attualità, economia, lavoro

"La ripresa non si vede. Pil giù in Italia e in Europa", di Giuseppe Caruso

Crolla il pil italiano, ma anche il resto del mondo non se la passa tanto bene. Sono dati che confermano la crisi globale quelli circolati ieri sul prodotto interno lordo di molti dei paesi più sviluppati dal punto di vista economico. L’Istat ha reso noto che in Italia la stima preliminare sul pil del quarto trimestre ha fatto registrare una contrazione pari allo 0,9% rispetto al trimestre precedente, la maggiore flessione dal primo trimestre del 2009 (-3,6%). La contrazione è pari al 2,7% rispetto al quarto trimestre del 2011 e risulta la peggiore dal 2009 (-3,5%). Su base annua l’Italia ha fatto segnare un poco lusinghiero -2,2%. Sempre secondo l’Istat, la flessione nel quarto trimestre dell’anno appena passato, ha determinato un’entrata debole nel 2013: al momento la variazione acquisita è pari a -1,0%. Il pil dell’Eurozona ha registrato nel quarto trimestre una contrazione congiunturale dello 0,6% e dello 0,9% su base annuale. Secondo la stima preliminare diffusa da Eurostat. Le maggiori flessioni congiunturali tra i 17 paesi dell’unione monetaria, interessano il Portogallo (-1,8%), Cipro (-1%) e per l’appunto l’Italia (-0,9%). Le migliori performance sono invece per Belgio (-0,1%) e Slovacchia (+0,2%) e descrivono bene il momento di difficoltà. Su base annuale le peggiori performance sono invece per la Grecia (-6%), il Portogallo (-3,8%), Cipro (-3%) e Italia (-2,7%). In Germania nel quarto trimestre il pil ha registrato una contrazione pari allo 0,6% rispetto al trimestre precedente, mentre su base annuale la crescita è pari a +0,4%: si tratta di numeri inferiori alle previsioni degli economisti. Anche in Francia c’è stata una contrazione (0,3%) del prodotto interno lordo nel quarto trimestre, confermata su base annua. Per l’intero 2012 la contrazione del pil dell’Eurozona è pari a -0,5%, per l’Italia una flessione quattro volte superiore (-2,2%). Dati negativi anche per la Gran Bretagna, con una diminuzione dello 0,3%. Le cose vanno meglio per il Giappone, che dopo due anni di segno meno vede crescere il suo pil dell’1,9% nel 2012 e negli Stati Uniti, dove nel quarto trimestre del 2012 si è registrata una crescita dell’1,5%. Tornado alla difficile situazione italiana, il segretario confederale della Cgil, Nicola Nicolosi, sottolinea come ormai sia «molto difficile credere al professor Monti quando sostiene che grazie alle sue riforme il pil aumenterà del 6% in cinque anni. Le sue politiche recessive hanno aggravato le condizioni del paese. Nemmeno di fronte alla realtà di un paese impoverito, dove è sempre più difficile trovare lavoro, Monti fa autocritica. Occorre invece una drastica inversione di rotta sulle politiche del lavoro». Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, spiega che «se non si interviene con urgenza sui fattori che ostacolano lo sviluppo, ci sarà un’ulteriore decrescita del nostro Paese. Bisogna reagire intervenendo sulle questioni che stanno provocando la recessione. Occorre innanzitutto abbassare le tasse sui lavoratori e sui pensionati, stimolando così i consumi e rafforzando di conseguenza le imprese e l’occupazione. Le risorse si possono trovare, riducendo le agevolazioni fiscali alle imprese e intensificando maggiormente la lotta all’evasione fiscale». Per il Codacons i dati dell’Istat dimostrano come «la stima di crescita per la fine del 2013 prevista dal Governo Monti è a dir poco sballata, per non dire che ha del miracoloso. Un miraggio, insomma». Coldiretti fa invece notare come i dati Istat evidenzio un calo congiunturale del settore agricolo nel quarto trimestre e sottolinea a riguardo che la campagna vitivinicola del 2102 è stata tra le più scarse degli ultimi decenni (-8%). Sarà un’annata in flessione anche per l’olio di oliva (-11,7% sul 2011), la frutta (-9,7%) e gli ortaggi (-7%). Confesercenti parla invece di «un calo atteso, ma non per questo meno allarmante, che sottolinea la necessità di una politica per la crescita che faccia riprendere anche il mercato interno. Il crollo dei consumi degli italiani (-35 miliardi di euro), dovuto alla crisi e alle misure di austerity fiscale, ha inciso su un’economia già debole, ed ha contribuito alla caduta del Pil nell’ordine di 0,6-0,7 punti percentuali».

l’Unità 15.02.13

Condividi