attualità, politica italiana

"Nicole e Rosy il solito volgare copione di Silvio", di Sara Ventroni

Nessuno sentiva il bisogno di tornare sull’argomento ma il cav vuole farci sapere tutta la verità sulle donne. Siamo già con la mano sulle maniglie antipanico, pronti per fuggire dall’aneddoto dell’attempato signore che attacca bottone sull’autobus. Il maliardo che millanta cospicui risparmi per irretire la preda. L’ex premier dall’occhio languido, che sorride davanti a un generoso décolleté e lancia un invito galante per pranzo, taxi incluso.
Questo è il senso di Berlusconi per le donne. Di più non può fare. Ma per fortuna il Cav non frequenta i mezzi pubblici e le sue vittime sono spesso consapevoli. Costretto dai sondaggi a cavalcare l’onda del rinnovamento, il satiro nazionale vernicia di rosa antico il solito copione machista per suggerire l’idea che lui ci tiene particolarmente alla questione dell’emancipazione femminile. Solo per questo nell’intervista mattutina a «Coffee Break» il cavaliere scarica in diretta Nicole Minetti, ma non resiste alla tentazione della battuta da palanca dell’ippodromo. Non si lascia sfuggire il lapsus volontario, da gigolò in brillantina che ammicca a notti da sogno ancora prima di mezzogiorno. Ma le palpebre cedono. La cravatta di Marinella tira il collo. Il fard si conficca nelle rughe come lo sporco sotto le unghie. E questo è un problema.

Noi donne rischiamo di passare dalla rabbia alla pietà. Per fortuna siamo scaltre abbastanza da sospettare che questa sia solo una mossa tattica. L’anziano non è più autosufficiente. Nella scheda personale registriamo i dati: il soggetto millanta un passato da latin lover. Può contare su una larga disponibilità economica.

Ha case di proprietà, una schiera di avvocati e una corte, ormai ristretta, di intrattenitori di fiducia. Questa volta, però, temiano che Silvio voglia muoverci a compassione. Gli uomini, più che le donne, devono resistere alla tentazione di un’immedesimazione postrema.

Mentre si scusa per l’impresentabilità di certe candidature, Silvia non manca di strizzare l’occhio alla giuria popolare di questo ventennio, per captare la benevolenza del maschio italiano, abbonato al bromuro allegro della camerata.

Se noi donne decliniamo senza difficoltà l’offerta del ruolo di badanti, ai maschi stavolta è chiesto di non farsi compari di briscola. Al massimo possono permettersi un buffetto in testa, senza doversi preoccupare di scarmigliare l’impasto colloso del riporto.

Per questo resta un mistero il nuovo attacco a Rosy Bindi. I maligni direbbero che chi disprezza compra. Effettivamente lo sanno tutti, ormai. Perfino le corsiviste dei femminili, che dovrebbero sconvolgere la morale dei borghesi: il Cav avrebbe quanto mai bisogno di incontrare finalmente una donna vera. Una che gli tenga testa. E se torna sull’argomento Rosy, cominciamo a sospettare che la battuta sia già un’ammissione di colpa.

Ma ora è inutile rinvangare. La faccenda ha già una sua cronologia. Siamo legittimati a parlare di una liason unilaterale. Silvio rincorre Rosy: la provoca, la stuzzica, ma Rosy gli dà picche. Sempre. Una volta, da Vespa, il Cav disse che di Rosy apprezzava l’intelligenza più che la bellezza. Non poteva essere una proiezione, per un uomo che non dispone di nessuna delle due qualità richieste. Ma Rosy è stata una signora, e non ha mai voluto rimarcare i termini contrattuali della questione.

La verità è che arriva per tutti il momento in cui bisogna rassegnarsi. In questo caso si tratta di un prolasso molto complesso. Qualcosa che non coinvolge solo le prestazioni meccaniche da Don Giovanni, ma i ritmi circadiani del sistema neurovegetativo.

Per salvarsi l’anima dalla cilecca di febbraio, Silvio addossa la colpa sugli altri. Anche sui morti. Ci racconta tutta la verità su Nicole Minetti. L’ha voluta Don Verzé perché la ragazza parlava bene inglese e poteva farsi carico, in Regione, dei problemi del Paese. Peccato, poi, se gli italiani non la amano. Ma Nicole è più popolare di Belen. A questo punto, da donna a donna, vogliamo toglierci uno sfizio. Ci basta infatti una citazione, già agli annali, per chiarire definitivamente quello che le donne pensano di Berlusconi. Noi no. Non siamo a sua disposizione.

L’Unità 09.02.13

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