memoria

"Shoa, ricordare è un atto di giustizia, anche per noi stessi", intervento di Francesco Profumo

Cento iniziative contro il negazionismo e oblio sulla Shoah.

Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte e oscurate: anche le nostre». Per spiegare il senso e la valenza della Giornata della memoria bastano queste poche parole di un grande italiano e grande scrittore scomparso 25 anni fa, Primo Levi. Mai più! È questo il grido che si leva nelle nostre coscienze ogniqualvolta guardiamo le immagini, leggiamo i resoconti, o studiamo i testi storici che riguardano l’Olocausto. La Shoah rappresenta uno spartiacque non solo per ilXX secolo,maper l’intera storia dell’umanità. Un evento senza precedenti, in cui una società complessa, dominata da un’ideologia crudele e senza senso, ha utilizzato le sue competenze tecnologiche e le sue infrastrutture per un’azione sistematica di distruzione e di annientamento di un’intera civiltà. Il solenne «che non avvenga mai più», esprime dunque un nobile sentimento che però non deve in alcun modo restare una mera enunciazione di maniera. Perché non sia tale, deve essere sostenuto dall’impegno costante di tutti noi contro la cultura dell’intolleranza, del razzismo e dell’antisemitismo in ogni loro forma.

Ciò è possibile soltanto coltivando la memoria storica e collettiva, senza scorciatoie o tentennamenti. La cultura della verità e della memoria devono quindi diventare patrimonio comune, e non c’è luogo migliore della scuola perché ai nostri giovani venga impartita la formazione e l’educazione alla cittadinanza, nel rispetto delle culture e delle differenze. Se i nostri ragazzi e le nostre ragazze diventeranno ottimi professionisti, ma scadenti cittadini, allora avremo fallito i nostri obiettivi. Abbiamo invece bisogno di cittadini consapevoli, liberi di discernere e capaci di ribellarsi a quella che Hannah Arendt chiamava la «banalità del Male».

Per questo il ministero dell’Istruzione è impegnato da anni in un piano nazionale di interventi rivolti a studenti e docenti, per promuovere la memoria della Shoah. Per questo il mio primo viaggio all’estero, da ministro, è stato ad Auschwitz con 180 ragazze e ragazzi di tutta Italia, accompagnati dall’Ucei e da due sopravvissuti: Tatiana Bucci e Sami Modiano. Il nostro viaggio della memoria è stato un’esperienza di valore culturale pedagogico eccezionale, una lezione per tutti, di quelle che non si imparano né si insegnano sui banchi di scuola. La risposta migliore, la speranza più grande, è stata l’assordante silenzio dei giovani in ascolto di Sami davanti al Krematorium, nella distesa di neve e orrore del campo di Auschwitz. Guardando loro, oltre che dentro di noi, si capisce perché la memoria del dramma della Shoah sia un atto di giustizia e verità: verso le vittime, certo, ma anche verso noi stessi. In questa prospettiva, siamochiamati quotidianamente a promuovere la conoscenza della storia del Novecento e a coltivare la memoria fra le nuove generazioni. Senza attendere il 27 gennaio.

da www.unita.it

Condividi