economia, lavoro, politica italiana

"Fornero frena «Mai detto di togliere la Cigs»", di Massimo Franchi

Giornata difficile per la ministra dopo le polemiche. Anche nel governo c’è freddezza Il nuovo testo da presentare ai sindacati sarà pronto soltanto la prossima settimana.

Precisazioni e amarezza. Il day after del primo tavolo con le parti sociali per il ministro Elsa Fornero non è facile. C’è da rassicurare sulla cassa integrazione straordinaria gli oltre 300mila lavoratori che ne stanno usufruendo. «Sono assolutamente ipotesi premature,non siamo entrati nella individuazione di soluzioni, il che sarebbe stato arrogante da parte del governo», precisa di buon mattino il ministro. «È stato detto che Fornero vuole eliminare la Cassa straordinaria. Non è scritto nel documento e non lo so, vedremo, ne parleremo con i sindacati», precisa ulteriormente nel pomeriggio.
Poi l’amara constatazione: «Il 2012 sarà un anno molto difficile, non potremo fare grandi innovazioni». La professoressa non è abituata ad essere nell’occhio del ciclone. Le era già capitato dopo le lacrime nel pronunciare la parola «sacrifici» per la sua riforma delle pensioni. Questa volta è diverso. Questa volta in discussione non è una sua reazione emotiva. Questa volta si parla del suo approccio e del testo, scritto di suo pugno e letto davanti a Monti e mezzo governo, tutto farina del suo sacco, in cui disegnava la «grande riforma» per «il futuro del Paese ». E anche nel governo ora c’è freddezza verso di lei. Tra un rimbrotto ai giornalisti («alcune polemiche sono totalmente create») e uno allo staff («potevamo gestire meglio la cosa»), la giornata del ministro del Welfare è lunga e piena di appuntamenti istituzionali. Alla mattina è all’Istat per la presentazione del rapporto Ocse. E lì che trova la protesta degli oltre 400 precari dell’istituto. Le consegnano un documento e chiedono di poterne discutere. «Vi assicuro che leggerò il documento con grande attenzione, vi assicuro che tutti i precari del Paese stanno a cuore a tutti noi», risponde lei.
«PARI OPPORTUNITÀ»
Dopo una battuta sulla scivolata del suo viceministro Michel Martone («Già mi accusano di fargli mobbing ») arrivano le audizioni parlamentari. Proprio lì dove dovrà trovare il consenso sulla sua riforma, Elsa Fornero è chiamata a parlare di pari oppurtunità, prima al Senato e poi allaCamera. In entrambe le commissioni però è inevitabile che l’argomento del giorno sia affrontato. Grazie al parallelo fra la condizione della donna e quella dei giovani, il ministro lo affronta mettendo tanta altra carne al fuoco. Per Fornero, quello italiano «è un mercato che esclude invece di includere, ed è un mercato che scarica i costi sui segmenti più deboli, giovani, donne e lavoratori anziani». Sul fronte della flessibilità in uscita, il ministro ricorda che oggi è «congegnata solo per mandare in pensione la gente giovane con la mobilità: con la riforma delle pensioni questo non si può più fare, il sistema pensionistico non si può usare come un grande ammortizzatore sociale». E proprio parlando degli ammortizzatori sociali, Fornero ritiene che il sistema possa essere migliorato «in modo assicurativo, con le assicurazioni sociali». Poi, però, «c’è una parte redistributiva – aggiunge – che un paese civile deve fare, non è l’assegno di disoccupazione, è una questione di trasferimento ». Il ministro ha poi assicurato che il documento di riforma del marcato del lavoro «sarà presto distribuito, la prossima settimana. L’ho chiamato obiettivo occupazione e linee per una riforma del mercato del lavoro». Si tratta di un «documento strutturato a partire dai colloqui bilateral» che nasce da una diagnosi di come funziona in Italia il mercato del lavoro.
In conclusione arriva almeno una buona notizia. Il pressing di Cgil e Pd ha fatto breccia: «Al momento non avrei l’intenzione di ripristinare solo la norma cancellata contro le dimissioni in bianco ma di affrontare il tema per cercare una soluzione». Qui il consenso lo ha già.

da L’Unità

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“Le parti sociali al lavoro per presentare un testo comune”, di R.Gio.

Sindacati e imprese dopo il primo confronto

Vorrà dire che la riforma la scriveremo noi». Così commenta, rigorosamente anonimo, un autorevole dirigente sindacale. Nei commenti ufficiali a caldo, sindacati e imprenditori sono stati corretti anche se molto critici. Il giorno dopo però l’atmosfera che si respira nelle stanze dei leader delle organizzazioni delle parti sociali è pesante. Chi si definisce «basito», chi «sconcertato». Chi opina che la professoressa sicuramente avrà una grande competenza in materia di pensioni, «ma di certo di lavoro non sembra saperne molto». Chi la definisce «astratta e teorica». Qualcuno già prevede che a tempo debito dovranno scendere in campo Mario Monti e il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera per «sostituire» Fornero al timone della trattativa. E adesso? Adesso, come diceva appunto il sindacalista, sembra di capire che toccherà a sindacati e imprese cercare di rimediare. Ancora non è stato fissato nulla di preciso, ma compatibilmente con gli impegni di Emma Marcegaglia appena possibile delegazioni delle parti sociali si incontreranno per cercare di stilare un accordo quanto più preciso e ampio possibile da «girare» successivamente al governo.

In queste ore le diplomazie lavorano di fino per costruire il calendario di questo negoziato che – apertamente – taglia fuori l’Esecutivo. C’è da fare i conti con le perplessità della Cgil di Susanna Camusso, che stavolta non sono (o non sembrano essere) di merito, ma di metodo. «Sentirci tra di noi è una cosa giustissima spiega il segretario confederale della Cgil Fulvio Fammoni – ma sarei scettico sull’utilità di fare un documento vero e proprio, registrando i consensi solo sulle cose che condividiamo. Vorrebbe dire lasciare mano libera al governo perché poi intervenga d’imperio sulle cose su cui non c’è accordo tra noi e le imprese». In altre parole, sull’articolo 18. «L’obiezione non è infondata – concede il numero due della Cisl Giorgio Santini ma dobbiamo correre il rischio». Oltretutto, si ragiona in casa Cisl, alla fine le idee tra le parti sociali sono molto più vicine di quanto si pensi: se Emma Marcegaglia insiste sul tema della modifica dell’articolo 18 lo fa «più che altro perché è obbligata, in Confindustria adesso fa premio la campagna per l’elezione del nuovo presidente». Intanto, a breve è previsto un nuovo vertice tra i leader di Cgil-Cisl-Uil. Nel frattempo, da Confindustria si cerca di lavorare per favorire il negoziato delle sole parti sociali: «lo schema – dicono a Viale dell’Astronomia – è quello dell’accordo del 28 giugno sui contratti. In ogni caso ci sembra difficile che si possa chiudere in sole tre settimane, come vuole il governo. Il mercato del lavoro è una materia complicatissima…». Certo è che in ogni caso la performance di Fornero ha destato davvero molte perplessità. Quasi tutti sono rimasti sbalorditi quando il ministro ha definito «linee condivise» proposte che condivise non erano. Altri sono rimasti colpiti (molto negativamente) dall’idea di fare il negoziato via email. «Bastava che facesse leggere quel documento al suo capodipartimento o a qualche altro funzionario esperto del suo ministero – dice un altro dirigente sindacale – le avrebbe spiegato subito che sulla cassa integrazione non poteva dire quelle cose». Un altro sindacalista punta il dito su certe affermazioni poco realistiche di Fornero. «Il ministro – afferma – ha detto che non si può più adoperare il sistema pensionistico come ammortizzatore sociale in caso di crisi? Chiede cosa ne pensa al suo collega Passera, che ha appena firmato un accordo per l’Eutelia che prevede esattamente il transito alla pensione per molti lavoratori in esubero…».

da La Stampa

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