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"I cattivi maestri del sorteggio", di Michele Prospero

Sul Corriere della Sera, il costituzionalista Michele Ainis torna sulla sua proposta di creare un Senato attraverso il metodo del sorteggio.
Ai critici «troppo vivaci», dice, della stravagante idea di indire una lotteria per designare i membri di Palazzo Madama, replica che l’idea non era poi così peregrina.
punto di vista dottrinale. Anzi, ribadisce che il sorteggio è un grande e desiderabile
obiettivo di innovazione istituzionale perché «piaceva ad Aristotele non meno che a
Montesquieu».
Aristotele teorico della dea bendata? Il sorteggio egli lo registrava come una consuetudine invalsa in alcune città democratiche greche. Ma la democrazia per
Aristotele non era la forma preferita di ordine politico, così come non gradito era il
regime a lei opposto, l’oligarchia. La politia, questo era il suo modello istituzionale, contemplava la mediazione tra i due sistemi antitetici e per motivi speculari molto difettosi.
Grazie all’abbinamento tra le due costituzioni avverse, la politia doveva «fare le cariche elettive secondo l’oligarchia, renderle indipendenti dal censo secondo la democrazia» (Politica, IV, 9). Quindi: elezione e non sorteggio delle cariche politiche e diritto di voto concesso indipendentemente dal censo.
Anche in Montesquieu la predilezione per il sorteggio è solo una favola. Lo stigmatizzava anzi in modo esplicito come un metodo «di per sé difettoso» (Spirito delle Leggi, II, 2). Cosa auspicava allora il teorico francese? Semplice: «Nella democrazia regolata si è eguali solo come cittadini, in quella non regolata invece si è eguali anche come senatori, come giudici, come magistrati» (ivi, VIII, 3). Appunto, nella democrazia con regole e forme giuridiche efficaci vige la rappresentanza e il voto, non già il sorteggio. Nelle altre democrazie, quelle degeneri però, i senatori e i giudici si sorteggiano, ma sono lungi dall’essere dei regimi politici desiderati e ben funzionanti.

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