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Addio finanziamento ai partiti, in Cdm un testo «snello», di Maria Zegarelli

«La politica o si autoriforma o muore». Ieri il presidente del Consiglio Enrico Letta è stato perentorio nel rivendica- re l’urgenza di atti concreti. «Ho preso la fiducia anche sul mio impegno ad abolire il finanziamento pubblico ai partiti e non intendo fare passi indietro», ha spiegato in Emilia dove si è recato per un sopralluogo nei centri colpiti dal terremoto un anno fa. E gli atti concreti arrivano oggi in Cdm nel corso del quale presenterà la proroga sull’Ecobonus per le ristrutturazioni e il ddl sullo stop ai fondi pubblici per i partiti annunciato già la scorsa settimana. Sorvola sulle battute che gli indirizza «l’amico» Matteo Renzi, quell’invito a non «vivacchiare» in questo governo di larghe intese che potrebbe diventare «di lunghe intese». Letta non si lascia tirare dentro le polemiche, «più o meno spregiudicate, più o meno quotidiane», raccontano dal suo staff, «neanche se arrivano da Renzi», e va dritto per la sua strada sapendo che le insidie sulla strada del suo esecutivo saranno costanti e non sempre arriveranno dal Pdl. «Alle critiche e ai sospetti che arrivano anche dal M5S noi rispondiamo con i fatti», replicano da Palazzo Chigi. Il disegno di legge che arriverà oggi ai ministri sarà snello, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Filippo Patroni Griffi ci ha lavorato insieme al ministro per le Riforme Gaetano Guaglieriello, a quello per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, e ai tecnici dei vari ministeri fino a sera, mettendo da parte la sfilza di bozze recapitate da uffici e partiti ( compreso il ddl a firma tra gli altri dei deputati Pd, Tocci, Civati, Madia, Mucchetti, Rotta, Mineo, Decaro). Pochi articoli, che ancora stamattina verranno messi a punto, ma solo su una cosa alle nove di sera c’era certezza: abolizione totale del finanziamento da qui a tre anni che scalerà gradualmente via via che i contributi derivanti dalle dichiarazioni dei redditi dei privati entreranno materialmente nelle casse dei partiti. Ancora in via di definizione il quantum che sarà possibile destinare, oggi al Cdm si arriverà con tre ipotesi che oscillano dall’1 al 3 per mille così come è ancora decidere se le «erogazioni liberali» avranno un tetto. Sono previsti anche il ricorso a servizi gratuiti e agevolazioni postali mentre si sta ancora valutando l’uso gratuito degli spazi televisivi. Letta ha preteso un testo snello, ben sapendo quanto accadrà in Parlamento con la presentazione di emendamenti e modifiche e quindi ha scelto di non aprire troppo le «maglie» del Ddl.

«Sarà l’ennesima presa in giro», commenta Riccardo Nuti, vicecapogruppo alla Camera del M5s, secondo il quale «è chiaro che se tu metti detrazioni più ampie per chi versa contributi, è lo Stato che sta pagando, non c’è nessuna abolizione». Riccardo Fraccaro sfida Letta ad adottare il loro testo,. «che prevede l’abolizione dei rimborsi elettorali e la non erogazione di quelli già assegnati in base alla vecchia legge. E proponiamo che i soldi risparmiati vadano alla Cassa depositi e prestiti per un fondo a favore di piccole e medie imprese, ma su queste nostre iniziative c’è un boicottaggio politico».

Letta tira dritto. Ieri ha invitato con fermezza ministri e tecnici che stanno lavorando al Ddl a mettere da parte tutto il materiale arrivato da partiti e movimenti e a lavorare ad un testo del governo sulla base delle linee guida già illustrate. «Basta dibattiti, domani decidiamo», ha annunciato ieri. Un messaggio diretto anche all’amico Renzi che cerca di tirarlo per la giacca.

L’Unità 31.05.13

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