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8 marzo: Ghizzoni, molte elette ma l'Italia non è un paese per donne

Ratifica Convenzione di Istanbul per cambiare contesto maschilista anche della politica. “Il nuovo Parlamento che sta per insediarsi vedrà, per la prima volta, un cospicuo numero di donne elette. Ma non lasciamoci ingannare: l’Italia non è ancora un Paese per donne. Lo dimostrano le condizioni di vita, le discriminazioni sui luoghi di lavoro, il tasso di disoccupazione femminile tra i più alti in Europa e, non ultimi, i dati agghiaccianti sulla violenza di genere e sui femminicidi. – lo dichiara la deputata del Pd Manuela Ghizzoni, presidente della Commissione Cultura, scienza e Istruzione della Camera dei deputati, dopo la celebrazione della giornata internazionale della donna al Palazzo del Quirinale, avvenuta alla presenza del Presidente Napolitano – L’Italia sta vivendo un’emergenza, denunciata anche dalla Commissione Cedaw dell’Onu, che riguarda in numero di femminicidi, che non sono omicidi neutri, ma delitti compiuti sulle donne perché donne, agiti da uomini. Come tali devono essere affrontati.

È necessario – spiega Ghizzoni – che anche le istituzioni si facciano carico di sovvertire gli attuali modelli di rapporto tra i generi, attraverso un approccio organico che non riguardi solo la definizione del reato o la condanna connessa. Non possiamo più pensare che la violenza sulle donne possa essere sconfitta solo con l’inasprimento delle pene: il nostro compito è di porre in atto le condizioni per una vera e propria rivoluzione culturale, che parta dall’educazione dei bambini e delle bambine. Il rispetto delle differenze nasce dalla conoscenza, da una nuova rappresentazione, non stereotipata, delle donne e degli uomini e si fortifica con l’introduzione di una cultura di genere anche nei percorsi educativi e scolastici.

Mi auguro che in questa legislatura ci sia il tempo di porre le basi per una reale inversione di tendenza che porti l’Italia ad adeguarsi agli standard europei non solo sul fronte economico, ma anche su quello dei diritti delle donne. Ma in questo momento di instabilità istituzionale è necessario garantire almeno le emergenze. Per questo le forze politiche presenti in parlamento devono, dunque, assumersi la responsabilità di ratificare la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, con la stessa urgenza con cui si chiede di intervenire sulle norme economiche o sui “privilegi della Casta”. Stiamo parlando della vita delle cittadine italiane, che non possono più essere subordinate agli interessi di parte o alle campagne di bandiera. La ratifica della Convenzione europea non sarà di certo la soluzione per sradicare definitivamente il femminicidio, ma – conclude Ghizzoni – è il primo segnale che la politica deve dare per dimostrare la volontà di cambiare un contesto maschilista e falsamente neutro.”

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