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UNIVERSITA’: GHIZZONI (PD), ALLARME ATENEI NON SORPRENDE

“L’allarme lanciato dal Consiglio Universitario Nazionale non sorprende perché registrano una crisi che si è venuta a creare a causa delle politiche universitarie di Gelmini-Tremonti-Berlusconi e che denunciamo dall’inizio della legislatura. – lo dichiara la deputata del PD Manuela Ghizzoni, presidente della Commissione Cultura, scienza e Istruzione della Camera dei Deputati –
La cronica e sempre più pronunciata carenza dei finanziamenti statali avvenuta negli ultimi anni, sia sul lato del funzionamento degli atenei che su quello della libera ricerca universitaria, la drastica riduzione del personale docente, la perenne insufficienza degli interventi per il diritto allo studio, la chiusura degli spazi di reclutamento – spiega Ghizzoni – non potevano che portare a una situazione di crisi profonda come quella descritta dal Cun. Anche l’ultima legge di stabilità voluta da Monti non ha invertito la tendenza, se non grazie all’approvazione del mio emendamento per l’aumento dei fondi per il diritto allo studio.
La cecità di certa politica nel non rilevare l’importanza di avere un alto livello di formazione proprio in una fase di recessione sta portando al collasso l’intero sistema di formazione e ricerca.
Il Partito democratico, riconoscendo che la formazione superiore e la ricerca sono il motore essenziale per la crescita, è pronto a cambiare passo – conclude la Presidente Ghizzoni – per dare un futuro ai giovani e al nostro Paese.”

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ANSA/ UNIVERSITA’: DA ISCRITTI A FONDI, TUTTO CON SEGNO MENO
CUN LANCIA ALLARME ‘ITALIA RINUNCIA A RICERCA E ALTA FORMAZIONE’
(ANSA) – ROMA, 31 GEN – Iscritti, laureati, dottorati,
docenti, fondi, tutte ‘voci’ con il segno meno: l’universita’
italiana e’ in grande affanno. Lo denuncia il Cun (Consiglio
universitario nazionale) in un documento rivolto all’attuale
Governo e Parlamento, alle forze politiche impegnate nella
competizione elettorale, ”ma soprattutto a tutto il Paese”.
Il documento (Dichiarazione per l’universita’ e la ricerca,
le emergenze del sistema) sottolinea che dal 2009 il Fondo di
finanziamento ordinario (Ffo) è sceso del 5% ogni anno.
ISCRITTI, COME FOSSE ‘SCOMPARSO’ UN ATENEO – In dieci anni
gli immatricolati sono scesi da 338.482 (2003-2004) a 280.144
(2011-2012), con un calo di 58.000 studenti (-17%). Come se in
un decennio – quantifica il Cun – fosse scomparso un ateneo come
la Statale di Milano. Il calo delle immatricolazioni riguarda
tutto il territorio e la gran parte degli atenei. AI 19enni, il
cui numero e’ rimasto stabile negli ultimi 5 anni, la laurea
interessa sempre meno: le iscrizioni sono calate del 4% in tre
anni: dal 51% nel 2007-2008 al 47% nel 2010-2011.
PER NUMERO LAUREATI LONTANI DA EUROPA – Quanto a laureati
l’Italia e’ largamente al di sotto della media Ocse: 34mo posto
su 36 Paesi. Solo il 19% dei 30-34enni ha una laurea, contro una
media europea del 30%. Il 33,6 % degli iscritti, infine, e’
fuori corso mentre il 17,3% non fa esami.
BORSE STUDIO, UNA NOTA DOLENTE – Il numero dei laureati nel
nostro Paese e’ destinato a calare ancora anche perche’, negli
ultimi 3 anni, il fondo nazionale per finanziare le borse di
studio e’ stato ridotto. Nel 2009 i fondi nazionali coprivano
l’84% degli studenti aventi diritto, nel 2011 il 75%.
CURA DIMAGRANTE PER OFFERTA FORMATIVA – In sei anni sono stati
eliminati 1.195 corsi di laurea. Quest’anno sono scomparsi 84
corsi triennali e 28 corsi specialistici/magistrali. Se questa
riduzione e’ stata inizialmente dovuta ad azioni di
razionalizzazione, ora dipende invece in larghissima misura – si
fa notare – alla pesante riduzione del personale docente.
DOTTORATI AL LUMICINO – Rispetto alla media Ue, in Italia
abbiamo 6.000 dottorandi in meno che si iscrivono ai corsi di
dottorato. L’attuazione della riforma del dottorato di ricerca
prevista dalla riforma Gelmini e’ ancora al palo e il 50% dei
laureati segue i corsi di dottorato senza borsa di studio.
EMORRAGIA DI PROFESSORI – In soli sei anni (2006-2012) il
numero dei docenti si e’ ridotto del 22%. Nei prossimi 3 anni si
prevede un ulteriore calo. Contro una media Ocse di 15,5
studenti per docente, in Italia la media e’ di 18,7. Pur
considerando il calo di immatricolazioni, il rapporto
docenti/studenti e’ destinato a divaricarsi ancora per una
continua emorragia di professori che non vengono piu’ assunti.
Il calo e’ anche dovuto alla forte limitazione imposta ai
contratti di insegnamento che ciascun ateneo puo’ stipulare.
SPESE SUPERANO I FONDI – Dal 2001 al 2009 il Fondo di
finanziamento ordinario (Ffo), calcolato in termini reali
aggiustati sull’inflazione, e’ rimasto quasi stabile, per poi
scendere del 5% ogni anno, con un calo complessivo che per il
2013 si annuncia prossimo al 20%. Su queste basi e in assenza di
un qualsiasi piano pluriennale di finanziamento moltissime
universita’, a rischio di dissesto – osserva il Cun- non
possono programmare ne’ didattica ne’ ricerca.
A RISCHIO ANCHE I LABORATORI – A forte rischio obsolescenza
le attrezzature dei laboratori per la decurtazione dei fondi:
anche i finanziamenti Prin, cioe’ i fondi destinati alla ricerca
libera di base per le universita’ e il Cnr, subiscono tagli
costanti: si e’ passati da una media di 50 milioni all’anno ai
13 milioni per il 2012. Infatti dai 100 milioni assegnati nel
2008-2009 a progetti biennali si e’ passati a 170 milioni per il
biennio 2010-2011 ma per progetti triennali, per giungere a meno
di 40 milioni nel 2012, sempre per progetti triennali.

1 Commento

  1. Riccardo dice

    Vorrei capire, oltre al fondamentale aspetto dei finanziamenti, dove starebbe la differenza, per gli aspetti riguardanti il reclutamento e la governance degli Atenei, fra le attuali proposte del PD riguardo all’ Università e la legge 240/2010, che, a quanto mi risulta, fu approvata anche con il consenso di parte del PD stesso. Ad esempio, uno dei punti più dolenti nell’ Università italiana, riguardo al reclutamento, è il precariato…già la legge 230/2005, introducendo la figura del ricercatore a tempo determinato con unico conttratto triennale rinnovabile e ponendo ad esaurimento dal 2013 le procedure di valutazione comparativa per il reclutamento di ricercatori a tempo indeterminato, aveva peggiorato la condizione del personale accademico nelle fasi iniziali della carriera; la legge 240/2010, anticipando al 2011 la messa ad esaurimento del ruolo di ricercatore a tempo indeterminato ed introducendo le due figure di ricercatore precario di tipo A e B (quest’ultimo addirittura triennale non rinnovabile), ha ulteriormente peggiorato la situazione rispetto alla legge 230/2005. Avendo parlato con numerosi precari, so che molti vorrebbero il ripristino della figura di ricercatore a tempo indeterminato, ma vedo che non viene prevista fra le proposte del PD, che invece insistono (come la legge Gelmini) su contratti triennali, abilitazioni etc…le idee del PD mi sembrano molto simili ai meccanismi della legge 240; forse, chi ha redatto tali proposte, non ha tenuto conto del fatto che, per una buona parte di precari, l’obiettivo principale è conseguire la stabilità dell’impiego, indipendentemente dal ruolo di ricercatore o professore….perché tali precari dovrebbero votare PD e non, invece, Movimento 5S che, prevedendo nel proprio programma l’abrogazione della legge 240/2010, mostra maggior sensibilità alle loro condizioni ? Circa la governance degli Atenei, dove sono, fra le idee del PD, proposte intese a garantire eguale rappresentatività, dignità e voci a tutte le componenti del sistema universitario ?

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