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"Bersani: «La spesa sociale non si abbatte a colpi di mazza»", di Maria Zegarelli

Il Pd «Tagli mirati, non alla scuola; meglio la patrimoniale». Il Pdl «Non si tocchi la sicurezza». L’Idv: voto anticipato
Bersani d’accordo sull’urgenza di intervenire sulla spesa pubblica ma dice no ai tagli alla scuola e chiede «razionalizzazione» nella pubblica amministrazione. Alla vigilia del Cdm i partiti mettono i paletti.

Sì ai tagli nella pubblica amministrazione purché siano mirati, purché ci si lasci alle spalle definitivamente l’approccio tremontiano della linearità e si attivi invece una fase di razionalizzazione di risorse e di strutture. Il segretario Pd Pier Luigi Bersani accoglie positivamente gli interventi annunciati dal ministro per i rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, ma avverte: basta con i tagli alla scuole, meglio insistere sulle spese della Difesa.
Dall’Idv Antonio Di Pietro torna a chiedere il voto e commenta: «Finalmente la smette di massacrare i cittadini e inizia a sforbiciare gli sprechi», ma anche l’ex magistrato mette paletti: «Una cosa è eliminare la marea di auto blu che ci costano un occhio della testa, un’altra dare il colpo di grazia a un’amministrazione della giustizia che è già in ginocchio», un conto è intervenire sulle spese militari, «come lo sciagurato acquisto dei caccia F-35», un conto «intervenire sugli effettivi delle forze dell’ordine o sulle loro dotazioni tecniche».
Per Italo Bocchino, Fli, tagliare solo cinque miliardi di spesa pubblica è niente altro che una «presa in giro del governo nei confronti degli italiani», mentre dal Pdl Maurizio Gasparri suona note da campagna elettorale: «In materia di spending review sosterremo con convinzione la lotta agli sprechi e alle spese inutili. Ma non consentiremo che lo Stato abbassi la guardia nella sicurezza e nel controllo del territorio».
IL CACCIAVITE
«Non siamo stati coinvolti dice Bersani nel corso di un’intervista a Sky Tg24 ma so che c’è la possibilità di alleggerire la spesa per quello che riguarda il modo di funzionare dello Stato, comunque sono sicuro che Giarda pensa di entrare con il cacciavite in queste meccanismi perché usare la mazza non va bene». Vero è, per il segretario, che «ci sono sprechi e punti di grande sofferenza ma la spesa pubblica italiana non è più alta della media». Il punto è un altro: si spende male e l’esempio più eclatante è la Difesa, dove ci sarebbe bisogno di «una grande ristrutturazione», di una razionalizzazione della spesa corrente e di quella del mantenimento. Insomma, non basta tagliare le spese per gli F35, «occorre pensare un nuovo modello di Difesa», dice Stefano Fassina, responsabile lavoro del Pd.
Ma la grande preoccupazione resta l’enorme pressione fiscale, ormai «insostenibile» per le famiglie e le imprese italiane, soprattutto ora che la crisi è entrata nella sua fase più acuta. Secondo il segretario Pd è soltanto attraverso un’intensificazione della lotta all’evasione che si può intervenire per alleggerire il carico fiscale, «altrimenti non ne usciamo». Il carico fiscale va riequilibrato, aggiunge, perché «c’è il problema di imprenditori che spendono troppo per il lavoratore ma lui mette in tasca molto poco». Con il passare dei mesi, gli italiani che pure si fidavano del governo e del premier Monti, oggi iniziano ad accusare i colpi delle misure adottate per portare l’Italia fuori dal rischio Grecia. Cala il consenso verso il governo e per i partiti che lo sostengono diventa sempre più difficile spiegare ai loro elettori che è necessario mandare giù la medicina amara. Per questo i segretari dei partiti che sostengono Monti nei giorni scorsi hanno chiesto misure per la crescita e per questo Bersani, anche di fronte alla spending review annunciata da Giarda, insiste su interventi con il «cacciavite» e non con la «mazza».
LA PATRIMONIALE
E al Pdl (ma anche alla Lega) che, in piena campagna elettorale e di fronte ai sondaggi spietati che arrivano nelle segreterie, tornano all’attacco dell’Imu non va bene, Bersani replica che il suo partito una proposta per renderla più leggera ce l’aveva: «Un’imposta personale sui grandi patrimoni immobiliari. Presi un po’ di soldi da lì si sarebbe potuta fare l’Imu più leggera». Un’ipotesi che nel Pdl solo a sentirla avvertono sintomi da orticaria. «Maroni era lìinsiste Bersani riferendosi alle minacce di sciopero fiscale avanzate dall’ex ministro dell’Interno e da Pisapia quando abbiamo fatto questa proposta. Erano tutti lì quelli che ora si lamentano. Poi su una cosa Pisapia ha ragione: bisogna creare un meccanismo per cui l’Imu rimane ai Comuni e lo Stato non trasferisce».

da l’Unità 30.4.12

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“I sindaci: niente obiezione fiscale ma adesso l´Imu deve cambiare”, di Luisa Grion

Anci: diventi un tributo comunale. Alemanno: la Lega sbaglia. Studio dell´Ilo: “Ora la pressione tributaria rischia di bruciare altri posti di lavoro”. Tutti i partiti chiedono un patto con la Svizzera per scovare i capitali esportati

ROMA – Troppe tasse: sindaci e partiti – pur se con toni e proposte diverse – sono d´accordo sul fatto che la politica fiscale del governo Monti non va. Se la disobbedienza al fisco invocata dal leghista Maroni non fa proseliti fra i grandi Comuni, sull´idea che l´Imu vada cambiata sono tutti d´accordo. E´ vista la sensibilità dell´opinione pubblica al tema e l´imminente voto amministrativo anche Pd e Pdl mettono sul tavolo le loro carte. La Lega gioca all´opposizione, invita a non pagare l´Imu e a disdire i contratti sulla riscossione che le giunte firmano con Equitalia. Una proposta che non piace al presidente dell´Anci Graziano Delrio: «Sono contrario a chi invita alla disobbedienza civile sulle tasse, ma sono favorevole a cambiare le imposte ingiuste – commenta – i cittadini devono sapere che dietro la sigla Imu si nasconde una tassa dello Stato: piuttosto si lasci ai Comuni la gestione degli interi importi e si tolgano i trasferimenti. Le scorciatoie, però, non mi piacciono: non valevano per Berlusconi e non valgono per Monti». Quanto ai contratti con Equitalia già oggi, precisa «le amministrazioni hanno facoltà d´intervento».
Stessa lunghezza d´onda per il sindaco della Capitale, Gianni Alemanno: «Roma paga un prezzo altissimo con l´introduzione dell´Imu che è una patrimoniale mascherata: noi la riscuotiamo per girarla al governo. Ma i leghisti si devono ricordare di essere stati più volte ministri e sicuramente hanno più responsabilità dei romani per questa situazione difficile». Nemmeno nella Firenze di Matteo Renzi prende piede l´obiezione fiscale: il sindaco, pur molto critico sull´Imu, intende piuttosto agire sul fronte del Patto di Stabilità. Minaccia di violarlo e preme sul governo per svincolare almeno la spesa per investimenti.
Al di là dei Comuni, il fisco è terreno di battaglia anche per i partiti (tutti d´accordo quantomeno sulla necessità di tassare i capitali trasferiti in Svizzera). Pierluigi Bersani, leader del Pd, propone «una tassazione sui grandi patrimoni immobiliari per rendere più leggera l´Imu» e chiede «una tassa sulle transazioni finanziarie». Angelino Alfano, segretario del Pdl, vuole invece che «l´imprenditore che ha dei crediti con lo Stato non paghi le tasse per la stessa cifra». Dal coro di proteste si scosta solo Casini, leader del Terzo Polo: «Tutti mi sembrano Alice nel Paese delle meraviglie – commenta – pare che la pressione fiscale sia colpa di Monti, invece lui deve rimediare perché qualcuno, prima, ha abolito l´Ici e qualcuno, in Europa, ha sottoscritto impegni pesantissimi che ora dobbiamo onorare». Ma pressione fiscale alta, austerità e attenzione spasmodica all´equilibrio di bilancio – a scapito degli investimenti per l´occupazione – possono produrre «conseguenze disastrose» per il mercato del lavoro. Lo fa notare il rapporto dell´Ilo (l´agenzia dell´Onu che si occupa del settore) per il 2012: senza inversioni di rotta la ripresa dell´occupazione avverrà solo a fine 2016. «L´austerità fiscale associata alla deregolamentazione del mercato del lavoro non favorirà la creazione di posti a breve termine».

da La Repubblica

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