attualità, politica italiana

"Gli eterni vizi dei boiardi", di Alberto Statera

Contanti, valigetta, mazzetta. Torna nelle inchieste giudiziarie il “classico” della Prima Repubblica.
Torna per una volta alle origini un po´ naïf, la ben più sofisticata ed estesa corruzione sistemica che ha segnato per tre lustri l´Italia berlusconiana. Poco più di un anno fa, mentre si rivelava in tutta la sua potenza il sistema di potere corrotto dei grandi appalti, dei miliardi pubblici dirottati nelle tasche private, delle nomine pilotate, dei favori massonici, del familismo amorale eretto a sistema di governo, c´era un signore, tale Tommaso Di Lernia, imprenditore, che recava in una valigetta 24 ore 200 mila e passa euro in contanti nei pressi di piazza di Spagna, nella sede dell´Udc di Casini. La consegnava al tesoriere del partito Giuseppe Naro. Solo un altro “mariuolo”, come disse Craxi di Chiesa, spuntato nel nuovo millennio?
Dominus dell´operazione fu l´amministratore delegato di Enav, l´Ente nazionale assistenza al volo, Guido Pugliesi, mini-boiardo non dei più autorevoli, superstite della Prima Repubblica proprio perché piccolo e non troppo astuto, sopravvissuto così al cambio di regime che ha catapultato in prima fila gli scarti del cinquantennio democristiano. Tra quelli ancora benvoluti da Luigi Bisignani e da Marco Milanese, businessmen delle nomine dei manager pubblici, purché malleabili, ubbidienti e generalmente di poche pretese.
Questo Pugliesi nella Prima Repubblica portava la borsa a suo cognato Paolo Benzoni, amministratore della Sip. Vistosi perduto dopo Tangentopoli e all´albore del berlusconismo, si buttò – pensate – con Storace, che lo mise a dirigere l´ospedale San Camillo di Roma. Dai telefoni ai cateteri, per la serie: vinca la competenza. Poi, con l´Udc passato all´opposizione, Pugliesi, che pare non trascurasse di consultare il sempiterno luciferino Andreotti, trovò più naturali spazi nel risorgente centrismo. Spazi che andavano congruamente retribuiti per sperare di mantenere il posto. Con i contanti. Old style diccì.
Ma Pugliesi, testimone e pronubo della valigetta di banconote al partito di Casini, con la vecchia tecnica della mazzetta ormai sostituita dall´appartamento acquistato “ad insaputa” e dalla barca venduta al doppio del suo valore o all´affitto di seimila euro saldato in contanti dall´amico fatto onorevole, è poco più che una comparsa nel sistema di corruzione che ha fatto di Finmeccanica, che con l´Eni è il più grande gruppo pubblico d´Italia, la sentina del berlusconismo arrembante, fatto di ex fascisti affamati da decenni di potere e denaro, di ex democristiani ed ex socialisti in cerca di consulenze e di ricollocazione sotto il nuovo ombrello, generoso soprattutto con faccendieri, truffatori, lenoni e ricattatori. I personaggi che “Cesare” tratta con più disinvoltura.
«La fine delle preferenze ha ridotto la corruzione», ha detto ieri Berlusconi in un´intervista al “Corriere della Sera”. Ma dove? L´uomo – ormai lo sappiamo – è fatto così, impermeabile alla verità, tetragono all´evidenza dei fatti. Fatti che, dopo diciotto anni, hanno decifrato anche gli osservatori più distratti. In principio fu la Protezione civile, l´uso smodato e senza controlli dei fondi della presidenza del Consiglio, gli appalti senza gara, gli aggiornamenti prezzi, le secretazioni, i Balducci, gli Anemone, gli affari personali dei dignitari berlusconiani. Poi le filiere dei comitati d´affari si sono consolidate nelle cricche che nelle residue grandi aziende di Stato hanno trovato di che sfamare gli appetiti crescenti della torma di famigli. Non conveniva comprarli con le pur debordanti risorse personali, conveniva gratificarli con le risorse pubbliche. Non c´era per tutti (tutte) uno scranno senatoriale, un dicastero o un sottosegretariato, ma a chi negare una tangente Enav? A chi una consulenza Finmeccanica?
Premeva il ministro Matteoli, spingeva il plenipotenziario presidenziale Lavitola, e, giù giù, gli amici del sindaco Alemanno, come quel maneggione fascista Gennaro Mokbel, che alla Finmeccanica stava per scippare gratis un´azienda. Tutto sotto lo sguardo paterno del sottosegretario alla presidenza Gianni Letta, che ancora pochi giorni fa, in questo paese senza memoria e spesso senza dignità, molti volevano presidente del Consiglio, sottosegretario del governo di emergenza del professor Monti e che alla Camera, novello eroe nazionale, ha ottenuto un´ovazione bipartisan persino più sentita di quella tributata al presidente Napolitano. Non sapeva forse l´applausometro che il sottosegretario Letta è il grande protettore della centrale di scandali del berlusconismo che sta emergendo in Finmeccanica e negli enti cadetti o complici come l´Enav?
«Guarguaglini – ha detto qualche giorno fa Letta, dopo averne imposto in aprile la riconferma a presidente nonostante le inchieste su di lui e sulla sua consorte Marina Grossi, amministratrice di un´azienda del gruppo – ha fatto grande questa azienda nel mondo». Pare non la pensi proprio così il nuovo amministratore delegato Giuseppe Orsi, che ha trovato nel palazzo di Montegrappa un disastro contabile e morale. Cinquecento milioni di euro scivolati tra le pieghe dei bilanci, operazioni sconsiderate, un gruppo che se vuole salvarsi ha bisogno di vendere i rari gioielli di famiglia.
Orsi ha un vulnus non da poco: è stato designato dalla Lega di Bossi, tramite il leghista di complemento Giulio Tremonti. Ma sembra che nella partita mortale con Guarguaglini, un boiardo vecchio stile che fa rimpiangere i migliori di quelli della Prima Repubblica, non intenda accettare compromessi, nonostante la designazione politica che lo colloca oggi all´opposizione.
La sua partita è ora nelle mani del professor Monti e del suo governo di emergenza. Che, prima di imporre i nuovi sacrifici a tutti gli italiani, ha un modo per dimostrare che la musica cambia, nonostante le ovazioni che hanno fatto del sottosegretario Letta il nuovo Garibaldi dell´Italia deberlusconizzata. Rimuova domattina il presidente della Fimneccanica Guarguaglini, la sua signora Marina Grossi e in tre mesi di tempo, non un giorno di più, faccia svuotare la sentina affaristica del berlusconismo.

La repubblica 21.11.11

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“Nelle tangenti Enav spuntano altri politici” di Carlo Bonini

Nuovi politici coinvolti nell´inchiesta della Procura di Roma per le tangenti negli appalti Enav. Indagati altri cinque manager accusati dall´imprenditore Di Lernia di aver intascato mazzette per un milione di euro. In Finmeccanica è l´ora della resa dei conti: pressione su Guarguaglini e la moglie, convocati i cda. C´è un dettaglio cruciale che racconta e in qualche modo spiega la drammatica accelerazione impressa in queste ore da Finmeccanica alle decisioni sul destino del suo management. Che suggerisce e prefigura quale approdo potrebbe avere l´indagine penale sul Sistema di cui la holding è stato il perno. Lorenzo Borgogni ha cominciato a collaborare con la magistratura napoletana. Ad ammettere il suo ruolo cruciale di «collettore» dei desideri e degli appetiti del Palazzo. Dalla fine dell´estate scorsa, l´uomo che custodisce i segreti di Finmeccanica, che, per anni, è rimasto assiso sul grumo di ricatti, denaro, favori che ha cementato il rapporto tra la holding, le sue 300 società controllate, e la Politica ha già riempito tre diversi e corposi verbali di interrogatorio con i pubblici ministeri Vincenzo Piscitelli, John Henry Woodcock e Francesco Curcio. I magistrati cui, nel marzo di quest´anno, aveva cominciato a svelare il “domino” delle nomine imposte dal Palazzo al Gruppo di piazza Monte Grappa. E a cui ora ha deciso di cominciare a raccontare il resto.
Il mercato delle nomine
In quella prima “apertura di gioco” del marzo scorso, sollecitata da una perquisizione dei suoi uffici disposta nell´indagine a carico di Marco Milanese, in cui erano stati sequestrati un appunto con una lista di politici annotati a penna («Giorgetti, Milanese, Romani (Guerrera), Fortunato (Mef), Galli, Squillace x La Russa») e un file custodito nel suo personal computer, Borgogni si era già dimostrato di una qualche loquacità. Parlando delle nomine nei cda delle società controllate da Finmeccanica, aveva spiegato: «Per quanto riguarda gli ultimi tre anni, Squillace è espressione del ministro La Russa, il consigliere Galli della Lega, mentre per lo Sviluppo Economico e Scajola, il riferimento è stato Alberti (…)». «Ricordo, ad esempio – aveva aggiunto – che la Lega, a mezzo Giorgetti, chiese che un posto fosse senz´altro riservato a quel partito in Ansaldo energia. Che il nominativo di Adolfo Vittorio per Elsag Datamat me lo diede Letta per conto di Giovanardi e che poi mi chiamò in prima persona». Ora – se si sta a quanto riferiscono due diverse e qualificate fonti inquirenti – quella collaborazione ha fatto dei passi avanti. «Non ancora cruciali. Ma comunque significativi».
Dalle assunzioni ai giornalisti
Borgogni ha infatti cominciato a spiegare i termini del mercato tra Finmeccanica e la Politica, di cui gli appalti Enav erano solo una delle articolazioni. Ha insomma deciso di raccontare come la prima sia stata la «tasca» della seconda. Rispondendo, di volta in volta – e come del resto l´ex “consulente globale” della holding Lorenzo Cola ha già spiegato a verbale al pm di Roma Paolo Ielo – a richieste di tipo diverso. Finanziamenti a fondazioni che facevano capo a partiti o anche a singoli parlamentari. Assunzioni di parenti e famigli in società controllate dal Gruppo. «Contributi a giornali e giornalisti». Ricchi contratti di consulenza o mediazione finanziaria. Un articolato sistema di partite di giro in cui c´era gloria e denaro (pubblico) per tutti e che doveva dissimulare la natura tangentizia dello scambio. Per altro nota a tutti i protagonisti. Al vertice della holding (Borgogni ha ribadito di aver sempre agito su indicazione del presidente Pierfrancesco Guarguaglini), come alla Politica.
Panama e la corruzione internazionale
Nei prossimi giorni, questi primi verbali “napoletani” di Borgogni verranno trasmessi a Roma al pm Ielo (che con i suoi colleghi Piscitelli, Woodcock e Curcio sta procedendo a indagini collegate), che di Borgogni ha chiesto, senza ottenerla, la cattura. Ma la “tenaglia” sull´ormai ex direttore delle relazioni esterne di Finmeccanica manterrà i suoi due bracci. A Napoli, Borgogni tornerà infatti presto per un quarto interrogatorio e per rispondere su vicende di cui quella Procura è allo stato competente, a cominciare dalla “corruzione internazionale” di cui la holding è sospettata. A cominciare dalle operazioni fatte sul mercato di Panama, attraverso un consulente quale Valter Lavitola. Un capitolo di cui per altro ha già cominciato a parlare.
Le “zucchine” ai partiti
È tuttavia a Roma che Borgogni giocherà la sua decisiva partita della sua “collaborazione”. Le sue prime ammissioni ai pm napoletani sono infatti per il pm Ielo soltanto l´incipit di un racconto di cui Borgogni deve ancora decidere l´approdo. E di cui Ielo, attraverso le confessioni di Cola, ha già cominciato a scrivere significativi paragrafi. Borgogni dovrà infatti decidere se fornire il dettaglio dei destinatari delle tangenti in contanti – «le zucchine» per dirla con il termine usato da Cola – versate ai partiti. E di cui lui sarebbe stato l´esclusivo dominus per conto della holding. Un “lavoro” che certo non faceva gratis e che – come l´indagine ha accertato e come lo stesso Borgogni ha ammesso a verbale – gli ha consentito di ingrassare i propri conti all´estero. Come quello londinese da sei milioni di euro, «scudato» e fatto rientrare in Italia a nome della moglie, in tempo per dichiarare, in piena tempesta giudiziaria, di non avere provviste oltre-confine.

La Repubblica 21.11.11

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