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"La nuova parte di Grillo, il leghista", di Toni Jop

Si trovasse mai un razzista, uno xenofobo, disposto a farsi carico della propria passione, a dire: sì è vero, sono razzista e me ne vanto. Raro che accada. E non succederà, men che meno, con Grillo che ieri nel suo blog ha pensato bene di sollevare la questione degli «irregolari» presenti in Italia attingendo dalla cronaca nera, con pennellate alla Mel Gibson, l’autore di una Passione di Cristo splatter, tanto per scaldare gli animi.
«Quanti sono i Kabobo d’Italia?», si è chiesto l’illuminato signore dei Cinque Stelle. Ecco il problema: quanti sono questi esseri umani che… Già, cosa fanno oltre a vivere come ombre, lungo un margine che stritola umanità, subendo la violenza della invisibilità? Grillo non ha dubbi, lui lo sa cosa fanno e inizia un racconto per soli adulti, destinato a produrre raccapriccio, ostilità, a moltiplicare diffidenze e repulsione per delle figure umane costantemente ricattate, che, come capita a molti di noi in regola, spesso delinquono e non con uno stile prestigioso ed esclusivo. «Stacca a un passante un orecchio a morsi – orecchio a morsi è scritto in grassetto, ndr – … picchia… testate calci e pugni… raccoglie un mattone e glielo tira in faccia», questo è uno.
Poi, la storia atroce di Kabobo e del suo piccone omicida. E ancora il senegalese che stupra, che fa soffocare la sua povera vittima «col sangue delle ferite al setto nasale». «Chi è responsabile?», interroga il Megafono dall’alto della sua cultura «di sinistra», perché adesso ci tiene a dire che sono loro, che è lui la «vera sinistra», perché vuole i voti in libera uscita dal Pd, per vedersela, eliminato il grande partito della sinistra, con Berlusconi.
Adesso va così: fino a ieri lo dava per morto e sepolto, ma ha provveduto a riesumarlo costringendo i suoi gruppi parlamentari a chiudere porte e finestre a Bersani, giusto per verificare quanto fosse corretta la previsione dell’inciucio di governo. Il Pd ci ha messo del suo, eccome, ma la storia sarebbe diversa se Grillo non avesse deciso la serrata. Allora: «Chi è responsabile?»: «Nessuno è colpevole – risponde quel fiore di Guida dei cinque stelle – forse neppure Kabobo. Se gli danno l’infermità mentale, presto sarà di nuovo un uomo libero». Chiaro? Vuol fare la guerra (?) a Berlusconi con i voti del suo storico alleato, della Lega; oppure, non c’è trucco e non c’è inganno nella sua linea condensata dal racconto sui tre «irregolari» e il nostro uomo sta liberandosi dai condizionamenti del politicamente corretto per dare fiato a ciò che il cuore gli detta.
In questa seconda ipotesi, avremmo di fronte un essere umano atroce ma sincero. Tuttavia, non abbiamo mai dimenticato ciò che disse di lui Dino Risi: e cioè che non crede, Grillo, neppure a una parola di quelle che dice. Aveva già gelato gli animi di molti dei suoi negando la disponibilità del Movimento Cinque Stelle a riconoscere lo ius soli, provvedimento che sta molto a cuore alla sinistra; da qui al sangue che gronda dai canini dell’irregolarità il passo non è brevissimo, quindi se ha deciso di tuffarsi nell’«extreme-bizarre», e il vecchio Risi aveva ragione, un motivo ci deve essere.
Eccolo: in questi giorni, il padrone assoluto di un grande partito tenuto a bacchetta, era in giro per le piazze del lombardo-veneto. Quarantotto ore fa raccontava balle a Treviso, in una piazza non proprio traboccante. E Treviso è l’ombelico elettorale della Lega, almeno lo era, così come è stata una delle prime aree del paese a dare qualche soddisfazione alle pulsioni politiche del nuovo capo-popolo. È qui, in questa area geografica e culturale, che la Lega ha affilato i suoi attrezzi xenofobi. Inutile sperare che Grillo ammetta ciò che la Lega non ha mai ammesso, il suo razzismo, la pasta è quella. Lo sanno i suoi parlamentari che su quelle parole scivolano come possono per evitare l’espulsione, dicono che hanno altro da fare, che leggeranno più avanti, che in fondo il gran capo si limita a indicare un problema reale. Soffrono, speriamo.
Perché ha gettato la maschera definitivamente, mentre improvvisa un divertente frontismo anti-berlusconiano che mira, intanto, al Pd: «Il Pdl è solo Berlusconi, il Pd non si sa cosa sia – ha detto alla americana Cnbc International – Si proteggono l’un l’altro… Berlusconi non va in galera e nel Pd non si fanno indagini sulle banche, su Unipol e Mps… sono finiti». Eppure, le indagini su Mps vanno avanti e lui lo sa. Eppure, nel Pd molti sono pronti a votare l’incandidabilità di Berlusconi. Dino Risi aveva capito tutto.

L’Unità 19.05.13

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