attualità, politica italiana

Non si parli di voto utile, ma disgiunto sì, eccome, di Fabrizia Bagozzi

Senza scomodare il voto utile, se le cose per il senato non vanno bene, perché non pensare almeno quello disgiunto?
Scivolata dopo scivolata, il leader di Rivoluzione civile Antonio Ingroia sta perdendo per strada la spinta propulsiva che gli aveva garantito il colpo di scena iniziale: la sua candidatura da magistrato simbolo di un modo di agire la lotta antimafia gradito a una certa sinistra alla testa di una lista di resistenza civile (così definita da uno dei deus ex machina dell’operazione – insieme a Leoluca Orlando – Luigi de Magistris, non a caso raffreddatosi un po’). Una lista che doveva scardinare i tradizionali rituali e schemi partitisti, evitando il sequel della Sinistra Arcobaleno depurata da Sel e mettere al centro la società civile. Tant’è che fra i motori del processo svettavano i professori di Alba-Cambiare si può, ora defilatisi.
Perché poi c’è stata la polemica sui segretari dei partiti (Idv, Prc, Verdi, Pdci) – i quali, usciti dalla porta, sono rientrati dalla finestra (e nelle liste) – che ha spaccato Cambiare si può e ha portato al referendum con cui il movimento ha deciso a maggioranza di seguire Ingroia. Lo spettro dell’operazione partitista è rimasto denso nelle anime più movimentiste, entrate in fibrillazione anche nel corso della formazione delle liste, in cui di società civile se n’è vista, ma di partiti pure. Una cosa che non ha fatto bene a Ingroia, come non gli ha fatto bene una campagna mediatica a tratti maldestra, come quella volta dall’Annunziata, infilzato dal solito Sallusti. E come, in questa fase nervosa, non gli giovano gli affondi al vetriolo contro Bocassini, altro magistrato gradito a una certa sinistra, su cui ieri è intervenuta anche l’Anm («inopportuni i richiami a Falcone e Borsellino»). Un’altra scivolata. E forse non è un caso che balzata subito al 5%, ora Rc stia flettendo verso un più modesto 4,2%. Appena sopra la soglia di ingresso alla camera. Mentre al senato, l’unica regione in cui ha speranza di superare lo sbarramento dell’8% è la Campania (sempre che il caos dei trasporti pubblici di Napoli rimasti senza benzina rimanga senza ricadute). Altrove, anche in Sicilia, dove inizialmente era ben posizionata e ora ruota fra il 6 e il 7%, i suoi voti andranno dispersi. Regalando la vittoria alla destra e consegnando palazzo Madama a una maggioranza incerta. Una situazione a cui persino uno a cui il voto utile non piace per nulla, come Andrea Scanzi del Fatto Quotidiano, invita a guardare con pragmatismo secondo una logica antimontiana.
E del resto, antimontiana o no, la logica è logica, ed è quello che il Pd ha cercato più volte di far capire a Ingroia, al netto delle ipotesi di desistenza: disperdere voti al senato significa dare un determinante vantaggio alla destra. Allora va bene votare Rc alla camera, dove quei voti conteranno. Ma perché farlo al senato dove invece, la dispersione offrirà un assist a tutto ciò che sinistra non è, Berlusconi in primis? Se non un voto utile, che sia almeno un voto disgiunto

da Europaquotidiano.it

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