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"Le prime due cose da fare per la scuola italiana", di Mila Spicola

Su scala internazionale si è attivato negli ultimi anni, in campo educativo, un confronto tra le politiche scolastiche dei singoli paesi mirato al miglioramento globale in cui la scuola italiana si attesta su valori complessivi sotto la media. Questo significa che si conoscono e si possono applicare modelli e politiche sperimentate con successo altrove?Certo studiarli eviterebbe le superficialità che in più di un’«agenda» stiamo scorgendo, laddove prendono come esempio modelli o riforme scolastiche che si sono ampiamente dimostrati fallimentari (su tutti quella di Blair). Dimostrando superficialità e incompetenza. Il sistema d’istruzione di un Paese attiene al simbolico e all’identitario di una nazione, e non è detto che ciò che va bene in Finlandia o in Corea del Sud (in cima alle classifiche per qualità e risultati)possa essere trasferito toutcourt nelle nostre scuole a meno delle necessarie cautele sperimentali. In questi giorni siamo sommersi di proposte del tipo «le cinque cose da fare subito per salvare la scuola». Il «subito» non attiene ai tempi lunghi di sperimentazione delle decisioni assunte in ambito educativo.Le necessità comunicative elettorali devono semplificare problemi complessi, ma la semplificazione spesso è approssimazione. La scuola italiana è un sistema a macchia di leopardo, con eccellenze e carenze e concontesti così vari da non poterne prescindere quando si pensa a impossibili ricette unitarie salvifiche. Possiamo però dare dei margini di priorità di intervento. La prima è sicuramente l’edilizia scolastica. La seconda è l’azione sugli insegnanti: vera valvola di accensione del cambiamento. Se non si agisce sul fattore «docenti»non si agisce sul sistema. Lo dice il rapporto The learning curve illustrato recentemente a Bruxelles, che ha analizzato sistemi d’istruzione di 40 Paesi. Per Andreas Schleischer, vicepresidente del settore educazione dell’Ocse, «i sistemi scolastici di alto livello devono prestare grande attenzione al modo in cui selezionare, formare e aggiornare il corpo docente. Bisogna studiare strategie per rafforzare la pratica e la condivisione di conoscenze, per mettere gli insegnanti nella condizione di ampliare e aggiornare sempre meglio le proprie strategie pedagogiche». Quando si parla in Italia di valorizzazione degli insegnanti non leggo nulla di tutto ciò. Leggo,come fattori per valorizzare i docenti, di orari, di stipendi, di riconoscimento del merito: sono solo conseguenze (per lo più di tenore sindacale) di altre azioni che dovrebbero adottarsi. Si deve agire sulla qualità della formazione, sul rigore e sulla certezza nella selezione e sulla continuità dell’aggiornamento in servizio. Basterebbero queste tre corse per capovolgere il destino della scuola. Selezionare,formare aggiornare il corpo docente:ecco dove siamo enormemente carenti. Abbiamo un sistema di formazione universitaria inadeguato ai tempi e ai compiti: ha lo stesso impianto di 30 anni fa. La maggior parte dei colleghi non ha mai studiato tematiche inerenti la didattica o la pedagogia, perché non era richiesto nei concorsi e non era compreso nel loro corso di studi. Abbiamo un sistema di selezione della classe docente che definire folle è un eufemismo: non diventi insegnante perché risulti il più bravo in un processo selettivo, bensì per puro allineamento di costellazioni planetarie favorevoli. Abbiamo una pratica concorsuale non all’altezza nel selezionare. Non esiste concorso svolto negli ultimi venti anni che non sia stato funestato da migliaia di ricorsi. E infine l’assurdo: non esiste da almeno 30 anni un sistema nazionale di aggiornamento. La grande stagione riformista della scuola negli anni 70 basava il sistema scuola proprio sull’aggiornamento costante e in servizio del docente. L’insegnante è un ricercatore, insegnare è una scienza umana. Se smette di esserlo inficia la qualità del risultato. Si potrebbe obiettare: con la scuola autonoma tutto ciò è demandato alla singola scuola. La scuola autonoma non ha energie, risorse, né competenze per gestire da sola la questione dell’aggiornamento. Per le linee guida generali dovrebbe essere coordinato e monitorato a livello centrale e nazionale di concerto e in osmosi con gli istituti universitari locali di ricerca educativa, con immediate ricadute positive per entrambi, su tutte l’annullamento della marginalità di azione e considerazione sociale. Sono tre azioni da adottare subito per valorizzare gli insegnanti. Oltre che a migliorare la qualità del servizio offerto diventerebbe più semplice misurare e valutare la quantità e la qualità di formazione iniziale e di aggiornamento in servizio, le ore necessarie a farlo e la possibilità di produzione di azioni e di contenuti utili per il mondo educativo in termini di avanzamenti, aumenti o premialità. Per un docente continuare ad apprendere fondamentale per agire a livello motivazionale, per ricreare un senso comune d’intenti e a diffondere la convinzione personale e collettiva di poter riuscire a fare la differenza nell’educazione dei propri ragazzi.

L’Unità 24.01.13

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Angelo
Ospite
Manuela, i conti non mi tornano. Nel documento programmatico del PD si paventa la possibilità di premiare economicamente solo gli insegnanti che decideranno di svolgere i lavori funzionali all’insegnamento a scuola , di pomeriggio, come i compiti da correggere, ecc.. Mentre il lavoro fatto a casa non sarebbe riconoscibile. Praticamente anche il PD è entrato nell’ottica del governo Monti…. Ma c’è di peggio: sembra che la CGIL sia possibilista in merito alla riduzione del quinquennio delle scuole superiori. Questo significa la riduzione del 20% dei posti in organico alle supeiori. Sulla scuola vedo grandi contraddizioni da parte del PD…..e incomincio… Leggi il resto »
Angelo
Ospite

Profumo insiste: “Diploma a 18 anni, la commissione tecnica ha elaborato la proposta finale. Risparmi per un milione e 300 mila euro”.
Questo vuol dire diminuire di 1/5 le cattedre nella secondaria di secondo grado. Profumo vuole per forza fare “fuori” i precari.

Tatjana Gergic
Ospite
Le prime due cose da fare : 1. edilizia scolastica OK 2. azione sugli insegnanti OK AGGIUNGEREI un terzo punto ad integrazione del secondo : 3. svecchiamento della scuola con ROTTAMAZIONE degli insegnanti che hanno già superato i 60 anni o i 40 di servizio ( siamo i più vecchi d’Europa ). Non è forse uno spreco impegnare risorse per formare ed aggiornare un insegnante ormai privo di energie e di motivazioni , al quale durante il suo ultimo anno di servizio è stata tolta la possibilità di accedere alla pensione come era invece suo diritto ? Trovo nell’articolo ”… Leggi il resto »
Manuela Ghizzoni
Member

@Tatiana Gergic
E’ quello che abbiamo scritto nel documento programmatico sulla scuola del Partito Democratico (capitolo “Se tocca a noi. La scuola che vogliamo”): “…Certo è che per offrire maggiori opportunità ai nuovi docenti, occorre permettere il pensionamento di quanti (docenti e Ata) sono rimasti ‘impigliati’ nella riforma Fornero, in questo modo non solo si libererebbero posti di lavoro, ma avremo la possibilità di allineare l’Italia all’Europa per quanto riguarda l’età anagrafica dei docenti…”
Trovi il documento a questo link http://www.partitodemocratico.it/doc/248683/litalia-giusta-si-prepara-a-scuola.htm

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