economia, lavoro

"Il messaggio di Napolitano «Il lavoro non è un privilegio»", di Marcella Ciarnelli

l presidente risponde a una manager: la soddisfazione lavorativa è un diritto di tutti. Il Centro studi di Confindustria delinea un 2012 difficile: deboli occupazione e consumi

Federica Giorgi è una graziosa donna dai capelli rossi, una giovane manager che lavora per Gucci. Emozionata è intervenuta nel corso della cerimonia che ha visto arrivare al Quirinale il top del made in Italy, i rappresentanti dell’eccellenza italiana all’estero nei settori dell’economia, della cultura e della tecnologia ed ha affermato di ritenersi «privilegiata » parche ha un lavoro, che in più le piace, e le ha consentito di «comprare una casa». Alei, e attraverso lei a tutti i giovani, quelli che un lavoro ce l’hanno, quelli che lo cercano, quelli che ancora studiano per guadagnarsene uno, si è rivolto il presidente della Repubblica. «Io spero che la signora Giorgi presto possa non considerarsi più privilegiata perché ha un lavoro: questo è l’augurio e l’impegno che rivolgiamo ai giovani, naturalmente » ha detto Napolitano tornando su quello che è da sempre un suo assillo: i giovani e il loro futuro. «Voi sapete quanto io credo nella ricerca e nell’innovazione, quanta importanza io annetta alla ricerca, all’innovazione e dunque all’affinamento della qualità delle nostre creazioni e produzioni come chiave di volta dello sforzo che dobbiamo compiere affinché l’Italia non perda posizioni ma ne guadagni ancora nella competizione mondiale». Anche rivitalizzando settori come l’artigianato, quei «lavori guidati dalle mani che però si possono avvalere di antica sapienza e nuove tecnologie ». I PROBLEMI DEL PAESE La situazione del Paese, le prospettive, i sacrifici sono stati al centro di una cerimonia rivolta all’imprenditoria ma destinata, inevitabilmente a parlare a tutto il Paese. La difficile situazione italiana è stata al centro dell’intervento del ministro Corrado Passera così come del messaggio di Mario Draghi cui è andato lo speciale premio Leonardo. Per i numero uno della Bce «la crisi dei debiti sovrani ha messo a nudo molte debolezze a lungo neglette, innanzitutto l’inadeguatezza della governance europea; per il suo superamento sono ora chiamati ad operare con drammatica urgenza tutti gli stati membri». Contro questa situazione si è agito in questi ultimi mesi «con una forte accelerazione delle riforme che ha già avviato il rafforzamento della fiducia nel nostro Paese». Ma ora bisognerà portarle a compimento «con determinazione».Equesto è l’atteggiamento «decisivo per uscire dalla stagnazione e per sventare i rischi di una deriva pericolosa ». L’impegno del governo su questa strada è stato ribadito da Passera che ha confermato la presentazione di un «pacchetto di semplificazioni nel prossimo consiglio dei ministri». Un altro passo sulla strada delle riforme che non possono non passare attraverso il confronto. «Il governo è impegnato a rendere il più efficace possibile il confronto tra le parti sociali » ha ribadito il ministro che si è augurato di «convincere tutti ad accettare sacrifici in nome del bene comune, al di sopra degli interessi corporativi e per la creazione di nuova occupazione». In modo che nessuno possa più dire di essere «privilegiato » solo perché ha un lavoro. Ma secondo il Centro Studi Confindustria le prospettive restano «negative », e «la debolezza dell’economia italiana si protrarrà almeno fino a metà 2012». L’occupazione, hanno sostenuto i tecnici di viale dell’Astronomia, «diventa ancora più fragile e penalizza i consumi». Il calo dell’occupazione erode il reddito disponibile delle famiglie ed i consumatori, avendo già ridotto il tasso di risparmio ai minimi storici (11,6 per cento nel terzo trimestre), sono costretti a rivedere al ribasso i piani di spesa. Brutte notizie anche da Bankitalia. Si restringe il reddito medio delle famiglie che nel 2010, al netto delle imposte sul reddito e dei contributi sociali è risultato pari a 32.714 euro, 2.726 euro al mese. In termini reali il reddito medio nel 2010 è inferiore del 2,4 per cento rispetto a quello riscontrato nel 1991. 14,4% nel 2010 in aumento di un punto rispetto al 2008.

da L’Unità

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