Mese: Marzo 2013

"Sapere, l’Italia è fanalino di coda europeo", di Mario Castagna

Secondo i dati Ue il nostro Paese è quello che ha tagliato di più per scuola e università. Gli stanziamenti sono tornati al livello del 2001 Edilizia e insegnanti sono i settori più colpiti dalla riduzione dei fondi. Peggio di Cipro, Romania, Lettonia e Ungheria. Peggio di qualsiasi altro paese Ue ma anche dei paesi che aspirano ad entrarci come la Turchia. Nessuno Stato europeo riesce ad eguagliare la pessima performance italiana nel finanziamento all’istruzione. Nell’Europa in crisi, alle prese con le misure di austerità e di rigore finanziario, nessun paese ha ridotto, in termini reali, i finanziamenti a scuola, università e ricerca. Solo l’Italia ha attuato una politica così miope, riportando indietro le lancette a 10 anni fa. Il finanziamento per l’anno 2012 è infatti lo stesso previsto per l’anno 2001. A fotografare l’amara realtà è la Commissione Europea, che in una sua pubblicazione ufficiale, «L’impatto della crisi economica nel finanziamento all’istruzione in Europa», uscita da pochi giorni e liberamente disponibile su Internet, mette insieme per la prima volta dati, tabelle e statistiche di …

"L'Aquila, la ricostruzione deve ancora partire: tempi incerti, fondi insufficienti e tanta rabbia", di Piera Matteucci

Otto o dieci anni, secondo il ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca. Ma ne bastano anche cinque, per il sindaco Massimo Cialente. Quattro anni dopo il sisma che ha devastato la città dell’Aquila e ha danneggiato molti comuni vicini, il balletto delle date e delle cifre continua, ma la ricostruzione del centro storico ancora deve partire. È vero che di cantieri, soprattutto in periferia e nei piccoli centri, ne sono stati avviati e chiusi tanti. È anche vero che le abitazioni che avevano subito danni lievi sono state sistemate e che molti cittadini sono rientrati nelle loro case, ma è altrettanto vero che il cuore del capoluogo d’Abruzzo ha smesso di pulsare alle 3.32 del 6 aprile 2009 e ancora non si ha alcuna certezza di quando ricomincerà a battere. L’emergenza prima, il commissariamento poi, e tutte le incertezze burocratiche e normative hanno di fatto bloccato l’inizio dei lavori e la popolazione, dapprima spaventata, poi arrabbiata, ora è ogni giorno più delusa e depressa, convinta che non ci siano speranze per il futuro. “Abbiamo …

"Chi chiedeva un «nome» al M5S ha sbagliato a votare", di Cristoforo Boni

Eppure c’era chi pensava, anzi era sicuro, che Grillo ieri avrebbe presentato al presidente della Repubblica una rosa di nomi. E, se non proprio una rosa, almeno un nome. Erano i tifosi del Grillo che fa politica, che fa pesare i suoi voti sul tavolo che conta, che è disposto ad alleanze per far passare le proprie proposte. Invece non è accaduto nulla. Grillo si è blindato sulla linea del rifiuto. Prima di fare un nome deve crollare il mondo. Prima di fare un nome deve ottenere il 100% dei voti. Prima di scoprire davvero le carte tutto e tutti devono essere spazzati via. Ha pure detto che quanti hanno votato il Movimento 5 Stelle con l’obiettivo di condizionare la politica, di spostare gli equilibri, insomma di fare qualcosa di diverso dall’opposizione assoluta, «hanno sbagliato il voto». Ora vedremo le reazioni della curva grilllina. Vedremo, ad esempio, se Paolo Flores d’Arcais sarà conseguente con quanto ha scritto ieri nell’editoriale de il Fatto quotidiano. «Senza quel nome – implorava ieri Grillo – la proposta resta virtuale, …

"L’Europa teme la crisi italiana", di Paolo Soldini

Tutti si preoccupano, giustamente, degli effetti che lo stallo italiano può provocare sui mercati. Ma c’è un pericolo ancora più grave del quale non pare che ci sia, qui da noi, grande consapevolezza ma che sta inquietando, e molto, le istituzioni di Bruxelles e le maggiori can- cellerie: la mancanza di un vero governo a Roma rischia di aprire una crisi politica in tutta l’Unione europea. L’Italia insomma può trascinare l’Europa nel disastro. Non è pensabile, dicono negli ambienti della Commissione a Bruxelles, che si gestisca la politica europea senza l’iniziativa e la responsabilità del terzo paese del continente. «Troppo grosso per fallire», come si dice, ma anche per mettersi fuori, tra parentesi. Un governo che svolge solo gli affari correnti non può avere né l’iniziativa né la responsabilità. Gli incoscienti che blaterano sul «precedente» del Belgio non sanno di che cosa parlano: è vero che in quel paese è mancato per tanti mesi il governo nazionale, ma là esistono i governi delle tre comunità linguistiche che svolgono molte delle funzioni amministrative e politiche che …

"La guerra di Grillo contro i giornalisti", di Giovanni Valentini

È l’incontinenza verbale di un attempato ex comico che dà sfogo al suo delirio di onnipotenza politica, proprio come avevano già fatto in passato Bettino Craxi e più recentemente Silvio Berlusconi. Un attacco indiscriminato all’intero sistema dell’informazione, senza distinzione di nomi e di persone, di ruoli e di funzioni, nella logica persecutoria di un razzismo mediatico che rischia ormai di sconfinare nello squadrismo mediatico. Dai comizi in piazza “off limits” alle conferenze-stampa senza domande, attraverso l’artificiosa trasparenza del videostreaming d’occasione, siamo passati definitivamente alle invettive e alle intimidazioni. Non si contesta più un titolo, un articolo o un commento. Si aggredisce direttamente la funzione stessa della stampa, in un tentativo continuo di delegittimazione che nega non tanto il dovere dei giornalisti di informare, quanto il diritto dei cittadini di essere informati e di scegliersi liberamente come e da chi. La nostra categoria professionale, insieme a tante altre sulla scena sociale, non è certamente immune da colpe, vizi e difetti. E ognuno di noi è chiamato a fare autocritica, per la propria parte di responsabilità. Ma …

"La lunga notte della Seconda Repubblica", di Marcello Sorgi

Se davvero sperava, a oltre un mese dalle elezioni, e sotto l’incalzare della crisi economica che ha visto di nuovo salire la febbre degli spreads, di riuscire a imporre una soluzione ormai non più rinviabile, Giorgio Napolitano, alla fine del terzo giro di consultazioni (dopo il primo che aveva portato al preincarico di Bersani e quello successivo del leader del Pd), ha dovuto prendere atto che è molto difficile trovare una via d’uscita per ridare un governo al Paese. L’imbarazzo del Quirinale trapelava dal modo in cui s’è chiusa la giornata, con l’annuncio di una nuova pausa di riflessione del Capo dello Stato. I dati allineati con cura sullo scrittoio del Presidente segnalano un completo stallo, aggravato dalla chiara indisponibilità tra i partiti che dovrebbero concorrere a individuare uno sbocco. Malgrado gli alti e bassi che lo hanno accompagnato, il tentativo di Bersani si è arenato sul “no” pregiudiziale di Grillo, ribadito anche ieri, e sulla richiesta di Berlusconi, inaccettabile per il centrosinistra, di indicare il candidato alla successione di Napolitano. L’ipotesi di un rinvio …

"La paralisi dei veti incrociati", di Claudio Tito

L’Italia balla sulla tolda del Titanic ma sembra non rendersene conto. La crisi economica, la disoccupazione, la diffidenza dei mercati internazionali nei nostri confronti sono sirene che risuonano violentemente ma vengono disattivate dal frastuono della contesa post-elettorale. Il sistema politico e quello istituzionale sono paralizzati dai veti incrociati dei partiti. A oltre un mese dal voto non esiste alcuna prospettiva concreta di formare un governo. E l’unica vera assunzione di responsabilità potrebbe essere quella del presidente della Repubblica: le sue dimissioni costituiscono allo stato l’unico grimaldello in grado di scardinare lo stallo di questo Parlamento. Napolitano potrebbe infatti essere costretto a interrompere in anticipo il suo settennato per riconsegnare al Quirinale l’arma delle elezioni anticipate. Il punto è proprio questo: il semestre bianco impedisce al capo dello Stato anche solo di minacciare il ritorno alle urne. E in un clima tanto esacerbato quella facoltà è ormai divenuta indispensabile. Soprattutto di fronte alle condizioni inaccettabili che reciprocamente gli schieramenti si stanno ponendo. Le formule che in questi casi vengono immaginate per superare l’impasse si sono esaurite …