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Edilizia, settore da rilanciare «Serve legalità», di Giuseppe Vespo

Quando ero piccolo guardavo i turisti passeggiare sotto la pioggia per le vie di Pompei », racconta ai suoi colleghi Costantino da Boscoreale. «Oggi quando piove a Pompei guardo crollare i muri: il parco del Vesuvio è diventato una discarica a cielo aperto, e da terra d’origine protetta la nostra è diventata terra di “monnezza” protetta. Ecco i frutti di una sciagurata gestione del territorio». Genova, Teatro della Gioventù. La Fillea-Cgil riunisce i suoi delegati e Costantino Aniello è il primo a salire sul palco. Prima di lui, Silvano Chiantia, segretario degli edili Cgil nel capoluogo ligure ha aperto i lavori dell’assemblea ricordando il disastro dell’alluvione che a novembre di un anno fa ha colpito le Cinque Terre e Genova. Un triste riferimento subito colto dal suo compagno delegato napoletano, che di «gestioni sciagurate» sembra intendersene. «Quando ho cominciato a lavorare portavamo alla luce reperti storici – racconta Costantino – oggi anche la nostra cooperativa deve sottostare alle logiche della cementificazione». Ma non basta: «Da noi l’edilizia è morta: su trecento, tra soci e dipendenti della Edil Atellana, la metà siamo in mobilità». Una parola, e una condizione, comune nel mondo della crisi, che nel settore dei cantieri ha già fatto sparire quattrocentomila posti di lavoro. In pochi anni, secondo i dati degli edili Cgil, i fatturati delle imprese sono calati ai minimi storici e gli investimenti segnano un meno trenta per cento. Non ci sono sconti neanche per i più famosi, per i marchi che hanno segnato parte dello sviluppo di questo Paese. Ce lo ricorda Donato Suffoletta, arrivato a Genova da Pesaro, dove è dipendente della Iterby, azienda controllata dal gruppo Berloni. «Su cento dipendenti, 94 siamo in cassa straordinaria – dice il delegato – L’azienda è in difficoltà ma sta provando a rilanciarsi, ad innovare.È l’unica strada da seguire. Dalle nostre parti, salvo Scavolini che è un’eccellenza perché ha investito in tecnologia, tutti soffrono la crisi. Il gruppo Berloni ha dovuto chiudere il settore delle camerette, dove lavoravano 170 operai diretti. E alla fine dell’anno, se la cassa in deroga non verrà rinnovata nella nostra provincia parecchia gente rischia di ritrovarsi in mobilità». Storie comuni, cartoline dal fronte del lavoro che arrivano da angoli lontani del Paese, anche dalle zone più ricche, che se fosse per le cronache nazionali sembrerebbero immuni alla impasse economica generale. Simone Cavalieri è di Rovereto. È un archeologo, delegato Fillea ma disoccupato ormai dal 2009. La sua, e quella dei suoi colleghi rimasti a spasso, è una vicenda finita in Tribunale. Una storia che, racconta Simone, riguarda 24 professionisti che non lavorano più, che non entrano più in cantiere da quando hanno scoperto che l’azienda nella quale erano impegnati non applicava loro il contratto dell’edilizia, quello di riferimento per gli archeologi,ma quello degli studi professionali. Simone e i suoi colleghi chiedono spiegazioni, si mobilitano, e alla scadenza i loro contratti a termine non vengono rinnovati. Così decidono di raccontare tutto con una lettera alla provincia di Trento. Da allora non hanno più un impiego. Noi diciamo «no» all’«edilizia stracciona e dell’irregolarità», dice dal palco il segretario generale della Fillea-Cgil, Walter Schiavella, un attimo prima di esprimere la sua solidarietà all’Ance, l’associazione dei costruttori, che ieri ha pubblicamente chiesto al governo i dovuti pagamenti da parte delle amministrazioni pubbliche. «Una pratica che ha prodotto drammi sociali, economici e purtroppo anche personali – la definisce Schiavella – D’altra parte però vogliamo chiedere a quelle stesse imprese più coerenza nel dare sostanza all’idea di edilizia moderna e sostenibile, dando seguito ai principi condivisi degli Stati Generali delle Costruzioni». È questa la via tracciata dalla Fillea per uscire dalla crisi: «Innovazione, risparmio energetico e un modello basato sulla sostenibilità ambientale e sociale». Tutti obiettivi che rientreranno nella piattaforma che il sindacato cercherà di costruire unitariamente a Filca-Cisl e Fenal-Uil per il rinnovo del prossimo contratto di categoria. Per un settore che il governo potrebbe aiutare «allentando il patto di stabilità dei Comuni che hanno soldi in cassa e favorendo gli investimenti», conclude Susanna Camusso, segretaria Cgil nel suo intervento.

l’Unità 16.05.12

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