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Bersani: «L’Italia di domani sarà governata dal Pd», di Simone Collini

Il segretario riunisce il gruppo dirigente e annuncia un pressing sul premier. Dall’esecutivo servono risposte su esodati, taglio dell’Imu e sui grandi patrimoni. Senza il Pd, oggi, l’Italia non può essere governata. E non può che essere costruita attorno al Pd, domani, una credibile proposta di governo. Pier Luigi Bersani riunisce al Nazareno il gruppo dirigente del partito ed è questo il ragionamento che viene fatto alla luce del risultato elettorale.
La strategia pianificata nel corso dell’incontro a porte chiuse prevede ora un pressing su Monti per dare risposte ai temi sociali che, viene detto, sono alla base del disagio emerso dal voto amministrativo, una particolare attenzione ai ballottaggi nelle città del nord e, per il più lungo periodo, la costruzione di un’alleanza tra progressisti e forze moderate che avrà nel Pd il baricentro. O, come dice Bersani aprendo la riunione con gli altri dirigenti del partito, «il perno al servizio della riscossa del Paese». Il voto di domenica e lunedì induce all’ottimismo. Tanto che il segretario del Pd si dice convinto di una cosa: «Oggi nei Comuni, domani vinceremo in Italia».
I dati definitivi arrivati da tutta Italia al Nazareno confermano quello che Bersani aveva detto a spoglio delle schede in corso, e cioè che di fronte al tracollo del Pdl, il calo di consensi per la Lega, Udc fermo al palo («l’alternativa non si fa nei salotti»), il Pd è l’unico partito a uscire rafforzato da questa tornata elettorale. Al punto, viene aggiunto ora a scrutinio concluso, da far registrare un successo anche in regioni tradizionalmente dominate da Pdl e Lega. Gli occhi sono puntati in particolare sulla Lombardia, su città simbolo come Como e Monza, dove la Lega è rimasta fuori dai ballottaggi. E il Pd parte in vantaggio anche ad Alessandria, Asti, Genova. Per questo Bersani è convinto che tra due domeniche il suo partito possa andare alla conquista di un nord che «dopo anni di malgoverno e tradimento di Pdl e Lega ora deve tornare ad essere, in reciprocità col sud, la locomotiva del Paese».
I numeri portati alla riunione del gruppo dirigente dal responsabile Organizzazione Nico Stumpo dicono che il Pd, calcolando le liste civiche direttamente collegate al partito, ha incassato circa il 26% dei consensi (il Pdl dice il 30%, per poter dire che il Pd ha preso soltanto due punti percentuali in più del suo 28%, ma sono dati difficilmente verificabili). Dicono anche che dei 26 Comuni capoluogo tre (La Spezia, Pistoia e Brindisi) sono andati al primo turno al centrosinistra e 2 (Gorizia e Lecce) al Pdl. Nei 20 Comuni che andranno al ballottaggio, il centrosinistra parte in vantaggio in 13 sfide (si partiva da 18 a 8 a favore del centrodestra).
PRESSING SU MONTI
Dati che spingono Bersani a incitare i suoi («Ora lavoriamo pancia a terra per i ballottaggi, domani vinceremo in Italia») ma che non rappresentano l’intero quadro uscito dal voto amministrativo. I consensi incassati da Beppe Grillo non vengono sottovalutati, soprattutto perché sono frutto di un «disagio» con cui il governo deve fare i conti. Bersani è convinto che serva «un po’ di positività» perché «da troppi mesi non c’è qualcosa di positivo in Italia».
Soprattutto, per il leader dei Democratici, Monti deve dare un segnale ascoltando le proposte avanzate in questi mesi dal Pd, dall’attivare subito i pagamenti alle imprese da parte della Pubblica amministrazione all’alleggerimento dell’Imu mettendo un’imposta sui grandi patrimoni, dalla revisione del patto di stabilità interno per consentire ai Comuni di fare investimenti alla necessità di trovare una rapida e certa soluzione alla questione degli esodati. Queste sono le «priorità» che il Pd mette sul tavolo, a cui vanno aggiunte poi misure da sostenere a livello europeo, come i project bond e la tassazione sulle transazioni finanziarie («ribadiamo lealtà al governo e parliamo anche con i progressisti europei», dice Bersani).
Per rispondere al disagio emerso dal voto bisogna però anche realizzare le tante riforme da troppo tempo annunciate senza che sia stato raggiunto l’obiettivo. Per questo il Pd, al Senato, ha chiesto di accelerare l’approvazione della riforma del mercato del lavoro, trovandosi però di fronte a una frenata del Pdl. E per questo ora i deputati del Pd stanno provando a trovare una corsia preferenziale sulla riforma del finanziamento pubblico, per il quale ieri hanno presentato un emendamento che propone di dimezzare (e non di ridurre del 33% come è attualmente scritto nel testo depositato in commissione Affari costituzionali della Camera) la tranche di rimborsi elettorali prevista per la fine di luglio.
Anche sulla legge elettorale a questo punto il Pd pensa di poter proseguire il confronto da una posizione di maggiore forza. Il voto amministrativo ha mostrato tutti i rischi insiti in un sistema elettorale proporzionale. Per questo ora il Pd tornerà ad insistere per arginare la frammentazione e per facilitare l’operazione che punta ad aggregare «contro destra e populismi vari» i progressisti e i moderati sulla necessità di andare verso un sistema di voto che preveda il doppio turno e collegi uninominali.

l’Unità 09.05.12

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Appello a Monti: ora più crescita. Bersani batte cassa: investimenti, Imu più leggera, patrimoniale e soluzione esodati. Serve positività, di Carlo Bertini

Le speranze Il segretario del Pd Bersani: «Domani vinceremo» «Oggi vinciamo nei Comuni, domani in Italia», sentenzia Pierluigi Bersani aprendo il summit dei massimi dirigenti del suo partito. Dando così il via a quella che dovrebbe essere la lunga corsa verso il successo alle politiche dell’anno prossimo, ma senza poter dire con quali compagni di avventura; se non ripetendo che resta valida la proposta di un Pd «baricentro di una coalizione aperta alle forze progressiste e moderate».
Due ore prima di sedersi al «caminetto» dei big, il sorriso sornione stampato in volto di Beppe Fioroni, vecchia scuola Dc, è tutto da decifrare quando nel cortile della Camera gela i facili entusiasmi dei suoi compagni di partito che sbandierano come buon risultato il 25% ottenuto in media nei capoluoghi. «Perché di “ABC” si potrebbe dire che A si è dissolto, C è in rianimazione e B combatte per sopravvivere». Tradotto, se il Pdl si dissolve, resta un blocco sociale che vuole essere rappresentato e dato che in politica i vuoti si riempiono sempre, «se i miei pensano di vincere con la foto di Vasto si sbagliano. Il Pd dovrebbe presentarsi al Paese con un’alleanza con Casini tirando dentro magari anche Vendola e forse qualcuno eviterebbe di costruire una nuova offerta per gli elettori moderati… ».
Ecco, questo è solo uno degli effetti indotti da questo voto nel partito di Bersani: alimentare le fibrillazioni dei moderati che non vogliono una riedizione dell’Unione e che vorrebbero stringere all’angolo Casini per fargli risolvere la crisi d’identità. Da una diversa angolazione, anche D’Alema, tra un colloquio e l’altro con Vendola e Di Pietro alla Camera, lancia avvisi ai naviganti. «Senza di noi non si governa, Casini decida cosa vuole fare e Di Pietro la smetta di polemizzare, altrimenti è impossibile collaborare». Il secondo effetto indotto da questa prima tornata delle Comunali è alzare il livello di pressing su Monti da qui ai ballottaggi. Anche se ciò comporta il rischio, per dirla con il liberal Paolo Gentiloni, di fomentare «chi vorrebbe recitare la parte di forza di lotta e di governo facendo diventare contagioso l’atteggiamento del Pdl». E se un moderato come lo stesso Fioroni dice che «votare a ottobre sarebbe una follia ma ora dal governo ci vogliono fatti e meno chiacchiere», è immaginabile che aria tira dalle parti dei pasdaran della sinistra Pd. Dove uno degli slogan è «tirare la corda del governo senza strapparla». Quindi va da sé che Bersani benedica la giornata di lotta unitaria del 2 giugno dei sindacati, che i filo-Cgil come Damiano incalzino il governo a risolvere subito il nodo degli esodati per procedere con la riforma del lavoro.
«Ribadiamo lealtà al governo, ma chiediamo di essere ascoltati perché abbiamo qualcosa da dire», alza la voce Bersani. Che stila l’elenco delle richieste a Monti. «Bisogna pensare ai “project bond”, a una tassa sulle transazioni finanziarie, a sbloccare subito i pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione verso le imprese. Bisogna alleggerire l’Imu mettendo un’imposta sui grandi patrimoni personali, far ripartire gli investimenti, risolvere la situazione degli esodati». Insomma, «serve un po’ di positività. Da troppi mesi non c’è qualcosa di positivo per l’Italia».
Ma ci sarà un motivo se, dopo la relazione del segretario, il meeting tra i big si sia sciolto con una «mozione d’ordine» proposta da Fassino e accolta all’unanimità: «Aggiornare il dibattito sugli scenari futuri, sulle alleanze e sulla legge elettorale a dopo i ballottaggi» vuol dire evitare polemiche perniciose in giorni in cui deve essere la propaganda a trionfare. «Che serietà può avere un gruppo dirigente che dalla sera alla mattina cambia idea su monarchia o repubblica? », si infervora Arturo Parisi al solo sentir pronunciare la formula doppio turno, peraltro cara ai bipolaristi. «Se c’è una cosa buona di questo voto è che ci siamo tolti dai piedi la bozza Violante», commentava la Bindi in Transatlantico. Dibattito bollente, difficile da rinviare…

La Stampa 09.05.12

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