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"L'incubo dell'Italia: pensione a 70 anni", di Rosaria Tallarico

Dopo che ieri si sono riaccese le polemiche intono agli esodati, una mezza bacchettata al ministro del Lavoro Elsa Fornero arriva anche dall’Europa. La sua riforma non è in linea con le regole Ue in materia di protezione dei diritti sindacali dei lavoratori a termine. Così almeno risulta da un documento della Commissione europea, che oggi annuncerà l’invio di un parere motivato contro l’Italia per la non corretta applicazione della direttiva del 1999.

La colpa in effetti sarebbe quella di non avere sanato una violazione preesistente. «Il nostro giudizio complessivo sulla riforma resta positivo, e in particolare sul suo obiettivo di contrastare la frammentazione del mercato del lavoro» si è affrettato comunque a precisare il portavoce del commissario Ue al lavoro, Lazslo Andor, che lancerà domani il secondo passaggio della procedura.

Sempre ieri, sono stati diffusi i risultati di una ricerca Censis-Covip secondo cui gli italiani sarebbero sempre più preoccupati per le future pensioni e il lavoro precario. Il 24,7% teme che dovrà aspettare i 70 anni prima di potersi ritirare. I giovani lavoratori (18-34 anni) credono che quando andranno in pensione riceveranno un assegno pari in media al 53,6% del loro reddito da lavoro. E il 30% di essi si aspetta una pensione di base inferiore alla metà del reddito attuale. Preoccupati da una vecchiaia da trascorrere in ristrettezze economiche (39%), sono consapevoli di dover integrare la pensione pubblica con qualche forma di risparmio: titoli mobiliari (38,8%), il mattone (19%) e la previdenza complementare (17,4%).

Ai timori di una vita precaria non sfuggono neanche i dipendenti pubblici: il 21,4% teme di perdere il lavoro e di non riuscire a versare i contributi, il 24,1% di finire nel precariato e di poter versare i contributi solo in modo intermittente. Preoccupazioni che «non hanno ragione d’essere» per il ministro Fornero perché il sistema previdenziale pubblico è sostenibile, mentre non sono invece assenti rischi demografici, economici e finanziari. «Bisogna concentrarsi sull’economia reale» ha aggiunto il ministro «e sui redditi che soprattutto per i giovani sono troppo bassi e non consentono di destinare risorse ai fondi integrativi».

Ieri inoltre si è riaccesa la polemica sugli esodati (i lavoratori che rischiano di rimanere senza pensione e senza lavoro in seguito alla riforma previdenziale) che, secondo alcuni calcoli dell’Inps riportati dal Messaggero, sarebbero 150 mila in più. I sindacati sono partiti subito all’attacco. Di un problema suscitato «dall’imperizia» del governo parla Luigi Angeletti, segretario della Uil: «Ogni anno, fino al 2015, si porrà la questione di nuove persone, svariate decine di migliaia, da salvaguardare». Per Vera Lamonica segretario confederale della Cgil il nuovo governo dovrà raccogliere questa «brutta eredità e trovare una soluzione per tutti, come abbiamo sempre sostenuto».

L’Inps intanto smentisce di avere «effettuato ulteriori elaborazioni statistiche sul numero degli esodati». «Per conto mio ha detto Fornero – abbiamo salvaguardato 140 mila persone». L’Inps dovrebbe mandare nei prossimi giorni le prime lettere di salvaguardia a coloro che rientrano nel decreto sui primi 65 mila esodati. Dopo questi, è previsto che si lavorino le domande per il decreto appena pubblicato in Gazzetta ufficiale, che prevede altri 55 mila salvaguardati. Poi ci sono 10 mila posti per gli esodati della riforma Sacconi e 10 mila per i quali sono stati inseriti fondi nella legge di stabilità. Per questi 140 mila esodati da salvaguardare sono previsti 9,3 miliardi.

La Stampa 24.01.13

ROSARIA TALARICO

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