partito democratico, politica italiana

"Se vuole l’alleanza non parli di inciucio", intervista a Pier Luigi Bersani di Maria Zegarelli

Impegno «Costruire un’alleanza dei progressisti aperta ai moderati». Su Vendola «Ha capito la nostra scelta, si confronti sui temi di oggi». Monti:Via libera alla mozione unitaria, premier più forte in Europa

«Anch’io vorrei mandare un messaggio». Pier Luigi Bersani entra nel suo ufficio a Montecitorio durante una pausa della discussione sulle mozioni per la politica europea, si siede sulla poltrona di cuoio scuro e inizia a parlare. «Adesso basta tirarmi per la giacca, meglio chiarire alcuni concetti». Il «messaggio» è per Antonio Di Pietro ma anche per Nichi Vendola, che oggi terranno insieme una conferenza stampa per rilanciare l’alleanza di centrosinistra e rispolverare un po’ la foto di Vasto. Segretario, Di Pietro sostiene che di fatto si sta creando una nuova alleanza. Quella del Pd con Pdl e Terzo Polo.
«Se non mi sbaglio quando si trattò di superare il governo Berlusconi e salvare l’Italia l’operazione che fu fatta fu sostenuta anche da Di Pietro e ben compresa da chi era fuori dal Parlamento, cioè Sel. L’alternativa non era quella di andare al voto, ma di andare avanti con Berlusconi fino al disastro. Per questo ho detto che non si poteva andare al voto sulle macerie».
Ma dopo quella fiducia l’Idv ha preso le distanze dal governo e accusa voi di votare qualunque provvedimento.
«Qui nessuno pretende che le forze di centrosinistra suonino ogni volta la stessa nota o che ci sia il pensiero unico, quello del Pd. Questa è una fase politica impegnativa per tutti, sia perché l’Italia è nei guai, sia perché dalle relazioni politiche che si determinano in questo passaggio può venire fuori un’ipotesi credibile di un centrosinistra di governo. Per questo è richiesto a tutti senso di responsabilità».
E invece?
«A Di Pietro lo dico amichevolmente, malgrado qualche volta si sia lasciato andare a termini come “inciucio”: sia chiaro, noi questo atteggiamento ad un alleato non lo consentiamo. Ciascuno si prenda le sue responsabilità per quello che dice. Aggiungo anche, e lo dico con il sorriso sulle labbra, che invece di tirare per la giacca me e lavarsene le mani, sarebbe meglio se si impegnasse anche lui in Parlamento. Se tutti dicessimo “voto solo quello che mi piace” saremmo al punto di partenza. Io accetto tutto, ma non le furbizie e all’Idv sottolineo che noi in Parlamento votiamo anche il loro documento sull’Europa».
Eppure su alcuni quotidiani la mozione unitaria è stata letta come un assaggio di grande coalizione.
«Se dico “l’Italia prima di tutto” intendo davvero che l’Italia viene prima di tutto. E se dico “alleanza dei progressisti aperta alle forze moderate” intendo dire esattamente questo. Un’alleanza di centrosinistra aperta anche alle forze civiche e ai moderati: questa è la nostra strategia di fondo per la ricostruzione del Paese. Dunque, sono gli altri a dover dire se ci stanno. Oggi siamo il più grande partito del Paese che, per senso di responsabilità verso l’Italia, non ha dato vita ad una nuova maggioranza, ma il proprio sostegno ad un governo di impegno nazionale».
Vendola le dice: subito l’alleanza e il cantiere del programma.
«A Vendola riconosco che ha compreso le ragioni della scelta del Pd e con questo spirito gli dico che sono disposto a riaprire tavoli programmatici ma sui temi di cui parliamo oggi, dal lavoro alle riforme. Il rapporto lo si avvia partendo da questo, dai temi che sono oggi sull’agenda dell’emergenza. Basta con i tatticismi, nessuno può pensare di prenderci alle spalle».
Bersani, i temi di oggi sono quelli più spinosi. Dall’ipotesi di cancellare la cassaintegrazione straordinaria all’articolo 18…
«Questi sono temi fuori corda, fuori luogo nel momento in cui si perdono migliaia di posti di lavoro».
Si riferisce al ministro Fornero? «Penso che non serva evocare l’articolo 18 e che la prospettiva di riordino del sistema degli ammortizzatori sociali non possa prescindere dalla drammatica crisi industriale che è in corso. Noi sosteniamo lealmente questo governo ma continueremo a dire la nostra sulle misure che vanno adottate. Rimarremo il partito del lavoro, dell’equità, della giustizia sociale e che combatte le rendite di posizione. Su questo fronte credo che il centrosinistra possa muoversi in modo collegato e Vendola ha mostrato un atteggiamento consapevole».
Secondo lei sull’equità questo governo ha corretto la linea?
«Sull’equità ci sono state alcune novità che non vanno sottovalutate, ma bisogna avere più coraggio. E bisogna dire con chiarezza che questo Paese non farà più manovre correttive ma soltanto manovre per la crescita. La cosa che dobbiamo chiedere al governo oggi è di rendersi conto che l’esigenza di riforme si deve muovere tenendo conto del contesto di emergenza sociale che c’è». Non teme che il Pd possa pagare un prezzo altissimo nel sostenere misure difficile da spiegare ai propri elettori? «So bene quanto sia difficile per il Pd, ma come potrebbe essere altrimenti? Questo è un momento difficile per tutti gli italiani, come potrebbe un partito come il nostro pensare “io speriamo che me la cavo”? Ma è in momenti come questo che un grande partito riformista non può perdere la bussola e per questo ho chiesto a tutti i democratici di tenere duro, di restare uniti, perché il 2012 sarà un anno difficile. Dico questo proprio mentre i sondaggi dicono che andiamo bene perché so che potrebbero essere momenti critici». Teme per la tenuta interna?
«Noi stiamo lavorando al nostro progetto, sono convinto che le scelte che abbiamo finora fatto alla fine saranno vincenti. Abbiamo una certa idea di democrazia e di leadership. Dopo Bersani ci sarà il Pd e sarà un grande partito solido».

da L’Unità

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