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"Così è cambiata la spesa degli italiani", di Ettore Livini

Il decreto Salva-Italia? Una passeggiata da Abc dell’economia. Il salvataggio della Grecia? Un lavoretto alla portata di uno studente di ragioneria. Il vero capolavoro finanziario del 2012, roba da Nobel dell’economia, è un altro: la silenziosa finanziaria – valore 50 miliardi – con cui le famiglie tricolori hanno tappato i buchi nei conti di casa, ridisegnando la loro vita in versione “low-cost”.
Le forbici di questo gigantesco fiscal-compact fai-da-te non hanno risparmiato nessuna voce dei bilanci domestici: abbiamo limato le spese per la tavola, mandato in spending review carie e otturazioni, siamo andati a caccia di mini-polizze sul web, di sigarette in saldo e di distributori di benzina no-logo per tagliare i costi del pieno. Risultato: un’austerity autogestita che sta rivoluzionando un euro alla volta i nostri consumi. Ingredienti: venti miliardi di risparmi sulle spese ineludibili (cibo e salute in primis) e di 30 di tagli su quelle rinviabili (tipo l’acquisto di casa o auto).
La necessità aguzza l’ingegno. E davanti a un bilancio familiare gravato nel 2012 da 288 euro di tasse in più a testa, da un aumento del 13% delle bollette e da un calo del 4,4% del potere d’acquisto, gli italiani hanno deciso di mettere a dieta per prima cosa i loro menù. Una voce che da sola (dati Istat) vale il 19% delle uscite annue dei conti domestici. Come hanno fatto? Non eliminando portate o riducendo le porzioni, ma imparando a pagare meno.
A beneficiarne, non a caso, sono stati i tempi laici del risparmio alimentare, quegli hard discount che – negli ultimi anni di vacche grasse – sembravano destinati all’estinzione : gli incassi di Lidl & C. sono cresciuti tra gennaio e ottobre dell’1,6%, un miracolo rispetto al crollo delle vendite degli iper (-6,7%) e dei super (-2,6%). Non solo. Quando giriamo tra gli scaffali abbiamo imparato ad andare a colpo sicuro sui marchi commerciali “low cost”. Spesso uguali in tutto e per tutto ai cugini di marca, salvo che per il prezzo, più basso in media del 18%. Il loro giro d’affari è salito del 5,8% nel 2012 a fronte di consumi alimentari calati in valore dell’1,2%.
La spending review degli italiani – che hanno comprato il 3,6% in più di un piatto “povero” come la pasta e ridotto del 5% gli acquisti di carne – ha costretto le aziende ad adeguarsi a suon di
sconti. Carrefour riduce l’Iva dal 4 al 10% ad anziani e famiglie numerose, Esselunga “regala” 8 euro ogni 40 di scontrino, Euronics ha distribuito buoni per acquisti alimentari da 10 a mille euro a chi compra i suoi elettrodomestici. E in rete impazzano i siti come www.risparmiosuper.it in grado di consigliare in ogni angolo d’Italia dove è il posto più conveniente per fare la spesa.
Gas, auto e casa Mattone, dolore. Ogni tre euro spesi dalle famiglie, quasi uno se ne va per la casa. E la finanziaria low-cost del 2012 ha potuto fare ben poco per risparmiare a questa voce. L’Imu ha fatto decollare del 36,8% le tasse sugli immobili. E per ridurre i danni, l’unica soluzione
è stata non comprarli. In un anno le compravendite sono crollate di 18 miliardi. Chi può, ha fatto economia in altro modo: rispolverando il business degli affitta- camere. Nel 2012 – secondo i dati Immobiliare.it – il numero degli italiani che ha affittato una stanza del suo appartamento è cresciuto del 14%.
Anche sul fronte delle bollette il buio è pesto. E a disposizione delle neo-formiche tricolori è rimasta un’arma sola: le rate. All’Eni è boom di richieste (+48%) per il pagamento scaglionato della bolletta. All’Enel siamo a + 30%. Chi proprio non ce la fa a sbarcare il lunario, ha smesso di pagare quelle del mutuo. Il tasso di sofferenza sui prestiti immobiliari delle banche è cresciuto in un anno dall’1,6% all’1,9%.
Altro capitolo dei nostri bilanci finito nel mirino dell’austerity fai-da-te è quello l’auto. Anche qui il segreto numero uno per risparmiare è chiaro: basta non comprarne una nuova. L’hanno capito in tanti, se è vero che lo scorso anno nel Belpaese si sono venduti 7 miliardi di euro di veicoli in meno. E chi ce l’ha già? No problem. In primis abbiamo imparato a lasciare la macchina più spesso nel box: in dodici mesi gli italiani hanno comprato 3,4 miliardi di litri di carburante in meno per un risparmio potenziale di 6 miliardi. Sacrificio vanificato dall’impennata delle accise (+22% per la verde) che in realtà ha gonfiato di 4 miliardi il caropieno. E’ stato boom invece per gli acquisti di benzina no-logo, meno cara in genere di 6-10 centesimi al litro. I distributori lowcost sono quasi raddoppiati in un anno e oggi sono oltre 2mila.
Salute in saldo
La salute non ha prezzo. Ma davanti all’ennesimo rialzo dei ticket, l’effetto Ryanair ha sfondato anche nel mondo della sanità. «Il business dei poliambulatori e dell’odontoiatria a basso costo ma di qualità è cresciuto del 70% nel 2012», assicura Andrea Cinosi, presidente di Assolowcost. I numeri spiegano da soli il perché. Sistemare una caria o fare un “ponte” nei laboratori associati spuntati come funghi in tutta Italia costa «il 40% in meno dei dentisti tradizionali ». Le visite specialistiche nei tanti ambulatori privati nati lo scorso anno costano il 30% in più di quelle dell’Asl «ma si possono fare subito senza attese, pagando la metà di quanto si spende dal professionista di grido».
Il fenomeno è contagioso. I contrabbandieri di Taranto, colti con le mani del sacco dalla Finanza, hanno inventato il mercato delle “bionde” low cost”: distribuivano nella caselle della posta il loro catalogo (una stecca di sigarette 30 euro invece di 50) e accettavano ordini via Sms per procedere poi alla consegna a domicilio.
In rete è spuntato www.psicologolowcost. com, l’agorà virtuale dove si possono affrontare con uno specialista i contraccolpi mentali della crisi senza sborsare un occhio della testa. E per chi ha paura di non farcela – incrociando tutte le dita del caso – no problem: www.funeralionline.it ha lanciato le esequie a basso costo. Prezzi a partire da 1.400 euro tutto compreso, inclusa la scelta (basta farla prima del decesso) tra tre diversi tipi di legno per il feretro.

La Repubblica 17.01.13

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