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"Pillola dei 5 giorni dopo. Da lunedì arriva in Italia nonostante le polemiche", di Mariagrazia Gerina

Arriva anche in Italia, da lunedì, la pillola dei cinque giorni dopo. Per acquistarla in farmacia servirà una ricetta non ripetibile. Il medico dovrà certificare che la paziente non è incinta attraverso l’apposito test. Ci sono voluti due anni per il via libera. Da lunedì, però, la pillola dei «cinque giorni dopo» EllaOne sarà in vendita in farmacia, anche in Italia. L’Organizzazione mondiale della Sanità la classifica «anticoncezionale d’emergenza». Come la pillola del «giorno dopo». Ma, diversamente da quella, può essere assunta fino a 120 ore dopo il rapporto a rischio. E, in generale, rispetto alla contraccezione d’emergenza utilizzata finora, a base di Levonorgestrel, è molto più efficace anche se utilizzata nelle prime ore: il doppio nelle prime 72 ore, fino a tre volte di più nelle prime 24 ore. Da noi, però, ci vorrà la ricetta per acquistarla. E il test di gravidanza per accertare che la donna a cui viene prescritta non sia incinta. Costerà 34,89 euro e, inserita tra i farmaci di categoria C, non rimborsabili, la spesa sarà tutta a carico di chi vorrà farne uso.
I PALETTI DELL’AIFA
È la via italiana a questa «nuova» forma di contraccezione d’emergenza, in realtà già commercializzata in 28 paesi e autorizzata in 39 paesi (europei ma anche africani, come il Gabon e il Djibouti, negli Stati Uniti come in Israele, Singapore, Corea del Sud). L’ok, a livello europeo, siglato dalla European Medicines Agency, risale al maggio del 2009. In Italia, ci sono voluti altri due anni perché l’Agenzia per il farmaco (Aifa) ne autorizzasse la vendita. Via libera accordato lo scorso novembre. Non senza polemiche (c’è anche un ricorso al Tar, ancora pendente, presentato dal Movimento per la Vita, ad approvazione già avvenuta). E paletti, imposti dalla stessa Agenzia: ricetta medica non ripetibile e test per accertare che non ci sia una gravidanza già in corso.
«Basta anche un test delle urine», assicurano dall’azienda produttrice, la Hra Pharma, citando la delibera dell’Aifa che parla di «test di gravidanza a esito negativo basato sul dosaggio delle beta Hcg» come esame propedeutico alla prescrizione della EllaOne. In risposta a chi, specie tra i ginecologi, aveva obiettato che un esame del sangue allungherebbe notevolmente i tempi.
L’Aifa ha operato con molta «attenzione», rivendica il ministro Balduzzi, preoccupato di rassicurare chi invece avrebbe voluto scongiurare la commercializzazione dell’EllaOne: «Se le indicazioni dell’Aifa saranno rispettate» spiega il ministro «credo si possa evitare che questi strumenti diventino un’occasione di pericolo e di rischio per la salute».
In ogni caso, test o meno, polemicche o no, dal 2 aprile la «pillola dei cinque giorni dopo» sarà in farmacia. «Avremo uno strumento in più per evitare l’aborto», osserva da ginecologa Anna Pompili. Prezioso, a suo avviso, soprattutto in Italia. Vi-
sto che il fattore tempo è fondamentale per la contraccezione d’emergenza. E invece: «Purtroppo per molte donne italiane, per via della diffusione dell’obiezione di coscienza anche tra i farmacisti, accedere alla contraccezione d’emergenza diventa un calvario». In questo contesto, «avere un farmaco che permette di agire con tempi un po’ più lunghi può essere d’aiuto, proprio per evitare l’aborto», suggerisce la dottoressa Pompili, autrice per altro, insieme a Carlo Flamigni, di un libro divulgativo sulla contraccezione.
Quanto al meccanismo di funzionamento di EllaOne, spiega: «A base di Ulipistral, la pillola agisce fondamentalmente sull’equilibrio ormonale, ovvero sposta in avanti il momento dell’ovulazione o, in qualche caso la inibisce, rendendo impossibile la fecondazione». C’è però il dubbio «non completamente chiarito aggiunge , che essendo un modulatore selettivo dell’inibitore del progesterone, potrebbe anche produrre una azione di inibizione dell’impianto qualora l’ovulo fosse già fecondato». Come avviene per esempio, quando dopo un rapporto a rischio viene impiantata la spirale. «Un tipo di contraccezione d’emergenza che esiste già osserva e che già oggi permette di intervenire entro 5 giorni».

l’Unità 31.03.12

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“Uno strumento clinico. La morale non c’entra
Su questo farmaco c’è stato un dibattito aspro: serve un passo indietro per la salute delle donne”, di Ignazio Marino

In un mondo ideale la contraccezione di emergenza, così come l’aborto, non dovrebbero esistere. Ma sappiamo tutti che la realtà in cui viviamo è fatta per lo più di scelte difficili e dolorose, di dubbi e di fragilità. Viviamo in un Paese in cui manca purtroppo un progetto nazionale organico e strutturato di educazione alla sessualità responsabile, alla salute riproduttiva e alla contraccezione nelle scuole.
A ciò si aggiunga la debolezza della medicina del territorio, sulla quale non si investe abbastanza: manca, nei fatti, da troppi anni una politica di potenziamento dei consultori che sono ormai poco più di 2000, circa 0,7 ogni 20.000 abitanti, mentre dovrebbero essere almeno 1 ogni 20.000. Elementi che rendono più incerta l’assistenza alle donne; elementi essenziali da considerare quando si tratta della contraccezione di emergenza e della pillola dei cinque giorni dopo.
Prima di tutto, è bene sottolineare che la diffusione di questo nuovo strumento è stata autorizzata dopo una valutazione scientifica responsabile e rigorosa da parte dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Il farmaco richiede una ricetta medica non ripetibile. Prima della prescrizione, inoltre, il medico è tenuto a verificare l’assenza di una gravidanza.
Si tratta di due regole ispirate dalla cautela e dalla necessità di porre al centro della decisione clinica il rapporto tra il medico e la sua paziente. Eppure il dibattito su questa pillola è stato rovente e ancora c’è chi dichiara di voler ostacolare la sua diffusione. Sui nuovi farmaci, tuttavia, le decisioni debbono essere di natura clinica e non orientate dalla morale. La pillola dei cinque giorni dopo non è un farmaco per donne «poco attente», ma una soluzione per chi ha vissuto un evento ad alto rischio e chiede quindi aiuto al medico.
Proprio il rapporto tra la donna e il proprio medico è una ulteriore garanzia che, con un confronto sincero e intimo, saranno vagliate tutte le possibilità e sarà assunta la decisione migliore dal punto di vista clinico e psicologico. Il medico dovrà parlare con franchezza ed esporre i percorsi che esistono. Ecco perché, a mio avviso, su questo farmaco non è accettabile alcun appello all’obiezione di coscienza e sarebbe un gravissimo errore cercare di manomettere il dibattito, tentando di insinuare che questa pillola sia abortiva e non anticoncezionale. Io credo davvero che dovremmo fare tutti un passo indietro, per il rispetto dovuto alla salute delle donne che non possono e non devono subire discriminazioni su temi così delicati. Sarebbe invece importante concentrare gli sforzi di tutti, a partire dalla politica, per potenziare una assistenza territoriale che possa essere davvero degna di questo nome. I ginecologi territoriali hanno un ruolo centrale, si deve smettere di parlare di medicina del territorio senza investirci e crederci.
Il ministro della Salute Renato Balduzzi è un esperto della materia e sa assai bene quanto sia necessario avere a cuore la sanità pubblica. Bisogna affrontare un problema chiaro nei numeri: se a 36 anni dalla istituzione dei consultori, l’ottanta per cento delle donne in gravidanza si rivolge alla sanità privata un problema esiste e deve assolutamente essere risolto.

l’Unità 31.03.12

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