cultura

"Il ministro Ornaghi ascolti i tre saggi", di Mario Pirani

Non posso nascondere un personale disagio nel tornare ad occuparmi delle nefaste devastazioni eoliche, programmate a fini speculativi con assoluta noncuranza per le conseguenze apportate al paesaggio, ai beni artistici, al patrimonio naturale. Quando ne scrivo sono in preda al dilemma se mi trovo ad annoiare ancora una volta i lettori con argomenti inevitabilmente ripetitivi o se è mio dovere dar retta a quanti, impegnati nella difesa di luoghi cari per la loro unicità, mi chiedono di non essere lasciati soli e inascoltati in una battaglia ricca di civile consenso quanto costellata di sconfitte immeritate. Prevalgono spesso, infatti, gli interessi del denaro, assicurato dagli incentivi, i profitti di gruppi internazionali o peggio, come più volte provato, destinati alla criminalità organizzata e alle tangenti politico clientelari.
Ora è tornato all´ordine del giorno al centro del Molise il destino della città romana di Sepino e della vicina Pietrabbondante col suo splendido anfiteatro italico. La zona è attraversata dal più noto degli antichi tratturi, le secolari vie d´erba per la transumanza degli armenti, che da Pescasseroli alle falde della Maiella porta fino a Mandela nelle Puglie. Al centro degli incroci sorge il complesso di Saepinum con l´antico teatro, il foro, la basilica, le mura e le vecchie porte che contengono una pregevole architettura abitativa con manufatti che arrivano al ´700. Poi nei dintorni lungo le pendici della conca e la valle del Tammaro si diramano antichi percorsi, templi italici, poderose fortificazioni sannitiche dalle mura megalitiche, e ancora ville romane e quattro centri storici di impianto medievale.
Le ragioni della salvaguardia hanno prevalso per secoli anche per l´isolamento della zona. Fino a quando nel 2005 si affacciò lungo il crinale che chiude la Conca, il progetto di una società, non nota ai più, la Essebiesse Power, che richiese di innalzare lungo tre chilometri 16 torri alte, compresa la base, 150 metri, come la cupola di San Pietro. Uno scempio pauroso che suscitò proteste unanimi e condanne dei Beni culturali e della Corte dei Conti. Viceversa il Consiglio di Stato ha ripetutamente affermato – l´ultima volta a dicembre – la ragione prevalente – sulla scia della legislazione edilizia – della società eolica, detentrice di un permesso di costruzione anteriore temporalmente ai vincoli imposti dai Beni culturali. Prima che la devastazione abbia inizio la popolazione del luogo, tutti i vescovi della Regione, le organizzazioni ambientaliste con in testa Italia Nostra hanno richiesto al ministero dei Beni culturali di intervenire in extremis con un provvedimento che obblighi alla salvezza di Sepino-Pietrabbondante, agganciato alle leggi per la salvezza dell´Italia che il governo Monti sta via via proponendo al Parlamento.
Da ultimo tre fra i più eminenti storici dell´arte, Adriano La Regina, Antonio Paolucci, Salvatore Settis hanno rivolto il seguente appello personale al ministro per i Beni culturali, Vincenzo Ornaghi di cui riporto il brano centrale: “Giganteschi impianti eolici previsti a ridosso delle principali località archeologiche del Molise, la città romana di Sepino e il santuario italico di Pietrabbondante, potrebbero snaturare i caratteri storici e svilirne irrimediabilmente il paesaggio. Il pericolo sembra ormai inevitabile per Sepino, ove stanno per essere installate sedici torri alte centotrenta metri nonostante la ferma opposizione della locale direzione del ministero dei Beni culturali, del Comune e di un vasto schieramento dell´opinione pubblica. Espletata inutilmente ogni ordinaria procedura amministrativa per garantire la tutela di questi luoghi, appare auspicabile l´approvazione di una speciale norma di legge, già adottata per Paestum, per i Sassi di Matera e per i Colli euganei. I due complessi monumentali ora minacciati costituiscono importanti risorse culturali per l´Italia, le principali per il Molise, e la loro importanza va anche oltre i rilevanti aspetti di ordine storico”.

da la Repubblica

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