attualità, economia, lavoro

"Diritti e dignità", di Luigi Mariucci

Su cosa si puo fondare una celebrazione Non retorica del 1˚ maggio? La prima cosa da dire e che mai come ora la festa del lavoro dovrebbe assumere un carattere universale. Infatti negli ultimi decenni centinaia di milioni di persone sono uscite dalla poverta piu estrema e sono entrate nel mercato del lavoro, in Cina, India, Brasile, e in tutte le cosiddette economie emergenti. E appena il caso di ricordare che quando Marx scriveva il Capitale si occupava di qualche decina di milioni di operai industriali nel ristretto circuito della prima rivoluzione industriale. Questo e il volto positivo della globalizzazione, che tuttavia, paradossalmente, non si traduce in una maggiore forza del lavoro, ma nel suo contrario. Perche mentre il capitalismo finanziario non ha frontiere, e dilaga senza incontrare alcun contropotere, producendo le esplosioni della economia cartacea che hanno provocato la crisi piu drammatica dopo quella del 1929, il lavoro invece e ancora costretto nei confini degli Stati-nazione e non riesce ad assumere una dimensione internazionale. Questo determina una gigantesca concorrenza al ribasso nella offerta di lavoro: si chiama dumping sociale, consiste nel fatto che i nuovi lavoratori accettano condizioni deteriori, da cui i lavoratori in occidente, e in specie in Europa, si sono emancipati dopo secoli di battaglie e conquiste sociali. Del resto questo fenomeno si verifica anche all’interno dei singoli Stati nazionali: gli oltre tre milioni di immigrati extracomunitari regolari che vivono in Italia stanno qui perche accettano lavori e condizioni (nella assistenza agli anziani, nelle collaborazioni domestiche, nell’agricoltura, nel terziario e nell’industria) a cui gli italiani non sono piu disponibili. Nel mondo del lavoro si crea quindi una frattura tra chi difende le conquiste realizzate e chi invece e disponibile a qualsiasi condizione, a prescindere da ogni garanzia e tutela. Questa e la sfida principale dei tempi in cui viviamo. Mentre alla scala globale si discute, fin qui senza risultati, di meccanismi capaci di limitare lo strapotere del capitalismo finanziario, riconducendolo a un nuovo sistema di regole, sul versante del lavoro si tratta, in buona sostanza, di contrastare la guerra tra poveri e di ricostruire i fondamenti di una logica della solidarieta e dell’uguaglianza. E una storia che si ripete, sia pure in forme nuove. Basti un esempio. Agli inizi del secolo scorso i braccianti della pianura padana si misero in sciopero a oltranza: nessuno piu mungeva le mucche e governava le stalle, i raccolti andavano in malora. Gli agrari decisero cosi di reclutare i disoccupati del Polesine. Quando i braccianti padani si trovarono davanti quelle schiere di poveracci, ancora piu miseri di loro, furono per un attimo perplessi. Come combattere contro quei disgraziati? Ma alla fine decisero di fare un picchetto e impedire ai ≪crumiri≫ di prendere il loro posto. Erano gli insiders di allora, e gli altri erano gli outsiders, anche se non lo sapevano. Cosi funziona la dinamica sociale: non e vero che tutto e determinato dai meccanismi economici, la lotta, ovvero la soggettivita puo servire a cambiare il corso delle cose, a segnare una linea di confine tra i diritti e la dignita del lavoro e le esigenze del mercato. Senza questa linea di confine il mercato si prende tutto, divora ogni cosa, e non ci sono piu limiti allo sfruttamento della persona che lavora. Questo ragionamento approda a una conclusione. Nel mondo occidentale, e quindi anche qui in Europa e inItalia, le cose cambieranno profondamente. Le conquiste sociali ottenute nel secolo scorso non potranno piu essere difese nella loro attuale forma. Andranno introdotte profonde trasformazioni, come sta gia accadendo. Occorrera tuttavia valutare la differenza che corre tra l’accettare condizioni economiche e normative differenti da prima, e meno favorevoli, e cio che invece attiene alla sfera dei diritti di fondo, all’habeas corpus del cittadino-lavoratore. Questa linea di confine non e sempre facile da demarcare. E tuttavia la si puo definire, nella situazione storica determinata. Cio sara possibile se si realizza una condizione essenziale: decidere, sul piano anzitutto culturale e dell’etica pubblica, di rivalutare il lavoro in tutte le sue forme, a partire da quelle piu semplici, dal lavoro manuale e produttivo. Basti ricordare la frase piu illuminante detta da un operaio della ThyssenKrupp dopo la strage dei sette lavoratori bruciati vivi in quello stabilimento: ≪Noi quando andiamo in discoteca il sabato sera ci vergogniamo di dire che siamo operai: diciamo che siamo impiegati ≫. Questo e il punto. Fare in modo che gli operai smettano di vergognarsi di esserlo e restituire al lavoro, in tutte le sue forme, dignita e diritti di cittadinanza e il programma fondamentale di una forza politica che si candidi a governare l’alternativa possibile

l’Unità 01.05.12

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ORNELLA 51
Ospite
ORNELLA 51 attenzione: maggio 3rd, 2012 at 5:26 pm Come possono lavorare i giovani d’ora in poi, se il mercato del lavoro è occupato da anziani obbligati a restare con le riforma Fornero? Ho sentito di un giovane che prende 8OO EURO per la disoccupazione ed essendogli capitato un lavoro serale di poche ore ha dovuto rinunciarvi perchè il cambio non era conveniente. Siamo sicuri che i giovani vengono trattati con dignità? Non sarebbe opportuno lasciare loro spazio senza dover chiedere loro di creare nuovi lavori. Senza esperienze, seppur creativi, possono solo imbottigliare le “balle” che gli vogliono far credere.… Leggi il resto »
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