economia, lavoro

«Edili molto flessibili Ma con la crisi è inutile», di Laura Matteucci

L’edilizia è la dimostrazione vivente che l’erosione dei diritti non porta ad alcuno sviluppo. Semmai è il contrario. È il settore più flessibile che c’è, eppure sta attraversando la crisi peggiore del dopoguerra». Di fatto l’art. 18 per voi non esiste. «Figuriamoci. La dimensione media d’impresa è di nemmeno due addetti, e in più è previsto il licenziamento per fine cantiere. Eppure da anni non si vede uno straccio di investimento. Dal 2008 ad oggi sono andati persi 300mila posti di lavoro, le imprese hanno chiuso a migliaia, il valore degli appalti pubblici si è ridotto del 40%, e di un quarto nel mercato privato. In tutto questo, è esplosa l’irregolarità, e riesploso il caporalato: stimiamo oltre 400mila lavoratori in nero. Con il governo Berlusconi le regole sono state considerate un impaccio allo sviluppo: i risultati sono questi, e nonostante il cambio di governo non se ne vede l’uscita ». Parla il segretario della Fillea- Cgil, Walter Schiavella: l’edilizia, in ginocchio nella sua intera filiera, scende in piazza a Roma sabato 3 marzo, con una manifestazione unitaria di Fillea, Feneal-Uil e Filca-Cisl e una piattaforma articolata che va dal rilancio del settore – attraverso politiche di innovazione nella direzione della green economy e ad un piano straordinario per il Mezzogiorno – alle pensioni, dai lavori usuranti agli ammortizzatori sociali, per arrivare a legalità e regolarità, trasparenza, sostenibilità ambientale e risparmio energetico. Ricordate i fischi e le urla «vergogna» all’allora ministro alle Infrastrutture, Matteoli, all’assemblea dei costruttori, dopo anni di annunci e promesse senza conseguenze? Era settembre scorso, da allora la crisi si è fatta più pesante, le sofferenze del settore più gravi, e col nuovo governo ancora non c’è stato alcun contatto.
Il ministro Passera ha appena annunciato la disponibilità di20miliardi di opere, da aggiungere ai 20 già sbloccati dal Cipe e ad altri 20 destinati ad autostrade e aeroporti. «Le uniche risorse sbloccate sono quelle del Cipe, che per quanto ci riguarda ammontano a 5 miliardi circa, uno sblocco di cui peraltro ad oggi non si conosce la tempistica. Per il resto stiamo solo parlando di buone intenzioni. E dal governo tutto tace suunaltro punto per noi vitale: l’alleggerimento del Patto di stabilità interno, che potrebbe permettere accordi con gli Enti locali per unpiano di ristrutturazione del territorio di cui anche le ultime drammatiche vicende credo abbiano reso evidente la necessità».
Altro tema delicato, la previdenza. «I lavoratori edili sono particolarmente colpiti dalla riforma delle pensioni, anche perché è molto difficile per loro avere un’effettiva continuità contributiva. In più, il lavoro sulle impalcature non rientra in alcun modo nelle categorie di lavori usuranti. Qualcuno al governo pensa che i lavori siano tutti uguali, quando evidentemente non è affatto così. Nell’edilizia i lavoratori hanno bisogno di maggiori tutele, da inizio a fine carriera: perchè i più fortunati passano da un lavoro temporaneo alla cig, che non è di 52 settimane ma di 13, e la maggior parte al non lavoro tout-court». Infiltrazioni mafiose, illegalità e irregolarità diffuse: una piaga che non si sana mai,eppure di proposte ne circolano molte. Ultima, quella lanciata su l’Unità da Antonello Montante, vice presidente di Confindustria, di un rating antimafia alle aziende del sud. «Il problema principale è quello degli appalti al massimo ribasso che, insieme alla questione mai risolta della montagna di debiti della pubblica amministrazione, stanno distruggendo le imprese sane, regolari. Impossibile per loro vincere un solo appalto. Negli ultimi anni le regole sono state considerate un impaccio, quando invece sono una garanzia, per l’imprenditore come per il lavoratore. Un approccio alla crisi sbagliato come quello che c’è stato finora ha generato un’esplosione delle irregolarità. Il che significa impermeabilità alle infiltrazioni mafiose e criminose, e una spaventosa evasione fiscale e contributiva, che stimiamo arrivi a 20-25 miliardi. Il fatto è che o le norme di contrasto non esistono proprio, oppure non vengono applicate o adeguatamente supportate: chiediamo più controlli, soprattutto verifiche della qualità delle imprese, l’obbligo di adozione del Durc (il documento di regolarità contributiva) per congruità anche per i lavori privati. E una lotta più incisiva contro il caporalato».❖

L’Unità 07.02.12

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