Mese: giugno 2012

"Dieci imprenditori e il patto nella tenda", di Francesco Alberti

La normalità, per ora, è una luce molto fioca a Cavezzo, nel modenese, uno dei comuni più colpiti dal terremoto del 29 maggio. Ma la data della svolta c’è: giovedì 28 giugno, ore 15.30. Sotto un tendone bianco, con un caldo feroce, i principali imprenditori della zona si sono riuniti con un intento comune: ripartire. Al bar «Luna e Sole» del cinese Du Jinmin, il tifo è rigorosamente antisismico e ai gol di Balotelli si esulta sottovoce: «Sai mai che venga giù qualcos’altro…». La sera di Italia-Germania hanno messo la televisione sotto il portico («Metti che arrivi una scossa a tradimento…») con il risultato, affascinante e grottesco, di avere un occhio sui ragazzi di Prandelli e l’altro sulle macerie di quello che è stato un supermercato e su una piazza, piazza Martiri, che sembra il set di un film di guerra. «Tengono botta», qui a Cavezzo, nel senso tutto modenese di gente che non si rassegna e non si rassegnerà mai. Ma, accidenti, se sono messi male. Dei 7 mila e rotti abitanti, «più della …

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"Bersani: basta polemiche, pensiamo al Paese", di Simone Collini

Bersani non si farà tirare dentro il dibattito che si è aperto attorno alle primarie. Né, dopo l’apertura di Casini a un patto per governare tra progressisti e moderati, vuole entrare nella polemica sulle alleanze. «In momenti così importanti ci sarebbe la necessità di stare un po’ più tranquilli», si è sfogato ieri con i suoi quando gli sono stati riferiti i contenuti della conferenza stampa di Vendola e Di Pietro. «Il punto vero è se siamo in grado di costruire un centrosinistra di governo che si allea con un centro moderato per ricostruire il Paese. Bisogna essere all’altezza del compito, e mostrarlo in modo chiaro». Quanto al lamentato veto su Di Pietro, Bersani nega che sia questa l’intenzione del Pd, però ha già avuto modo di far filtrare che non potranno essere siglati accordi né con chi attacca le istituzioni (e gli auguri dell’ex pm a Napolitano non cancellano le bordate dei giorni scorsi) né con chi polemizza con gli alleati per ottenere qualche consenso in più: «Serve una coalizione stabile, non la riedizione …

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"La nuova stabilità del premier", di Stefano Folli

Da Bruxelles il presidente del Consiglio porta a casa la ricetta di una discreta stabilità politica. All’improvviso tutte le discussioni, peraltro fuorvianti e mediatiche, sulle elezioni anticipate in autunno vanno fuori corso come la vecchia moneta. Era abbastanza ovvio e il capo dello Stato aveva già chiarito il punto prima del vertice europeo. Ma tant’è: le nevrosi politiche si auto-alimentano finché un evento spezza il cortocircuito. Questa volta gli eventi sono due, legati insieme dal filo misterioso delle coincidenze. La vittoria della nazionale di calcio contro la Germania e subito dopo il successo personale di Monti nel definire l’intesa europea hanno creato quella speciale miscela che si realizza in certi frangenti storici e determina svolte significative. I fautori del rovesciamento del tavolo governativo e della corsa al voto si sono fatti silenziosi. Come dice Giuliano Cazzola, «nel Pdl alla fine hanno avuto ragione i pro-Monti». Quei pro-Monti, si potrebbe aggiungere, che per giorni avevano dovuto subìre la dura offensiva interna dei falchi anti-governo. Con Berlusconi ambiguo fra le due posizioni, finché all’ultimo, con quell’intuito realistico …

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"L’Europa riparte da qui", di Raffaella Cascioli

Una vittoria di squadra per il futuro dell’Europa. Una vittoria in cui sarebbe sbagliato stilare una classifica, sebbene a imporsi siano stati due fuoriclasse italiani del calibro di Mario Monti e Mario Draghi. È principalmente a loro che si deve il primo, concreto e compatto, passo in avanti compiuto da tutti i partner europei verso una nuova idea di integrazione comunitaria che non dimentica la solidarietà, stimola la crescita e premia il rigore. Un risultato raggiunto dopo sette mesi e mezzo di duro lavoro, di mediazioni e di compromessi, di proposte concrete e di sangue freddo. Sempre con un passo nell’abisso. Ma, in fondo, questa è stata da sempre l’Europa. Un’Unione in grado di reagire, anche con fermezza, con uno scatto in avanti solo quando sotto i piedi si allarga il baratro. E, ogni volta, ci sono sempre stati gli italiani, decisivi con la loro capacità di mediare, di far vedere ai francesi il bicchiere mezzo pieno e ai tedeschi quello mezzo vuoto. A far intravedere a tutti gli altri che in fondo, anche con …

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"Parole violente a destra", di Michele Ciliberto

Vale la pena fare un piccolo esercizio di lettura sui titoli dedicati dal Giornale e da Libero alla vittoria dell’Italia sulla Germania, e agli insulti in essi contenuti verso la cancelliera tedesca Angela Merkel. Italia – Germania è stata una bella partita di calcio. E, come tutti gli eventi sportivi, ha coinvolto passioni e sentimenti assai intensi. In Italia migliaia di persone si sono raccolte in piazza per assistere alla partita, ma in Germania è accaduta la stessa cosa. E chi in questi giorni si fosse trovato a Berlino avrebbe potuto vedere molte macchine tedesche avvolte in piccole bandiere nazionali in segno di festa e di augurio. Nihil sub sole novi. Nulla di nuovo sotto il sole. Si sa: lo sport, specie il calcio, ha un forte valore simbolico ed è un luogo privilegiato di espressione e di manifestazione delle identità culturali, religiose, nazionali. Stanno qui le radici del suo valore e, al tempo stesso, del suo possibile, e tragico, degenerare. Una partita può essere infatti una festa e una manifestazione di libertà, ma può …

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"Don Puglisi e gli altri santi che vanno tolti alla mafia", di Francesco Merlo

Non basta fare santo un eroe dell’antimafia, la Chiesa deve adesso strappare tutti gli altri santi alla mafia, compreso Gesù Cristo che nella devozione malata dei criminali è reso pari ad ogni malacarne messo ai ceppi dagli sbirri. Don Puglisi rischia di sentirsi solo in un Paradiso affollato dalle troppe preghiere dei boss, dai ceri dei sicari, dai te deum degli estortori, dalle orazioni degli stragisti. E dalle devozioni lautamente finanziate, dai peccatori sanguinari che hanno fatto della Chiesa meridionale il loro covo, la banca dei loro sentimenti. Di sicuro il processo di beatificazione di don Puglisi, avviato da Benedetto XVI, è il primo atto di potenza spirituale di questo Papa così teologico, così professore, così lontano dalla vox populi che è sempre vox dei. E difatti il parroco di Brancaccio, che adesso è in attesa di diventare un’immaginetta della Chiesa, era già un’icona, una faccia molto amata e molto raffigurata, con pennellate naïf, sui cruscotti, sui carrettini, sui muri. E la gente assiste come ad una messa allo spettacolo bello e stralunato che Ficarra …

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"L'Italia può davvero cambiare?", di Massimo Gramellini

Gioisce la Borsa, guaisce lo spread, Mariochiaro batte i pugni a Bruxelles, Marioscuro sguaina i pettorali a Varsavia, la Nazionale di calcio schianta e incanta, e pare proprio che nel week-end scenderà di nuovo il prezzo della benzina. Ma cosa succede? Dov’è finita la raffica di cattive notizie con cui ero abituato a iniziare la giornata? I titoli dei giornali radio del mattino mi proiettano in un Paese sconosciuto e dentro un’atmosfera dimenticata: soddisfazione, orgoglio, speranza che per una volta la fetta non cada dalla parte della marmellata. Non fosse per il cafone che mi taglia la strada al semaforo e ha ancora ragione lui, penserei di essere emigrato durante la notte a mia insaputa. Sono travolto da questa ondata di italiani anomali che in poche ore hanno deciso di smontare luoghi comuni coltivati nei secoli e a cui mi ero persino affezionato, come ci si affeziona a una zia bisbetica o a una malattia cronica. Furbizia e Vittimismo, dove siete? Catenaccio, non ti riconosco più. Da Bruxelles a Varsavia questa è un’Italia che se …

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