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"Il lavoro non c’è o è precario: nove milioni in difficoltà", di Massimo Franchi

Si allarga sempre di più l’oceano del disagio sociale provocato dalla «difficoltà con il lavoro». La Cgil ieri ha stimato in 9 milioni le persone che ne fanno parte. Il calcolo è presto fatto: i quasi 3 milioni di disoccupati (2 milioni 875 mila a dicem- bre 2012, il picco più alto degli ultimi 20 anni); i 3,4 milioni di lavoratori che nel 2012 hanno usufruito della cassa integrazione; i quasi tre milioni fra precari, scoraggiati e part time involontari («caratteristica del nostro Paese con pochissime ore lavorate e dunque pochissimi contributi che fanno avvicinare la situazione di questi lavoratori a quelli dei precari»). «Se si sommano i lavoratori che si trovavano nella cosiddetta “area del disagio”, cioè precari o part time involontari, a quelli della cosiddetta “area della sofferenza occupazionale”, vale a dire disoccupati, scoraggiati immediatamente disponibili a lavorare e persone in cassa integrazione, con i nove milioni totali il 2012 si conferma l’anno nero dell’occupazione in Italia», affermano il presidente della Fondazione Di Vittorio, Fulvio Fammoni e il segretario confederale della Cgil, con delega al mercato del lavoro, Serena Sorrentino.

La preoccupazione della Cgil va poi ad un futuro che per il 2013 si preannuncia ancora più negativo. E pensando «all’arrivo a giugno dell’aumento dell’Iva di un punto, del pagamento retroattivo della Tares (la nuova tassa sui rifiuti) e la fine della proroga dei contratti a tempo determinato nella Pubblica amministrazione «siamo di fronte ad una vera ecatombe – rincara la dose Fulvio Fammoni – di cui la politica non discute in questa campagna eletto», spiega il segretario generale della Cgil.

BOOM DI PARTITE IVA

Una situazione economica così complicata che porta Susanna Camusso a chiedere, da Crotone, «che si apra una stagione di dialogo con Confindustria e con tutte le altre associazioni, che abbia però l’idea di ricostruire, perché non si può agire solo sulla flessibilità e sulla precarietà».

All’interno del disagio a soffrire di più degli ultimi rivolgimenti e della riforma del lavoro sono certamente i giovani. Citando il sondaggio della settimana scorsa che rilevava come il 14 per cento dei contratti a progetto è stato trasformato in partita Iva, la responsabile per le Politiche giovani della Cgil Ilaria Lani spiega come «il motivo per cui abbiamo ragione di ritenere che una parte consistente delle partite Iva sia falsa è proprio il fatto che i dati degli ultimi anni dimostrano che hanno un solo committente e in forma continuativa, e questo tradisce la possibilità di un abuso». Nell’ultimo anno, aggiunge la sindacalista, «si registra un aumento delle partite Iva individuali e lo si registra in alcuni settori esposti come le attività professionali, in generale tutte le attività di assistenza sociale e dei servizi, l’istruzione (scuole private, enti di formazione) ma anche un pezzo del terziario avanzato, l’informatica, i trasporti: settori in cui c’è da parte di molte aziende la richiesta ai giovani di aprire la partita Iva per lavorare in attività dipendenti o comunque strettamente legate all’attività ordinaria dell’azienda».

«CALO RECORD PRESTITI FAMIGLIE»

Gennaio gelido per i prestiti delle banche italiane a famiglie e imprese. Il mese scorso, secondo le prime stime dell’Abi, c’è stata una caduta del 3,26% su base annua degli impieghi a questo comparto del settore privato che ammontano in totale a 1.467 miliardi (1.474 a dicembre). Una caduta del genere «non si era mai registrata nella serie storica partita nel giugno del 1999», spiega l’associazione bancaria italiana.

L’Unità 20.02.13

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