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Sisma e tasse, una proroga «limitata», di Lorenzo Salvia

Una proroga sì, ma «selettiva». Nel senso che il nuovo rinvio per il pagamento di tasse e contributi non riguarderà tutte le persone che vivono nei comuni colpiti dal terremoto, come previsto finora. Ma solo chi ha ancora la casa inagibile o l’azienda danneggiata dopo le scosse di tre mesi fa. La questione sarà discussa nel Consiglio dei ministri di venerdì, il primo dopo la pausa estiva. E, se alcuni nodi devono essere ancora sciolti, il governo sta studiando il modo di accogliere le richieste che arrivano dalle zone terremotate di Emilia Romagna, Lombardia e Veneto. Proprio ieri i tre governatori hanno scritto al presidente Mario Monti per chiedergli di rivedere le decisioni prese nei primi giorni dell’emergenza.
Con due decreti il governo aveva sospeso tutti i pagamenti fiscali e previdenziali: non solo l’Imu, che viene annullata per tutto il periodo dell’inagibilità dell’immobile, ma anche l’Irpef, l’imposta sulle persone fisiche, l’Ires e l’Iva, che riguardano le imprese, oltre alle rate dei mutui e dei finanziamenti. Alcune di queste scadenze erano state spostate al 30 settembre, altre al 30 novembre, sempre del 2012. I tre presidenti di Regione chiedono di rinviarle tutte al 30 giugno dell’anno prossimo ma solo per «coloro che a causa dell’inagi bilità della casa di abitazione o dello studio professionale o delle difficoltà connesse con il riavvio delle attività produttive (…) risultino particolarmente esposti a problemi di liquidità e di equilibrio finanziario».
La richiesta di una proroga girava già da qualche settimana. Ma a gelare le attese era arrivata, il 16 agosto, una nota dell’Agenzie delle Entrate che confermava le scadenze già previste. Non poteva essere diversamente, visto che l’agenzia non può certo cambiare di sua iniziativa quanto è stato deciso con un decreto legge. Eppure è stato proprio quel comunicato di poche righe a far salire la protesta nelle zone terremotate.
Sabato scorso il presidente dell’Emilia Romagna Vasco Errani ha ripetuto il suo appello incassando l’appoggio («Sottoscrivo ogni sua parola») del ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, che quelle terre le conosce bene essendo stata commissario prefettizio sia a Bologna che a Parma. È stata proprio la Cancellieri a portare la questione all’attenzione del governo, contando sull’appoggio di un altro ministro, Piero Gnudi, bolognese non d’adozione ma di nascita.
Adesso il dossier è nelle mani del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, e del ministro dell’Economia, Vittorio Grilli. L’intenzione di fare un passo c’è tutta ma il problema è sempre il solito: trovare i soldi. Il rinvio dei pagamenti deciso ai primi di giugno è costato alle casse dello Stato due miliardi e mezzo di euro. La proroga peserebbe meno proprio perché riguarderebbe solo chi ha ancora danni seri e non tutti i residenti. Ma fare i conti non è semplice.
Le famiglie ancora senza casa sono 13 mila, le aziende danneggiate più di 3 mila. Bisogna capire che volume di tasse muovono e soprattutto decidere di quanto far slittare i termini. Non è detto che la proposta del 30 giugno venga accolta: la proroga potrebbe essere più corta. Il presidente Errani, però, è ottimista: «La nostra è una richiesta seria e motivata, non parliamo di cose inique ma eque. Quindi confido che il governo risponderà positivamente». E annuncia che la prossima settimana firmerà una nuova ordinanza per accelerare il ritorno alla normalità di chi ha perso la casa: «In parte nei prefabbricati in parte attraverso accordi con le associazioni di proprietari per prendere in affitto gli appartamenti vuoti». L’emergenza numero uno, però, resta quella delle tasse. E in questa partita c’è un’altra carta da giocare. Erano altri tempi, non c’era la crisi ma dopo il terremoto in Umbria e Marche del 1997 i pagamenti vennero sospesi per due anni e mezzo. In Emilia la terra ha tremato appena tre mesi fa.

Il Corriere della Sera 22.08.12

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«Così ci sentiamo presi in giro dallo Stato Lavoriamo per rialzarci non per arricchirci», di Elvira Serra

Meglio non farsi ingannare dallo sguardo mite e dalla voce dolce. Nicoletta Razzaboni ci va giù pesante. «Come si può essere così ciechi da non voler parlare di allungamento dei termini per tutti? Mi chiedo come sia normale pensare che noi il 30 settembre saremo in grado di pagare le tasse». Poi l’affondo. «Questa mancanza di solidarietà da parte dello Stato è inaccettabile. È un suo preciso dovere morale aiutarci».
È quasi scandalizzato l’amministratore delegato di Cima spa, dispositivi per la gestione del denaro («I nostri clienti sono le banche e la grande distribuzione»), 81 dipendenti in sede a Mirandola più altrettanti di indotto, fatturato annuo di 22 milioni di euro («Già depotenziato da due anni di crisi»). Non può credere che davvero, dal primo ottobre, sarà scaduto il termine di sospensione degli adempimenti e dei versamenti tributari. E che, se di proroga si parlerà, sarà solo per chi ha ancora la casa inagibile o l’azienda danneggiata. «È vergognoso, una presa in giro enorme. È come se il governo non si rendesse conto che in questi tre mesi ci siamo impegnati moltissimo non per produrre ricchezza, ma per salvare quanto abbiamo perso. Noi, e le altre aziende, abbiamo speso un sacco di soldi per sistemare, ricostruire, ricominciare. Abbiamo dovuto pagare le quote all’ordine, altrimenti non trovavi le squadre che venivano a lavorare. Non abbiamo fatto altro che sborsare, senza introiti».
Nicoletta Razzaboni non parla soltanto per sé. Il tema «adempimenti tributari, fiscali, contributivi e amministrativi» riguarda tutte le seicento aziende industriali del Modenese, dodicimila dipendenti, versamenti al Fisco pari a 6-7 miliardi e un fatturato Iva di 400 milioni: un bacino che costituisce l’1% del Pil nazionale, il 10% di quello emiliano. Ma la scadenza di Imu & co. interferirà inevitabilmente nella vita delle persone comuni, non solo in quella di piccoli o grandi imprenditori. «C’è chi ha dovuto noleggiare un camper, chi ha comprato una tenda, chi ha pagato un nuovo affitto e sull’altra casa ora incombe il mutuo».
Neppure i danni alla Cima spa sono stati pochi. «Il terremoto del 20 maggio aveva spostato di otto centimetri i pannelli del nostro magazzino di 1.200 metri quadrati: avevamo cominciato a svuotarlo e contemporaneamente, nel terreno accanto, avevamo iniziato a costruire le fondamenta di un nuovo magazzino, con strutture copri-scopri. Il sisma del 29 ci ha sorpresi lì. Dopo, è stato necessario demolire completamente il primo. I miei dipendenti sono rimasti in cassa integrazione per tre settimane. Il 12 giugno abbiamo ripreso, e gli stipendi li abbiamo pagati non certo per produrre». Le spese vive ruotano intorno al milione e mezzo di euro, le ferie sono state centellinate. «È prioritario darsi da fare».
Quello di cui Nicoletta Razzaboni non si capacita è la «mancanza di sensibilità». «Siamo preoccupati. Noi abbiamo molta voglia di venirne fuori. Ma i tempi sono lunghissimi. Saremo costretti per anni a vivere in un territorio disagevole, triste, in rovina. Mio figlio, che ha sedici anni, continuerà a studiare in un prefabbricato. È necessario che lo Stato accetti per una volta di dare e non di pretendere. Avevamo chiesto la detassazione mica per arricchirci. È che i soldi vengono spesi nella ricostruzione».

Il Corriere della Sera 22.08.12

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“Errani: Il fisco non strangoli l’Emilia”

Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, le tre Regioni colpite dal terremoto del 20 e 29 maggio scorso, vanno in pressing sul governo affinché conceda la proroga dei pagamenti di tasse, imposte e tributi fino al 30 giugno del prossimo anno per i cittadini e le imprese che hanno subito i danni del sisma.

A guidare l’iniziativa è il governatore emiliano-romagnolo, Vasco Errani, che è anche presidente della Conferenza dei presidenti delle Regioni. Ieri pomeriggio Errani ha sottoscritto assieme a Roberto Formigoni (Lombardia) e Luca Zaia (Veneto) una lettera inviata al premier, Mario Monti, e al ministro dell’Economia, Vittorio Grilli. Le richieste sono due: allineare al 30 novembre prossimo il rinvio degli adempimenti fiscali, tributari, contributivi e amministrativi per tutti i residenti e gli imprenditori nelle zone del cratere, indipendentemente dal fatto che abbiano avuto o no danni alle loro case o alle loro imprese. Questo perché, al momento, il rinvio è differenziato.

Alcune voci, come ad esempio le rate dei mutui, le imposte sul reddito e l’Imu, sono sospese fino al 30 settembre. Altre, soprattutto quelle sociali e amministrative, fino al 30 novembre. La seconda richiesta è invece quella di rinviare al 30 giugno 2013 tutti gli adempimenti tributari, fiscali, contributivi e amministrativi per chi ancora continua ad avere problemi abitativi o produttivi in conseguenza del terremoto. In sostanza per chi ha ancora la casa inagibile e per le aziende che sono ancora ferme o sono a produzione limitata perchè devono ricostruire, ristrutturare i capannoni o aggiustare i macchinari lesionati dalle scosse. La sospensione per chi è alle prese con la ricostruzione dovrebbe riguardare tutte le tasse sul reddito e di impresa (Irpef, Irpeg, Irap), quelle sulla casa (Imu, rate mutuo, bollette), i contributi che le aziende pagano per i lavoratori come sostituto d’imposta, i contributi previdenziali, i bolli auto.

Sarebbe un modo per lasciare un po’ più di liquidità in tasca a chi deve sopportare i costi ingenti della rinascita. Nella lettera a Monti e Grilli, i tre presidenti di Regione rilevano che il disallineamento delle sospensioni delle scadenze per i termini di pagamento di oneri e contributo sta creando «disorientamento dei contribuenti». Da qui la richiesta di prorogare al 30 novembre la sospensione degli adempimenti per tutti i residenti. Dopo di che, dicono i governatori, la particolare situazione di difficoltà che interessa le zone colpite dal sisma, strettamente legata al tema della ricostruzione, rende necessario un ulteriore «slittamento dei termini di versamento fino al 30 giugno 2013» per tutti coloro che «a causa della inagibilità della casa di abitazione o dello studio professionale o delle difficoltà connesse con il riavvio delle attività produttive per la messa a norma dei locali o per la loro ricostruzione, risultino particolarmente esposti a problemi di liquidità e di equilibrio finanziario». Il pressing sul Governo è cominciato dopo che, il 17 agosto scorso, l’Agenzia delle entrate aveva comunicato che non ci sarebbero state ulteriori proroghe dei pagamenti. «Torneremo alla carica, è una questione di giustizia ed equità», aveva detto Errani, trovando l’appoggio del ministro degli Interni, Cancellieri. La sua iniziativa ha poi trovato il pieno sostegno dei sindaci delle zone colpite, tutti schierati a favore di una proroga che molti vorrebbero durasse fino al termine del 2013.

Sindaci sul piede di guerra ma senza demagogia, con grande senso dello Stato. «Condivido appieno la proposta di Errani e degli altri governatori di sospendere i pagamenti dopo il 30 novembre solo per chi ha la casa inagibile o l’attività economica preclusa – dice ad esempio il primo cittadino di Crevalcore, Claudio Broglia -. È giusto agevolare chi deve ricostruire, lasciandogli un po’ di respiro in più. Ma è giusto anche che chi non ha avuto danni debba ricominciare a pagare le tasse, da cui lo Stato ricava i fondi per la ricostruzione». La prima data utile per discutere di l’eventuale proroga è il Consiglio dei ministri di venerdì. Il modo equilibrato in cui è stata formulata la proposta dei governatori, e il precedente del decreto sulla spending review , con Errani che è riuscito a convincere Monti sulla necessità di stanziare altri 6 miliardi per la ricostruzione, fa ben sperare. «Ce ne sarebbe proprio bisogno – dice il sindaco di Cento, Piero Lodi – soprattutto per le imprese. La proroga sarebbe un segnale importante. Perché non servono buone intenzioni, ma fatti concreti per favorire la ripresa». «Non chiediamo le elemosina – aggiunge Luisa Turci, sindaca di Novi – e nemmeno favori. Vogliamo solo che ci siano messi a disposizioni i giusti mezzi per accelerare il ritorno alla normalità».

E il sindaco di Finale Emilia, Fernando Ferioli, afferma: «Sono il primo a pensare che chi non ha problemi con la casa o l’azienda è giusto che paghi. Ma questa è un’emergenza. Oltretutto, ci si chiede di pagare quando ancora non si è visto un euro dei soldi che sono stati stanziati per la ricostruzione». Soldi che dovrebbero essere disponibili dal primo gennaio 2013, ma che Errani sta provando a far anticipare dalle banche a tassi agevolati per anticipare l’apertura dei cantieri. Banche che però hanno addebitato ai terremotati gli interessi maturati sulle rate sospese dei mutui, sollevando un mare di proteste. Da segnalare, infine, che anche i parlamentari emiliani del Pdl Isabella Bartolini e Fabio Garagnani ieri si sono detti favorevoli alla proroga dei pagamenti. Se ciò non avvenisse, si è spinto a dire Garagnani, potrebbe essere giustificato uno «sciopero fiscale» nelle zone terremotate.

L’Unità 22.08.12

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