Mese: maggio 2013

"Donne: in forte aumento le richieste di soccorso", di Marcello Radighieri

Un fenomeno emergenziale. È questa la percezione restituita dalle principali testate giornalistiche locali e nazionali: sulle cui pagine campeggiano da mesi casi legati al femminicidio e alla violenza sulle donne. Un’attenzione mediatica che se da una parte enfatizza giustamente il problema, fino a farlo diventare un argomento di stringente attualità, dall’altra non aiuta a fare chiarezza sulla reale portata del fenomeno. E solo i numeri istituzionali possono aiutare ad analizzare in maniera oggettiva la situazione. Il dato più significativo proviene probabilmente dalla rete ospedaliera territoriale. Alla sezione “violenza di genere” dei pronto soccorso sparsi lungo la provincia modenese, i casi segnati sotto l’anno 2012 sono 841. In deciso aumento rispetto all’anno precedente, quando la casistica stentava a toccare quota 790. Numeri oltretutto, che potrebbero risultare sottostimati, a causa di problemi tecnici legati al sisma dello scorso anno. Numeri, ancora, di cui disponiamo solo una tendenza recente, dato che fino a pochi anni fa questa sezione non esisteva e i casi di violenza sulle donne dovevano essere estrapolati dalla categoria residuale “opere terzi”. «Teniamo conto – …

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Addio finanziamento ai partiti, in Cdm un testo «snello», di Maria Zegarelli

«La politica o si autoriforma o muore». Ieri il presidente del Consiglio Enrico Letta è stato perentorio nel rivendica- re l’urgenza di atti concreti. «Ho preso la fiducia anche sul mio impegno ad abolire il finanziamento pubblico ai partiti e non intendo fare passi indietro», ha spiegato in Emilia dove si è recato per un sopralluogo nei centri colpiti dal terremoto un anno fa. E gli atti concreti arrivano oggi in Cdm nel corso del quale presenterà la proroga sull’Ecobonus per le ristrutturazioni e il ddl sullo stop ai fondi pubblici per i partiti annunciato già la scorsa settimana. Sorvola sulle battute che gli indirizza «l’amico» Matteo Renzi, quell’invito a non «vivacchiare» in questo governo di larghe intese che potrebbe diventare «di lunghe intese». Letta non si lascia tirare dentro le polemiche, «più o meno spregiudicate, più o meno quotidiane», raccontano dal suo staff, «neanche se arrivano da Renzi», e va dritto per la sua strada sapendo che le insidie sulla strada del suo esecutivo saranno costanti e non sempre arriveranno dal Pdl. «Alle critiche …

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"La scomparsa della Lega tra liste civiche e lotte interne", di Toni Jop

Oggi, consiglio federale? Ma di che? Perché, piaccia o no, pare proprio che la Lega Nord sia finita, non ci sia più e non perché l’ha deciso il destino: hanno fatto tutto loro, Umberto Bossi, Roberto Maroni, Matteo Salvini e gli altri. Restano i nomi, la nomenclatura, alle loro spalle quasi nessuno; le recentissime amministrative hanno fatto un gran deserto degli orti leghisti della abortita Padania. Quindi, se si capisce bene e senza malizia, l’adunata di oggi si annuncia come l’apertura di un inevitabile processo di liquidazione; molto difficile, però, perché a dispetto delle cifre, quella nomenclatura governa. Il primo problema sta qui: rappresentano quasi nessuno ma governano tre grandi regioni del Nord, il Piemonte con Roberto Cota, la Lombardia con Roberto Maroni e il Veneto con Luca Zaia. Non sono mai stati tanto piccoli e con tanto potere tra le mani, anzi non ricordiamo una forza politica di queste modestissime dimensioni premiata simultaneamente da tre governatori in grado di orientare gli interessi di una ventina di milioni di esseri umani. Quel pur modesto quattro …

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Sisma, «daremo risposte ai cittadini arrabbiati», di Andrea Bonzi

Una legge quadro nazionale sulle emergenze che indichi i binari entro cui ogni evento emergenziale trovi limiti, regole ed incentivi». È la promessa che il premier Enrico Letta fa agli amministratori riuniti ieri a Bologna, nella sede della Regione, per fare il punto sulla ricostruzione a un anno dal sisma che ha colpito il cuore dell’Emilia-Romagna. Un ritorno – quello di Letta nelle zone martoriate dalle scosse del 20 e 29 maggio 2013 – articolato in più tappe: dopo aver incontrato le categorie economiche, e i sindaci del “cratere”, con in testa il presidente della Regione e commissario straordinario Vasco Errani, il capo del governo è andato a visitare due aziende colpite dal terremoto a Medolla e Mirandola, per poi porgere un saluto al carabiniere gravemente ferito da Luigi Preiti davanti a palazzo Chigi, Giuseppe Giangrande, attualmente in riabilitazione al Centro di Montecatone, nell’Imolese. «L’ho trovato con spirito forte – ha commentato il premier all’uscita dalla struttura – e gli ho portato il ringraziamento dello Stato per il suo sacrificio». Non è mancato il momento …

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"La strage delle donne e i negazionisti di buona volontà", di Adriano Sofri

C’è una vera ragione di allarme sulle donne uccise, o c’è un allarmismo colposo o doloso? Si è andata ampliando la reazione negatrice, fino a diventare una campagna. Lo scandalo sul femminicidio è montato lentamente e tardissimo. Ha da subito eccitato dissensi troppo aspri e ottusi per non essere rivelatori. C’è stato anche chi ammoniva che gli uomini uccisi sono più numerosi delle donne uccise: vero, salvo che il confronto va fatto fra le donne uccise da uomini e gli uomini uccisi da donne, e allora diventa irrisorio. Strada facendo, le obiezioni si sono irrobustite, valendosi anche di una (effettiva) carenza di statistiche esatte. All’ingrosso, si è negato che le uccisioni di donne siano cresciute in numeri assoluti, e si è sottolineato che la crescita – impressionante – nella loro quota relativa rispetto al totale degli omicidi è dovuta solo alla riduzione degli altri omicidi, soprattutto quelli di mafia. Prima di motivare i dubbi sulla prima affermazione — il numero di femminicidi che resta sostanzialmente stabile nel tempo e nei luoghi — sbrighiamo la seconda: …

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"Giovani, allarme lavoro. Napolitano: basta ritardi", di Marcella Ciarnelli

Il lavoro su cui la nostra repubblica «è fondata» sta diventando sempre più un obbiettivo difficile da raggiungere, specialmente per i giovani. Su questo, ancora una volta, a poche ore dalla celebrazione del 2 giugno, il presidente della Repubblica ha voluto ripetere il suo allarme, divenuto sempre più acuto man mano che l’uscita dalla crisi economica appare difficile. E la cui immediata conseguenza è quella di allontanare dall’Italia tante fondamentali energie, certamente quei ragazzi che non possono contare su una raccomandazione «un piccolo tassello del problema» ma sempre «una pratica da combattere e sradicare ». «Dobbiamo essere una Repubblica all’altezza dell’articolo 1 della Costituzione » ha detto Il presidente Napolitano, in un colloquio con il direttore del Tg5 Clemente Mimun, evocando il confronto che ci fu in Costituente per arrivare alla stesura finale di quel primo articolo. «Ebbe grande significato, si discusse moltissimo e si scelse questa dizione anziché l’altra “una Repubblica dei lavoratori”. “Fondata sul lavoro” è qualcosa di più, significa che c’è un principio regolatore a cui si devono uniformare tutti gli attori …

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“Noi lavoriamo anche per Matteo la sua corsa non ha una scadenza”, di Francsco Bei

Dario Franceschini: sulla targa fuori dalla porta del suo ufficio c’è scritto “ministro dei rapporti con il Parlamento e al coordinamento delle attività di governo”. Ovvero, come traduce lui stesso vista l’attuale maggioranza precaria, «il ministro alle rogne». Stavolta però, nonostante Renzi accusi il governo di “vivacchiare”, Franceschini alza la voce per rivendicare il gol segnato due giorni fa sulle riforme: «È stata una giornata molto importante, purtroppo in parte oscurata dalle distinzioni che ci sono state sulla legge elettorale. Non ci avrebbe scommesso nessuno che, a un mese dalla nascita del governo, fosse possibile definire un percorso certo verso le riforme, con una larghissima maggioranza e la non ostilità delle opposizioni». Percorso «certo»? Viste le bicamerali del passato, consenta un certo scetticismo… «Lo scetticismo è fondato. In passato la durezza dello scontro politico e le convenienze reciproche hanno sempre bloccato il percorso delle riforme. Ma stavolta è diverso». Perché mai? «Perché gli avversari di sempre oggi collaborano al governo. E questa finestra del governo di servizio può consentire la collaborazione anche sulla definizione delle …

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