attualità, partito democratico, politica italiana

Tre mosse vincenti, di Stefano Menichini

Un po’ fermi dopo la ripetuta sbornia delle primarie? Può darsi. La ripartenza del Pd però è sincronizzata col momento giusto (l’effettiva apertura della campagna elettorale, i trenta giorni davvero decisivi) e soprattutto schizza via in varie direzioni, coprendo settori di campo diversi.
Che oggi si chiamano: F-35, Financial Times , Matteo Renzi. In attesa, venerdì e sabato prossimi, di una importante ancorché delicata (si tratterà di modulare il messaggio giusto) conferenza della Cgil sul lavoro.
Il preannuncio della rimessa in discussione del programma di acquisti per la difesa varato dal governo Prodi è destinato a essere popolare, non solo a sinistra, in un momento di tagli alla spesa pubblica e ai bilanci famigliari. Vendola ovviamente plaude, la copertura sul fronte Ingroia è buona, e questo senza rinnegare l’ormai consolidata politica di sostegno alle missioni militari italiane nel mondo.
L’editoriale anonimo (dunque ufficiale) del Financial Times è uscito lunedì al termine di una giornata convulsa, sicuramente sotto la pressione di un importante leader europeo come Monti infuriato per l’attacco subito dall’altro commento del quotidiano inglese, quello di Münchau. Ma la confusione non può distrarre dal punto centrale, davvero una novità: l’organo della business community ha sdoganato il Pd e Bersani come soggetti affidabili per il governo di un paese a rischio com’è tuttora l’Italia. Chiaro che FT dichiari un investimento sulla coppia Bersani- Monti: mostra di collocarsi esattamente sul baricentro del probabile assetto politico italiano post-elettorale. Dopo i viaggi di autoaccreditamento di Bersani e Fassina, il risultato è acquisito: il Pd non è visto come la sinistra-spauracchio del tassa e spendi.
Infine, la serata del 1 febbraio a Firenze. Bersani e Renzi insieme sul palco, per quello che fin d’ora è considerato l’evento clou della campagna elettorale. Non è solo significativo che si svolga: è significativo che sia inteso e considerato, innanzi tutto dall’ entourage bersaniano, come un passaggio importante per il successo finale.
Potrebbe realizzarsi il miracolo nel quale speravamo: quello di un Pd inevitabilmente spostato a sinistra e però capace di mettere in campo personalità, idee e messaggi per un target più ampio. Ciò che serve non solo per vincere in modo non risicato, ma per conquistare per un periodo più lungo il centro della scena nazionale.
da www.europaquotidiano.it

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“Meno F35, priorità al lavoro”, di Goffredo De Marchis

— Raddoppiano gli appuntamenti comuni di Bersani e Renzi. Forse diventeranno tre. Nel giorno in cui viene ufficializzata la tappa di Firenze del “tandem” democratico (il primo febbraio, all’Obihall) filtra la notizia che ci sarà almeno un bis in Lombardia. E poi un’ulteriore replica in Veneto.
Una parte del tour elettorale, il candidato premier del centrosinistra la farà dunque con lo sfidante del primarie. Sono definitivamente superate alcune resistenze dei rispettivi entourage. Da Palazzo Vecchio Renzi conferma: «Sono disposto a fare il semplice presentatore. Pier Luigi mi faccia sapere». Il governatore dell’Emilia Romagna Vasco Errani tiene, come sempre, i contatti con il sindaco di Firenze e prepara il “cartellone”. «Mi hanno chiesto di portarlo anche in Emilia. La campagna elettorale del Pd è una, tutti sono coinvolti. Questo è il messaggio», annuncia. Altri inviti al primo cittadino sono arrivati dalla Campania e dalle Marche. Ci sarà. Il dalemiano Gianni Cuperlo gli ha chiesto di fare qualcosa assieme a Prato. Forse da qui è nata la voce, smentita, di un’iniziativa con Massimo D’Alema.
La macchina bersaniana si mette in moto. Anche il programma viene giorno dopo giorno definito. «Bisogna assolutamente rivedere la spesa militare sugli F35. E’ una spesa che va ripensata perchè le nostre priorità non sono i caccia, la nostra priorità è il lavoro», dice al
Tg2.
I 10 cacciabombardieri ordinati, ma non ancora acquistati, sono una voce di spesa che sfiora i 15 miliardi di euro. Di queste ore, poi, è la rivelazione di una “falla” nella progetto che li renderebbe pericolosi non
i nemici ma per i piloti. In caso di temporale infatti sono a rischio esplosione. È il giorno giusto dunque per lanciare la proposta di rivedere il contratto, magari riducendo il numero delle ordinazioni. La mossa fa felice Nichi Vendola: «Bravo Bersani. Tagliamo le ali agli F35», esulta il governatore pugliese riferendosi alle parole di Monti che contesta ogni giorni i condizionamenti delle estreme per i due principali partiti. Ma la scelta programmatica di Bersani vuole soprattutto parlare a sinistra. Non tanto all’alleato Sel ma all’avversario Ingroia. Accanto alla battaglia degli F35, il
segretario del Pd si prepara a a fare proposte sulla green economy e sullo sviluppo dell’edilizia della ricostruzione.
Il coinvolgimento di Renzi, più sostanzioso di quello previsto inizialmente, non serve a recuperare i consensi di Rivoluzione civile. Ma ad attirare i delusi del centrodestra e gli elettori della lista Monti. Firenze è una tappa obbligata visto il lavoro del sindaco. La Lombardia invece è decisiva per Palazzo Madama: elegge 49 senatori, di cui 27 vanno alla coalizione vincente. L’asse Pdl-Lega, in quella regione, ha molte chance aumentando il pericolo del pareggio al Senato. Lo stesso discorso vale per il Veneto. Alcuni sondaggi danno avanti il Pd, ma di soli due punti (35-33). È una regione in bilico, Renzi sarà chiamato a rafforzare il leggero vantaggio.
Stasera Renzi torna in televisione alle “Invasioni Barbariche” su La7.
Un appuntamento atteso ma la sua lealtà a Bersani ormai ha già superato molte prove. Già nel pomeriggio potrebbe diventare ufficiale il comizio comune in Lombardia, giorno e luogo. A Largo del Nazareno sono sta superate le preoccupazioni: «Matteo non fa ombra al segretario. Valorizzeremo le potenzialità di ciascuno. Possono stare benissimo sul palco insieme». E i risultati si vedranno il giorno del voto.
da La Repubblica

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