimpianto, si favorirebbe di fatto il ricorso all’aborto. Una politica che dice alle donne ‘se volete, potete abortire dopo l’amniocentesi, ma non potere in alcun caso prevenire il rischio di trasmissione di malattie genetiche’ non è solo stupida, ma innanzitutto crudele”.
Ma il sottosegretario Roccella respinge le accuse: “Non c’ è stato alcun golpe per la predisposizione delle linee guida della legge 40. Semplicemente, come prevede la legge, è stata inoltrata al Consiglio Superiore di Sanità la richiesta di un parere su un testo sul quale abbiamo lavorato, in assoluta trasparenza, da almeno due anni”. Inoltre ribadisce Roccella, le linee guida possono fornire solo indicazioni per l’applicazione della legge e non possono quindi vietare né consentire più di quanto sia già previsto dalla legge vigente.

L’Unità 16.11.11

Condividi