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"Fondamentalisti in marcia A Roma corteo anti-194", di Massimo Franchi

Corteo a Roma contro la legge sull’aborto con toni da crociata. A guidarlo è il sindaco Alemanno in compagnia dei fondamentalisti e di Forza Nuova. Slogan contro lo «sterminio di Stato». È polemica. Il Pd: una manifestazione estremista. Crocifissi portati in parata, preghiere e slogan contro l’aborto. I fondamentalisti di Militia Christi ben visibili e il sindaco Alemanno, vestito sportivo, che saluta tutti e poi si mette in bella posa con la fascia tricolore. E a chi gli chiede: «Ma non ti vergogni?», risponde piccato: «Ma che vuoi?».
Sotto un solleone estivo la (seconda) Marcia per la vita ieri mattina ha visto sfilare un lungo serpentone nel centro di Roma, dal Colosseo a Castel Sant’Angelo, confine del Vaticano. Quindicimila persone, secondo gli organizzatori, hanno marciato esplicitamente «contro le leggi abortiste». E che nel mirino ci fosse la 194, approvata 34 anni fa (l’anniversario arriverà martedì 22
maggio) lo conferma la sparata arrivata a fine giornata dal leader di Forza Nuova, Roberto Fiore: «Quella di oggi è stata la più imponente manifestazione “pro vita” che l’Italia ha visto negli ultimi decenni. Non ho dubbi che il Movimento “pro vita” sia oramai pronto per la grande battaglia referendaria per l’abrogazione della 194. Infatti, uno dei passaggi fondamentali da affrontare perché l’Italia esca dalla crisi che la attanaglia, è proprio quel cambiamento del senso delle leggi che permettono ancora, che milioni di figli vengano uccisi nel grembo delle proprie madri».
Alla partenza i partecipanti sono stati accolti dallo striscione delle femministe che penzolava da Colle Oppio: «Aborto clandestino, profitto di milioni, è questa la morale di preti e padroni». Nessuna tensione, solo civile contestazione per una manifestazione che ha diviso la città.
La manifestazione ha ricevuto l’adesione di numerosi ecclesiastici di peso, a partire dai cardinali Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, e Angelo Bagnasco, presidente della Cei. «L’ iniziativa è già stata incoraggiata da un gran numero di vescovi e cardinali, italiani e stranieri, di associazioni e di fedeli», hanno specificato gli organizzatori. Da parte sua il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha fine marcia ha commentato: «Il messaggio è che nessuna donna, nessuna famiglia, deve essere costretta a rinunciare ad avere un figlio. Roma è mobilitata da sempre per il valore della famiglia». Tra i partecipanti anche il presidente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri:
PD: STRUMENTALIZZAZIONE
Sabato aveva destato perplessità la decisione di partecipare da parte dell’ex vicesindaco del Pd ed esponente cattolica del partito Maria Pia Garavaglia. Ma ieri è arrivato il dietrofront: «Di fronte alla evidente strumentalizzazione di questo evento, con forze politiche di estrema destra che hanno partecipato dando un evidente segno politico alla Marcia, ritiro la mia adesione nella speranza che temi cosi importanti vengano considerati con la serietà che gli spetta». Per il consigliere capitolino Pd Dario Nanni, «facendo sfilare l’istituzione di Roma Capitale a fianco di gruppi neofascisti, omofobi e antisemiti come Forza Nuova e Militia Christi il sindaco si è assunto la responsabilità di esprimere per la città una posizione minoritaria ed estremista che addita le donne che hanno dovuto ricorrere alla interruzione di gravidanza come assassine».
Passati i fondamentalisti cristiani, i Fori Imperiali sono stati invasi dai bambini: giocavano a pallone e andavano in bicicletta. Due appuntamenti sportivi e sociali. Un’altra marcia per la vita.

l’Unità 14.05.12

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“Un sindaco 
che dimentica di rappresentare tutta la città”, di Maria Zegarelli

MANIFESTARE PER LE PROPRIE IDEE È UN DIRITTO. ANCHE QUANDO SONO MINORITARIE, DI PARTE. Ma un sindaco, il sindaco di Roma in questo caso, rappresenta tutta la città e tutti i suoi cittadini. Non dovrebbe dimenticarlo mai e dovrebbe almeno evitare di mescolarsi con compagnie estremiste, cantori di slogan violenti, fautori della contrapposizione e dell’odio.
Il patrocinio del Comune di Roma alla manifestazione contro la legge 194, a cui hanno preso parte anche Forza Nuova e Militia Christi, è stato un grave errore di Gianni Alemanno. Le istituzioni non sono di parte, sono di tutti gli uomini e le donne che rappresentano. Il punto non è soltanto l’opposizione dichiarata a una legge dello Stato, che il Comune, in quanto istituzione, è chiamato a rispettare: il problema più grave ieri era rappresentato dall’insopportabile aggressività contro le donne, definite «assassine» e partecipi di «omicidi di Stato». Con il sindaco che sfilava accanto a chi gridava.
L’aborto non è un diritto assoluto, ma è una scelta che la donna compie con sofferenza e verso la quale ognuno deve porsi innanzitutto con rispetto. Nessuno, tanto meno un rappresentante delle istituzioni, può lanciare accuse pesanti come quelle che sono partite ieri da quella piazza. Gridare «assassine» e definire «omicidio di stato» l’interruzione di gravidanza nelle strutture pubbliche non è libertà di espressione. Anche perché la 194 non si propone di liberalizzare l’aborto: non è questo lo spirito su cui si fonda. Promuove la maternità e tutela la donna nel caso in cui il suo stato psicologico e fisico la inducono a fare una scelta diversa. Si può discutere sulle modalità di applicazione, si può e si devechiedere una sua completa attuazione, ma intanto, anzitutto, bisognerebbe fare i conti con lo stato in cui versano i consultori, con personale insufficiente spesso chiamato a sopperire alle croniche carenze strutturali con risorse ormai inesistenti e un’utenza che fatica a trovare risposte. L’Italia è uno Stato laico. Un sindaco non può stare con una parte della sua città che insulta coloro che la pensano in modo diverso.

l’Unità 14.5.12

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“Quo vadis Alemanno?”, di Vittorio Emiliani

Il declino di Roma nell’era della destra al potere
Degrado a vista nel centro storico, escalation di violenze, pasticci nello sport e nella cultura: ecco come gestire (male) una capitale
Il rugby romano sarà presto soltanto un ricordo. Il basket – un glorioso passato di scudetti fra ginnastica Roma e Virtus –
rischia di sparire dalla prima serie. Lo stesso può capitare al volley. Mentre le due squadre di calcio sono decisamente lontane, soprattutto la Roma, da Juve e Milan. La decadenza di una grande città si misura anche da questi fenomeni e segnali. Poi ve ne sono di più allarmanti, certo. Roma era la capitale europea di gran lunga più sicura. Con un tasso di omicidi talmente basso che, in Italia, veniva subito dopo Venezia e Bologna, le più «tranquille», precedendo Firenze, Genova, Torino. Un omicidio volontario ogni 100.000 romani nel 2007, contro 1,7 omicidi di Milano e 1,5 della media italiana. Nell’ultimo anno c’è stata una escalation di ammazzamenti del 30 %. Impressionante.
Tutto è cambiato, in peggio. La violenza è di molto aumentata, come la smodatezza delle bevute dovuta anche all’assurdo allargamento degli orari in grandi piazze come Campo de’ Fiori, o a Monti, dove spesso scoppiano risse e si registrano accoltellamenti (l’ultimo di un giovane americano intervenuto a fare da paciere, qualche notte fa). L’ultimo decreto del governo dilata assurdamente orari e bevute. Ma il ministro Cancellieri non ha dato risposta alcuna alla denuncia allarmata in tal senso del senatore Zanda. Perché?
Con Alemanno i pullman turistici, per il Giubileo attestati in parcheggi esterni ben controllati,
scorrazzano per Roma antica e parcheggiano, come minimo, sui Lungotevere rendendo più difficile un traffico sempre al limite del collasso. Il centro storico è una sorta di «mangiatoia» continua, senza più orari, fino a notte fonda. I cosiddetti «dehors», orribili gazebos di plastica con stufe incorporate, di fatto impediscono la vista di chiese e palazzi. Erano stati in parte rimossi dal I ̊ Municipio col «sì» della Soprintendenza statale. Ma Alemanno li ha prorogati fino a che non è sopravvenuta la primavera e non sono stati più indispensabili. Restano enormi ombrelloni con scritte pacchiane, menù goffi e ingombranti, camerieri che sollecitano i turisti a sedersi.
LA FORESTA DEI CARTELLONI
Fuori le mura cresce la foresta dei cartelloni pubblicitari. Dentro, la marea di tavolini e di seggiole di plastica invade senza regole né limiti anche piazza Navona trasformata in una bolgia dalla quale i vecchi «pittori», ritrattisti o caricaturisti, sono di fatto spariti (saranno due o tre). L’arredo dei pubblici esercizi è precipitato. Per la prima volta i distributori automatici di coca-cola sono esposti nel gran teatro di Bernini e Borromini.
Nei vicoli e nelle strade intorno va pure peggio. Tor Millina ha raggiunto livelli di degradazione spaventosi. Fra pedoni e tavolini di plasticaccia sgasano, anche alle 13, camion e furgoni: portano cibi surgelati precucinati (nell’aria si diffondono odori inquietanti), oppure soltanto acque minerali, notoriamente deperibilissime. Anche in questo caso, niente limiti. Né vigili urbani in strada. Un caos e un frastuono continui. L’altra notte due vigilesse sono dovute battere in ritirata davanti ad una festa fracassona, a notte fonda, a Madonna dei Monti. E i residenti veri sono scesi sotto i 90.000, contro i 100-110.000 di pochi anni fa.
Penosa pure la gestione dei grandi servizi pubblici: tassa sui rifiuti decisamente elevata e raccolta differenziata poco efficiente. Così la spaventosa maxi-discarica di Malagrotta rimane un incubo. Le municipalizzate sono state affidate a manager «di fiducia» rivelatisi una frana, ad ex compagni «fasci», e a una corte di parenti, famigli e affini. Ed ora si vuol svendere una quota importante dell’Acea un tempo solida e sicura.
La politica culturale si è abbassata di livello, a parte il successo di Musica per Roma e di Santa Cecilia (dove nulla, per fortuna, è cambiato). Un pasticciaccio come quello per la Festa del Cinema era, qualche anno fa, inimmaginabile: ci si è intestarditi a cacciare una direttrice valida per far posto ad un direttore costoso e certamente «pesante», aprendo conflitti di date e altro con Torino e Firenze. Al Maxxi la Fondazione procedeva, con entrate proprie superiori al 50 per cento (più del Louvre che è al 40). La si è voluta commissariare, grazie alla latitanza del ministro «tecnico» (?), costringendo alle dimissioni uno stimato dirigente come Pio Baldi, ex soprintendente di valore. Si è parlato dell’ex McDonald’s Mario Resca, sodale di Berlusconi, ma l’hanno «promosso» all’Acqua Marcia. E dell’onnipresente/onnipotente Emmanuele Emanuele che gioca in doppio con Vittorio Sgarbi sempre alla ricerca di «promozioni», chissà.
Non va meglio, come dicevo, sul piano sportivo. Toti, dopo una stagione più che deludente, passa la mano per il basket e non si vede chi possa subentrare con progetti seri e capitali freschi. Non sta meglio la pallavolo, altro sport nel quale Roma eccelleva. Nel calcio la Lazio, tutto sommato, non demerita, anche se il suo presidente vuole soprattutto cubature attorno al nuovo stadio in una zona piena di vincoli. L’AS Roma sembra in stato confusionale: fuori dalla Champion’s e molto probabilmente dall’Europa League, ha raggiunto il record di espulsioni e fatto deprezzare taluni acquisti costosi, mentre il corso delle azioni è precipitato in Borsa da 1,09 €(primo trimestre 2011) all’attuale livello di 0,38-40 (60-65 %). Ora Luis Enrique ha deciso di lasciare ed è possibile che torni Vincenzo Montella che già allenava la Roma ed era stato indotto ad emigrare al Catania (dove ha fatto benissimo) da quei dirigenti che ora lo richiamano. Un colpo di genio.
Intanto i centurioni romani, tollerati per anni al Colosseo, rifluiscono da lì verso il Pantheon, in cerca di una qualche «rendita». Anche per loro si profila il Parco tematico della romanità, una gigantesca Roma di cartapesta e cartongesso. Tanto per promuovere un’altra abbuffata di Agro romano. Qualcuno ricorda ancora i fasti alemanniani a tutto gas della Formula 1 all’EUR? Cittadini romani, le idee son queste.

l’Unità 14.05.12

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