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Scuola, in tre mosse il PD archivia Gelmini, di Mario Castagna

Risorse, stabilità, fiducia. Si potrebbe sintetizzare così il programma del PD sulla scuola del futuro. «Siamo qui per presentare le idee che abbiamo messo nel nostro documento e con le quali ci presentiamo alle elezioni – ha sostenuto Francesca Puglisi, responsabile scuola del Pd insieme a Manuela Ghizzoni, Maria Coscia, Maria Grazia Rocchi e Simona Malpezzi, nel corso della conferenza stampa di presentazione – la scuola ha bisogno di risorse, stabilità e fiducia dopo anni di tagli. Le emergenze, come quella legata all’edilizia scolastica, devono trovare una risposta». Primo punto dell’agenda è infatti il contrasto a tre emergenze che oggi colpiscono la scuola italiana: la sicurezza degli edifici scolastici, la dispersione e l’abbandono scolastico e il settore 0-6, cioè quello degli asili nidi e della scuola dell’infanzia. Sulla prima emergenza Pierluigi Bersani aveva già anticipato il piano straordinario per la manutenzione e la ristrutturazione degli edifici scolastici. Una vera e propria emergenza che minaccia in primis la sicurezza dei nostri ragazzi. Da uno studio della Krls Network of Business Ethics, emerge che in Italia solo il 46% delle scuole è agibile. Siamo addirittura sotto l’Albania che con il 53% è l’ultima in classifica. Ma non sono solo le statistiche internazionali a dimostrare la pericolosità delle nostre scuole. È soprattutto l’esperienza quotidiana di milioni di famiglie alle prese ogni giorno con aule fatiscenti e scuole che crollano. I finanziamenti in questo caso verranno garantiti da un allentamento dei parametri del patto di stabilità interno che blocca le spese degli enti locali. Quattro miliardi di euro subito a disposizione per mettere in sicurezza gli edifici scolastici. Altri soldi potranno arrivare dai fondi comunitari che lo Stato italiano spesso non utilizza con efficacia. I DATI DELLA DISPERSIONE L’altra urgenza da affrontare è la dispersione scolastica che in Italia raggiunge livelli preoccupanti. Oggi i giovani che hanno deciso di lasciare la scuola prima della maturità sono il 18,8% della popolazione. L’obiettivo è portare questa percentuale sotto il 10% così come raccomandato dal documento Europa 2020. Combattere la dispersione scolastica significa anche investire maggiori risorse nelle situazione più problematiche come le grandi periferie urbane e il Mezzogiorno. Infatti i dati sull’abbandono scolastico si differenziano molto a seconda delle regioni italiane: in Sicilia la percentuale di studenti che hanno lasciato gli studi prima del diploma è del 26%, seguono la Sardegna con il 23,9% e la Puglia con il 23,4%. «Nessuno rimanga indietro» è lo slogan che il Pd ha utilizzato per illustrare questo piano straordinario di lotta alla dispersione scolastica. L’altra emergenza da affrontare è la fascia di età dei piccolissimi scolari. Gli asili nido e la scuola dell’infanzia, anche a causa dei tagli agli enti locali, sono oggi un campo di attività abbandonato dallo Stato centrale. Tutto è lasciato alla volontà dei singoli enti locali che si barcamenano tra le ristrettezze di bilancio e le poche competenze assegnate. In particolare il Pd pensa ad un piano straordinario per raggiungere l’obiettivo del 33% di copertura dei posti all’asilo nido come chiesto dall’Europa. Per affrontare queste emergenze il governo Bersani è pronto a ridurre la spesa per investimenti del ministero della Difesa. Si spera che questa proposta raggiunga il cuore dell’elettorato democratico tanto che ieri sul sito del Pd è campeggiata tutto il giorno l’immagine di un aereo da guerra affianco ad un’aula scolastica e la scritta «facciamo decollare la scuola italiana». Meno F-35 e più investimenti in scuola, cultura, istruzione. Ma accanto a queste tre grandi emergenze il Pd ha preparato una serie di proposte dedicate alla risoluzione dei mille problemi quotidiani della scuola italiana. Nessuna riforma epocale in vista ma un intervento di vera trasformazione del sistema. Non è più il tempo delle riforme sempre «epocali e decisive», calate dall’alto e mai condivise dal tessuto sociale che ogni giorno fa vivere il sistema educativo italiano. Per il Pd la migliore riforma è quella che nasce dal basso, grazie all’autonomia, si tratta ora di metterla a sistema. La valutazione non dovrà quindi essere dei singoli docenti, né competitiva, ma dovrà indicare se gli investimenti fatti vanno nella direzione giusta. Dovrà essere restituita la fiducia agli insegnanti, anche grazie ad un nuovo contratto collettivo che riconosca loro l’enorme quantità di lavoro che fanno al di fuori delle aule scolastiche. Gli organici delle scuole dovranno essere stabili e non cambiare ogni anno. Solo in questo modo le scuole sapranno su quante risorse potranno fare affidamento così come le risorse finanziarie dovranno essere stabili e mai più tagliate. Il reclutamento dovrà essere anch’esso certo, senza cambiare ogni anno sistema e si dovranno esaurire le graduatorie dei precari. Il tempo scuola dovrà essere allungato, incentivando nuovamente il tempo pieno e le compresenze. SUPERIORI, BIENNIO UNITARIO Per quel che riguarda le scuole superiori il Pd propone un biennio unitario iniziale e la differenziazione dei percorsi solo a partire dal terzo anno. Gli istituti tecnici dovranno essere rivalutati e non abbandonati alla competenza delle regioni sulla formazione professionale. Però quello che il Pd propone è soprattutto un metodo. Mai più una scuola umiliata, mai più una scuola offesa. E proprio per questo, per affrontare al meglio un lavoro difficilissimo, il primo passo del governo Bersani sarà una grande consultazione pubblica con tutto il mondo della scuola. Solo così si pensa di riformare, veramente, una scuola pubblica che un tempo era un orgoglio italiano.
Da L’Unità

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