attualità, politica italiana

"Il federalismo utile al paese", di Davide Zoggia*

In cinese l’ideogramma del concetto di crisi coincide con quello di pericolo ma anche di opportunità. La crisi in cui ci troviamo è problematica ma, come ricordava Monti pochi giorni fa, anche ricca di promesse. Parole da sottoscrivere totalmente. Il centrodestra, buttati tra inazione ed errori imperdonabili tre anni e mezzo di legislatura, ha lasciato il Paese in una condizione estremamente difficile. Il nuovo governo ha per fortuna messo fine a questo infausto cammino. Ora ci si offre l’occasione di mettere mano a quelle riforme strutturali di cui il nostro Paese ha bisogno. In questa fase la riforma federale deve e può essere ripensata per divenire funzionale alla ripresa e quindi alla crescita del Paese. Al pari è necessario pensare ad una modifica strutturale del gettito fiscale. Si tratta di due percorsi fondamentali e strettamente collegati. Non possiamo nasconderci: siamo chiamati a compiere un grande sforzo di risanamento, che non può essere pensato unicamente per fare cassa e coprire la voragine causata dal governo Berlusconi. Gli sforzi per salvare il Paese devono garantire le prerogative dei Comuni. Per fare ciò serve un salto culturale che consenta di coinvolgere gli enti locali.E in questo senso una revisione intelligente del patto di stabilità, a saldi invariati, sarebbe un segnale importante.
Nei mesi scorsi grazie al lavoro del Pd si sono potute apportare importanti correzioni al decreto sul cosiddetto federalismo municipale. In tale contesto è necessario affrontare e perfezionare uno degli interventi a cui il governo sembra voler mettere mano: il ritorno a una tassazione sugli immobili. In tutti i paesi europei le proprietà immobiliari costituiscono la base imponibile per la tassazione comunale.
Ovviamente questa deve essere graduale, poiché gli interventi devono essere improntati all’equità. In questo modo si può pensare di ottenere un gettito immediato in un’ottica realmente federale rimediando alle confuse scelte del precedente esecutivo. E’ chiaro che al fine della determinazione di un simile tributo devono concorrere più elementi: il reddito, la composizione del nucleo familiare, la zona ove è collocato l’immobile, il numero di immobili posseduti, solo per fare alcuni esempi. In questo senso fa ben sperare l’idea del governo di proporre misure che possano assicurare l’equità per noi requisito fondamentale. Può essere utile guardare al caso della Francia, che ha una sorta di imposta patrimoniale “duale” sugli immobili residenziali, la Taxe fonciere e la Taxe d’habitation. La prima (corrispondente alla nostra ex Ici) grava solo sui proprietari ed ha come giustificazione il rendimento dell’investimento immobiliare. La seconda (corrisponde alla nostra Res servizi) è giustificata dai benefici derivanti dai servizi forniti dal Comune ed è pagata da tutti, locatari e proprietari. Si tratta di una soluzione che risponderebbe bene alle nostre esigenze. Per fare questo andrebbe modificata la legge delega n.42 prevedendo il reinserimento della tassazione sulla prima casa, ovviamente
con esenzioni e tassazioni esigue per i redditi più bassi. Qualsiasi intervento ha un senso solo se impostato guardando al domani. Deve essere inoltre consentito al governo di operare senza che questa fame di tempo si rifletta in maniera negativa sulla qualità dei provvedimenti. È l’ultima possibilità che ha l’Italia per risalire in quella serie A europea
e mondiale che le compete.

*Responsabile Enti Locali Pd

L’Unità 28.11.11

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