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"Assunzione precari “storici”, oltre 100mila sperano nei giudici europei", di Alessandro Giuliani

Sta assumendo proporzioni mastodontiche la spinta dei precari “storici” della scuola verso la stabilizzazione: a presentare ricorso per l’immissione in ruolo sarebbero ormai oltre 20.000 tra supplenti docenti e Ata. Si tratta di personale che ha svolto almeno 36 mesi di servizio su posti vacanti, esattamente come stabilisce una direttiva comunitaria, la 1999/70/CE, fatta propria da diversi tribunali del vecchio Continente.
L’aspetto curioso della vicenda è che la sentenza della Cassazione del 20 giugno scorso, che nella reiterazione dei contratti dei supplenti docenti e Ata non ha ravvisato alcuna anomalia, sembra aver dato vigore al popolo dei ricorrenti.
La prima risposta è arrivata dall’Anief, che ha subito “bollato” la sentenza dei giudici ermellini figlia di un “istinto comprensibilmente conservatore, come era del resto prevedibile, vista l’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione”. Ma non solo: preso atto che anche la trattativa con la Funzione Pubblica non avrebbe portato ad alcun risultato, in autunno il suo presidente, Marcello Pacifico, si è recato a Bruxelles per consegnare personalmente alla Commissione Ue la documentazione utile a fare da apripista a migliaia di ricorsi.
E le pressioni non hanno tardato a produrre frutti: l’Ue ha infatti aperto una procedura d’infrazione contro l’inosservanza dell’Italia proprio per la violazione della normativa sulla reiterazione dei contratti a tempo determinato.
Ma non finisce qui. Perché il 2013 si è aperto con un altro punto a favore dei precari. Un giudice del tribunale del lavoro di Napoli, Paolo Coppola, che doveva decidere sulla richiesta di assunzione in ruolo di una professoressa precaria, Raffaella Mascolo, ha infatti chiesto di sollevare la questione di pregiudizialitàdavanti alla Corte di Giustizia del Lussemburgo. Tornando così a tirare per la giacca i magistrati europei. I quali sulla questione non sembrano avere troppi dubbi.
Gli ultimi accadimenti sulla vicenda hanno indotto anche altri sindacati della scuola a muoversi. Anche perché il numero di potenziali ricorrenti è altissimo: gli ultimi dati della Ragioneria dello Stato indicano oltre 113mila docenti e Ata precari con oltre 36 mesi di servizio alle spalle.
Il 17 gennaio hanno emesso un chiaro comunicato in merito, prima la Fgu-Gilda degli Insegnanti e poi la Flc-Cgil. Il primo sindacato ha fatto sapere che “la Fgu, che ha già vinto numerose cause di risarcimento riguardanti la stabilizzazione dei precari con oltre tre anni di servizio, è stata legittimata a stare in giudizio davanti alla Corte di Strasburgo a difesa degli insegnanti precari”. Il coordinatore nazionale della Fgu-Gilda, Rino Di Meglio, ha ricordato che ad inizio gennaio il giudice Coppola “ha posto il problema delle continue contraddizioni in cui sono cadute finora le decisioni assunte dalla Corte di Cassazione in questo ambito, sottolineando anche la questione della retroattività dei provvedimenti adottati dal Parlamento italiano e l’incoerenza con quanto previsto dalla normativa europea”.
Anche Mimmo Pantaleo, segretario generale Flc-Cgil, ha ricordato che “il tribunale di Napoli ha riconosciuto alla nostra organizzazione il diritto di costituirsi in giudizio alla Corte di Giustizia Europea in quanto rappresentativa degli interessi di questi lavoratori”. Per il leader del sindacato confederale “questa decisione rende ancora più forte l’impegno della Flc a favore di una battaglia di civiltà per dare sicurezza e futuro alle persone e alla scuola che così può contare su personale qualificato e stabile”. Pantaleo ha sottolineato che la sua organizzazione chiederà “al prossimo Governo prioritariamente un credibile piano pluriennale di stabilizzazione dei precari. Si tratta di una tappa importante che è il frutto di una lunga e diffusa campagna politica e vertenziale promossa dalla FLC a partire dal 2010 contro il Collegato Lavoro voluto dall’allora Ministro Sacconi”, ha concluso Pantaleo.
Ora si entrerà, presumibilmente, in una fase di stand by. Che si concluderà in primavera. Quando il nuovo Governo italiano avrà scoperto le nuove carte. E fatto capire se allinearsi all’Ue. O continuare a lasciare i supplenti in balia del loro destino da precari anche per venti e più anni.

La Tecnica della Scuola 19.01.13

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Riccardo
Ospite
Mi chiedo se, oltre al discorso dei precari sulla Scuola, qualcuno si sia posto il problema dei ricercatori precari dell’ Università. Ciò non solo in riferimento alla Direttiva del 1970, ma anche alla Direttiva 2005/36 sul mutuo riconoscimento delle qualifiche, nel cui ambito di applicazione, fra le “professioni regolamentate”, rientra anhe il ricercatore universitario. Se qualcuno avesse, in un altro Paese dell’ UE, una posizione accademica equiparabile a quella italiana che era di ricercatore a tempo indeterminato, e gli venisse concesso – nell’ ipotesi in cui considerasse la possibilità di venire in Italia – di fruire ad es. di una… Leggi il resto »
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