attualità, politica italiana

"Legge elettorale: ecco chi vuole il Porcellum", di Andrea Carugati

Aggrappati al Porcellum. O meglio: ostili a qualunque modifica dell’attuale legge elettorale. O ancora: favoriti dall’inerzia delle cose, speranzosi che l’intesa (ancora virtuale) su una nuova legge possa naufragare (cosa del tutto possibile). Uno schieramento trasversalissimo, composto da leader e partiti tra loro anche lontanissimi. Ma accomunati da questo non trascurabile elemento.
1) BEPPE GRILLO
Il leader del Movimento 5 stelle da alcuni giorni tuona contro l’ennesima truffa dell’odiata «casta», la possibile intesa su un sistema proporzionale con sbarramento al 5% e premio al primo partito. Grillo ha definito la bozza «Napoletellum», con buona dose di sarcasmo verso l’inquilino del Colle che da tempo si batte per cambiare la legge elettorale. «Abolendo il premio di coalizione vogliono scongiurare che il M5S diventi maggioranza in caso di successo. Rimarrebbe solo la grande ammucchiata in nome della governabilità». La prima affermazione non pare suffragata dai fatti. Avendo infatti i grillini negato qualunque forma di alleanza con altri partiti, non avrebbero alcun vantaggio particolare dalla permanenza del Porcellum. Pur arrivando (ottimisticamente per loro) al 20% si classificherebbero ragionevolmente dopo l’asse Pd-Sel, e dovrebbero dividersi i seggi spettanti alle opposizioni con Pdl, Lega e Idv. Con il nuovo sistema, invece, la lista grillina potrebbe concorrere al primato per il primo partito. E, in caso di mancata vittoria, non ci sarebbe per loro alcuna particolare penalizzazione: avrebbero una rappresentanza parlamentare proporzionale ai consensi ottenuti. Perché allora Grillo tuona contro la bozza? Perché ha tutto da guadagnare dal fallimento delle altre forze politiche. E tornare a votare con il Porcellum sarebbe la prova che questo Parlamento non è in grado di riformare nemmeno la legge elettorale.

2) DI PIETRO
Il leader Idv non può essere accusato di non aver fatto nulla per cambiare questa legge elettorale. Ha partecipato, insieme a Sel e parte del Pd, alla raccolta di oltre un milione di firme per il referendum (poi bocciato dalla Consulta) che proponeva il ritorno al Mattarellum. E tuttavia, tramontata l’ipotesi di un ritorno alla legge del 1993, ora all’Idv conviene che la legge non cambi. E infatti Tonino spara ogni giorno contro ogni possibile accordo. La permanenza del Porcellum sarebbe l’unica chance per far sentire il suo peso elettorale e trattare un rientro nel centrosinistra. Oppure per convincere Grillo dell’utilità di un’alleanza prima del voto. Nel caso in cui la legge cambi, invece, la corsa solitaria di Idv potrebbe essere molto pericolosa. Con la concorrenza su un lato dei grillini e sull’altro dell’asse Pd-Sel, l’ex pm rischia di non raggiungere lo sbarramento del 5%. Di qui la segreta speranza che nulla cambi.

3) GLI EX AN
Affezionati al bipolarismo rissoso della Seconda Repubblica, di cui sono stati tra i più brillanti interpreti, faticano a immaginare uno scenario politico diverso da quello nato nel 1994, e che li ha sdoganati dopo quattro decenni di emarginazione. Sempre più a disagio dentro il Pdl, gli ex colonnelli di Fini rimasti col Cavaliere temono un cambiamento del sistema politico indotto da una nuova legge elettorale. E, ancor più, si oppongono a qualunque ipotesi di impegno o responsabilità nazionale venga affacciata dall’ala dialogante del partito. Per questo insistono nell’opera di sabotaggio di qualsiasi accordo: dalle riforme costituzionali alla legge elettorale. Prima con il feticcio del presidenzialismo, poi con il diktat sulle preferenze, sono tra i più fedeli alleati del Berlusconi che straccia gli accordi raggiunti dai suoi sherpa poche ore prima.

4) LA LEGA
L’alleanza col Pdl, rinnegata da tutti i nuovi maggiorenti del Carroccio, resta sempre sul tavolo. E per pesare davvero nella trattativa col Cavaliere i leghisti hanno bisogno che il Porcellum resti in vigore, col suo ampio premio di maggioranza. In caso contrario, la Lega punta a un sistema iper proporzionale, che non premi nessuno. La loro proposta di legge (con un premio solo alla coalizione che superi il 45%) ne è la conferma. Quanto alla tattica, il Carroccio dirà no a qualunque ipotesi di intesa tra le forze che sostengono Monti. Troppo imbarazzante stringere patti, anche se solo sulle regole, con le forze che sostengono l’odiato governo tecnico. Molto più comodo restare alla finestra e sparare contro ogni possibile intesa, per mantenere un profilo da oppositori “duri e puri”.

5) BERLUSCONI
In fondo dietro le mancate intese di questi ultimi mesi sulle riforme c’è sempre il Cavaliere. Mosso esclusivamente da interessi personali, del tutto disinteressato a dare alle istituzioni un assetto più moderno ed efficiente, il leader del Pdl, fin dai tempi della Bicamerale (passando per il dialogo con Veltroni del 2007 sulla legge elettorale) è stato abilissimo nell’aprire trattative con i leader progressisti per poi affondarle. Anche in queste settimane la vera incognita per qualunque intesa è lui. Apparentemente, una riforma del Porcellum potrebbe convenirgli (visto che se il premio di coalizione al 55% alla Camera andasse a Pd, Sel e Udc lui resterebbe a spartirsi con Grillo e Idv i circa 280 seggi delle opposizioni). E tuttavia Berlusconi prende tempo. Coerente con la sua inaffidabilità.

L’Unità 15.08.12

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silvana 52
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