attualità, lavoro, pari opportunità | diritti

"Il giudice condanna la Magneti Marelli", di Ivan Cimarristi

Non si può escludere la Fiom da un’azienda solo perché non ha sottoscritto il contratto. «La sottoscrizione del contratto in azienda non è l’unico indice per misurare la rappresentatività di un sindacato al quale garantire i diritti previsti dallo Statuto dei lavoratori». Lo mette nero su bianco il tribunale del Lavoro di Bari, condannando la Magneti Marelli per comportamento antisindacale verso Fiom. In sostanza, la mancata firma del sindacato dei metalmeccanici della Cgil sul contratto di Pomigliano, non può escludere il diritto alla rappresentanza sindacale in azienda. «Torneremo più forti – assicura Antonio Pepe, segretario generale di Bari Fiom – Da domani (oggi, dr) sarà nuovamente riconosciuto il diritto degli operai ad essere regolarmente rappresentati dal loro sindacato». Ma non solo: porte aperte anche alla bacheca de l’Unità, rimossa a dicembre scorso su decisione dei vertici aziendali. Un’iniziativa presa in tutti gli stabilimenti Magneti italiani, e che a febbraio scorso ha portato gli operai di Fiom Bari a indire un’ampia manifestazione all’ esterno dello stabilimento, con la distribuzione di centinaia di copie del quotidiano. «Se ci tolgono la bacheca dove affiggere l’Unità, noi riempiremo tutta la fabbrica con il giornale», dissero all’esterno i vari operai mentre lo distribuivano.
Il provvedimento del tribunale di Bari, 21 pagine, analizza l’interpretazione l’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori, sulla costituzione in azienda delle rappresentanze sindacali. Secondo i magistrati, la norma si «applica in favore di quelle organizzazioni sindacali che, in forza del numero degli iscritti e della rappresentanza costante sul posto di lavoro, hanno effettivamente partecipato al processo contrattuale, pur senza sottoscrivere il contratto collettivo». Questo, secondo i magistrati, «elimina un altro effetto distorsivo riconducibile alla lettura della parte resistente (Magneti Marelli, ndr): quello secondo cui il datore di lavoro (…) potrebbe sempre negae il riconoscimento dei diritti sindacali tutte le volte in cui non sia sottoscritto il contratto». Il tribunale, infatti, ritiene che l’azienda non abbia tenuto conto della «effettività dell’ azione sindacale da parte della Fiom» nello stabilimento barese, dove conta «un numero di iscritti a livello di unità produttiva di 210 su circa 900 dipendenti». L’articolo 19, dunque, «deve essere letto – concludono i magistrati nella sentenza – nell’ottica di una interpretazione sistematica e teleologica, garantendo il diritto di costituzione di Rsa alle organizzazioni sindacali dotate di effettività nell’azione sindacale, partecipando attivamente alla fase di formazione del contratto collettivo, pur senza giungere alla successiva fase di sottoscrizione».
Ma se da una parte sembra che almeno nello stabilimento di Bari tutto si sia risolto per il meglio, dall’ altra sono stati denunciati ripetuti atteggiamenti antisindacali verso l’Rsu di Fiom, Giovanni Spilotros. La scorsa settimana, infatti, è stato depositato al tribunale di Bari un altro ricorso, in cui si parla di sospette “pressioni psicologiche” aziendali, che avrebbero dovuto avere riflesso negativo su tutti gli operai. Ma non solo, in quanto è stato “vittima” di accuse “letteralmente false”, racconta Spilotros. Lo hanno accusato di aver raccolto firme per sottoporre a referendum abrogativo l’accordo di Pomigliano, sottraendosi al lavoro e andando a raccogliere adesioni in altri reparti. «Tutto falso – racconta – ero in pausa e mi stavo fumando semplicemente un sigaro, come fanno tutti gli operai. Hanno dichiarato cose false e per giunta mi hanno multato, levandomi dalla busta paga mensile 3 ore di lavoro, circa 20 euro. Non sono i soldi, chiaramente. È il gesto che più fa rabbia». Non è tutto, però. Spilotros racconta che ha subito pressioni anche durante una pausa, mentre si trovava in una saletta sindacale dell’azienda, con altri colleghi. “Eravamo una decina, in pausa, a chiacchierare in una delle sale sindacali, quando è giunto un vigilante che mi ha detto “tu che fai qua, non puoi stare. Tutti siamo rimasti a bocca aperta per questo atteggiamento assurdo”. Tutto questo è stato inserito nel secondo ricorso al tribunale del Lavoro di Bari, sempre per sospetti comportamenti antisindacali di Magneti.

L’Unità 26.04.12

Condividi