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Lo spiraglio tedesco "Ora serve unità" di Claudio Tito

«Nessuno di noi può correre il rischio di presentarsi e presentare l´Europa disunita. Né al prossimo G8 di Camp David, né ai prossimi vertici di Bruxelles». Le espressioni di ottimismo sono state lasciate in un angolo. Per tutti la situazione è «difficilissima». La tensione alle stelle. E anche la Conference Call che ha riunito i quattro soci fondatori dell´Unione europea, l´allarme è stato costantemente altissimo. Del resto, la drammatica crisi in Grecia, i dati delle borse continentali e quelli ancor più preoccupanti degli spread con il bund tedesco non potevano rappresentare un segno di incoraggiamento. L´indice di Milano ha toccato il minimo storico dal 2009 e la distanza tra i btp italiani e i buoni di Berlino sono di nuovo schizzati oltre quota 450.
Ma per la prima volta Angela Merkel ha aperto un piccolo spiraglio di fiducia. Una disponibilità a valutare se e come allentare i vincoli sugli investimenti; e a rafforzare progetti come quelli sull´agenda digitale che al momento prevede tappe di lungo periodo fino al 2020. Quella frase pronunciata al termine del confronto telefonico ha dunque strappato un sorriso ai suoi interlocutori. A Mario Monti, a Francois Hollande e David Cameron. Che hanno interpretato l´invito della Cancelliera come una disponibilità a trattare. A discutere sui percorsi che l´Europa deve intraprendere per la crescita. Ma soprattutto su quelli per salvare un progetto che rischia di esplodere.
E l´appuntamento cruciale è già stato fissato. È quello del prossimo 23 maggio. Quando si riunirà il Consiglio europeo straordinario. In quella sede e per quella data – è stata la sostanziale intesa tra i quattro leader insieme al presidente della Commissione Barroso e a quello del Consiglio Van Rompuy – una rotta va tracciata. Il G8 che prende il via oggi negli States può essere, invece, solo una “stazione” di avvicinamento. Nella quale l´Europa – hanno concordato – deve almeno apparire coesa. Per poi affrontare la prossima settimana i «nostri problemi»
Certo, nel “quadrangolare” di ieri nessuno si è potuto avventurare nella concretezza delle misure e qualche momento di incomprensione non è mancato. La strada che porta ad un patto definitivo per la crescita è ancora da segnare. Ma questa volta almeno alcune indicazioni sono comunque emerse: a cominciare dalla riflessione sulla cosiddetta “golden rule”, la possibilità di scorporare in tutto o in parte la spesa per investimenti dal calcolo del deficit.
Ad aprire l´incontro è stato Van Rompuy. Che, però, ha ceduto immediatamente la parola al premier italiano. Un´introduzione centrata su un solo concetto: «crescita». «Sviluppo e crescita vanno realizzati con gli investimenti», ha ripetuto Monti. Facendo così un esplicito riferimento alla cosiddetta “golden rule”. Il monito greco, però, è ancora troppo vivo. I “quattro big” osservano le vicende di Atene con un misto di prudenza e terrore. Il capo del governo italiano lo sa. «Nello stesso tempo – ha infatti aggiunto – nessun cedimento va fatto sul controllo del debito». Consapevole che a Bruxelles molti si interrogano sulla tenuta della «strana maggioranza» e in primo luogo sulla responsabilità del Pdl berlusconiano, il Professore ha subito puntualizzato. «Da noi, di certo, non ci sarà alcun cedimento sul controllo del debito».
Il primo ministro britannico è stato ancora più esplicito sul futuro dell´Unione. Forse meno vincolato dalla non appartenenza all´area euro, ha compiuto un passo in più. Per uscire dalla crisi «bisogna favorire la domanda». Non solo. Da Downing street chiede un rafforzamento del fondo Salva-Stati e soprattutto l´introduzione degli “Eurobond”, la vera bestia nera della Cancelliera. I titoli di debito europei, però, costituiscono per Cameron un´arma insostituibile: «L´unico strumento in grado di evitare la rottura dell´euro».
La risposta della Merkel è pressochè immediata. «Attenzione a rafforzare solo la domanda». La paura di Berlino, infatti, è che favorire il circuito degli acquisti con strumenti di stampo keynesiano possa rappresentare una giustificazione collettiva per gli “Stati spendaccioni”. «Dobbiamo rafforzare l´offerta per dare corpo alla domanda». E quasi per prevenire le risposte del socialista Hollande, ha fatto riferimento alla linea della Spd, i socialdemocratici tedeschi. Che, a suo giudizio, non sono favorevoli ad allargare indiscriminatamente i cordoni della borsa.
Il presidente francese, solo da due giorni all´Eliseo, sceglie una linea prudenziale. Spesso ha offerto la sponda al premier italiano ed è sembrato attento a studiare le mosse dei suoi interlocutori.
Per un momento si è affacciato sul “tavolo” anche l´invito rivolto dal Fondo Monetario alla Bce sul tasso di sconto: serve un taglio all´attuale 1% per agevolare la ripresa, dicono a Washington. La richiesta ha avuto un´accoglienza favorevole nel “summit telematico”. Non a caso l´argomento verrà trattato “informalmente” prima che si riunisca nuovamente il board di Francoforte.
La Grecia resta lo sfondo all´interno del quale i quattro leader si confrontano. L´impegno è di tentarne comunque il salvataggio. I costi di un default ricadrebbero quantitativamente in primo luogo su Germania e Francia. E avrebbero un effetto domino su gli altri paesi “sotto osservazione”: Portogallo, Spagna e in parte Italia. «Ma – ripetono – Atene deve mantenere almeno alcuni impegni».
E, alla fine, insieme alla Merkel anche Monti ha ripetuto l´appello all´unità: «Dobbiamo compiere tutti i tentativi per mantenere coesa l´Europa».

La Repubblica 18.05.12

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