Mese: giugno 2013

"Chi minaccia il governo", di Claudio Sardo

Se mai c’è stata, la luna di miele del governo Letta è già finita. La crisi continua a mordere la carne viva dell’economia e della società, l’Europa tarda a correggere la rotta verso politiche espansive e nuovi investimenti, e da noi troppi opportunisti sono tornati ad occupare la scena pubblica. Ma, se la crisi morde e la luna di miele è finita, non per questo è finito il tempo della responsabilità verso l’Italia, che ha bisogno di cambiamenti già in questa complicatissima legislatura per fondare finalmente la necessaria svolta politica. Berlusconi ha acconsentito alla nascita del governo, ma dopo le condanne dei tribunali si è chiuso nel bunker e ha imposto alla destra di regredire allo stato primordiale: partito personale, logica patrimoniale, politica del ricatto. Non si può più dare per scontato che il Cavaliere confermi a lungo la fiducia al governo Letta. I «falchi» lo incitano anzi ad alzare la voce, a porre ultimatum, a fustigare un governo che rappresenta solo le «colombe» della destra, quelli che pensano di utilizzare il tempo del governo …

Condividi

"Le politiche di austerità aumentano le diseguaglianze", di Ronny Mazzocchi

Sembra passato un secolo da quando il primo ministro inglese David Cameron, in occasione del World Economic Forum del gennaio 2011, dichiarò che le misure di austerità fiscale e la ripresa della produzione non erano affatto alternative e che, anzi, le prime avrebbero incentivato la seconda. Si trattava di una convinzione allora largamente diffusa anche nelle classi dirigenti del nostro Paese e supportata da alcuni studi per la verità già molto contestati da una larga fetta di economisti sui cosiddetti effetti espansivi delle politiche fiscali restrittive. Oggi, alla luce della gravissima recessione in cui siamo ripiombati proprio a causa dell’austerity, non c’è praticamente più nessuno disposto a difendere le posizioni politiche che andavano tanto di moda solo due anni fa. Sebbene rimanga ancora estremamente vasto l’insieme di coloro che credono che non vi siano alternative praticabili alle politiche di bilancio restrittive, tutti ormai concordano che quest’ultime, lungi dall’essere la medicina per rilanciare la crescita, costituiscono un’ingombrante zavorra da portarsi dietro sulla strada dell’uscita dalla crisi. Tuttavia gli effetti negativi delle politiche di austerità non si …

Condividi

«Nella cultura lavora una generazione di precari sottopagati», di Paolo Fallai

«Perché l’Italia abbandona il proprio patrimonio culturale? Per rispondere dovremmo farci un’altra domanda: a cosa serve il patrimonio culturale? Ho l’impressione che l’Italia non sappia più quale funzione e quale ruolo abbia. I padri costituenti, invece, l’avevano molto chiaro, altrimenti non l’avrebbero messo nei principi fondamentali del Paese. In un’Italia distrutta dalla guerra, in quel momento tragico, loro videro che il patrimonio e il paesaggio sono fondamentali in un progetto di Nazione. Oggi sarebbero considerati dei pazzi». È una costante il riferimento alla Costituzione nel discorso di Tomaso Montanari, docente di Storia dell’arte moderna all’Università «Federico II» di Napoli. Il suo ultimo libro (Le pietre e il popolo, minimum fax) è un viaggio impietoso nell’Italia che nega il valore civico del patrimonio artistico. Il 5 maggio scorso è stata una sua proposta a portare mille storici dell’arte a L’Aquila per chiedere la «ricostruzione civile» della città martoriata dal terremoto del 2009. Come possono concorrere, oggi, patrimonio e paesaggio a un progetto di Nazione? «È tutto scritto nell’articolo 9 della Costituzione. Il patrimonio produce cittadini attraverso …

Condividi

"Una scienziata militante che si batteva per i diritti", di Pietro Greco

Si è spenta ieri a Trieste Margherita Hack, la «signora delle stelle ». Forse il volto più noto della scienza italiana. Certo il più amato. Con lei il Paese perde una grande figura. Anzi, un modello. Uno dei pochi modelli popolari, ma non populisti, in cui gli italiani ancora si riconoscevano. E non solo d’istinto. Margherita Hack aveva un’indubitabile capacità naturale di entrare in sintonia con le persone. Ma l’immediata simpatia che suscitava non era solo frutto della sua verve tipicamente fiorentina. Era anche e soprattutto il frutto di un «modo di vivere» il suo essere donna di scienza. Margherita era una «scienziata militante», con una fede illuministica nella forza della ragione – della ragione al servizio dell’umanità – che riusciva a trasmettere toccando la mente (e i cuori) di tutti grazie alla sua libertà di pensiero. E alla trasparente, intransigente, rigorosa, generosa, disinteressata coerenza con cui la rappresentava, la sua libertà di pensiero. Suscitando empatia anche quando navigava – e succedeva spesso – contro corrente. È con la sincerità senza calcoli che Margherita Hack, …

Condividi

Grasso: “Prima delle riforme istituzionali va fatta una nuova legge elettorale E se cade Letta un’altra coalizione”, di Liana Milella

Un altolà sulla magistratura: «Intangibili i capisaldi già in Costituzione». Da palazzo Madama come vede Letta? «Comunica una sensazione di estrema serenità e assoluta imperturbabilità. È come se le polemiche gli scivolassero addosso e lui andasse avanti per la sua strada e i suoi obiettivi. Mi preoccupano però le fibrillazioni che restano il male costante della politica italiana». Giusto questa settimana c’è stato trambusto sulle riforme. Come va a finire? «Il presidente Napolitano ha accettato di tornare al Quirinale per consentire alle forze politiche di trovare un’intesa, la più ampia possibile, sulle riforme prospettando, con un monito molto severo, la possibilità di sue dimissioni nel caso in cui l’impresa dovesse fallire». Vuole dire che l’impegno è ferreo? «La necessità delle riforme non è negoziabile». La legge elettorale è finita nel dimenticatoio. Eppure la Consulta va avanti sul quesito della Cassazione e da Milano si è appena costituito l’avvocato Aldo Bozzi. «Sempre Napolitano, già nella precedente legislatura, aveva auspicato la riforma. Tutti i partiti hanno tuonato contro l’attuale legge e si sono impegnati a cambiarla al …

Condividi

Con la "garanzia europea" 450 mila posti da trovare, di Marco Sodano

Dovrebbe succedere a partire da gennaio 2014: entro quattro mesi dal titolo di studio o dal giorno in cui hanno perso il lavoro tutti i neodiplomati e i neolaureati dovranno ricevere un’offerta di impiego. Vista dall’Italia, la Garanzia per i giovani su cui l’Europa ha deciso di investire fino a nove miliardi ha il sapore della sfida impossibile. Togliendo luglio e agosto, quando la burocrazia italiana gira al minimo, significa che abbiamo quattro mesi per mettere in piedi un’organizzazione dalle dimensioni ciclopiche. Il primo termine del problema è noto. Nel 2012 si sono diplomati 448 mila studenti, 225 mila dei quali hanno deciso di non proseguire gli studi. Dalle Università, invece, sono uscite 229 mila persone tra lauree brevi e specialistiche. Il totale dei candidati a godere della youth guarantee assomma a 454mila ex studenti. Anche il secondo termine del problema è noto: il sostegno al lavoro, dice il piano europeo, dovrà passare attraverso i Centri per l’impiego. Tornando a spulciare i dati sul 2012 si scopre che i posti ottenuti via Cpi sono stati …

Condividi

"Quel piatto di lenticchie per un'Italia affamata", di Eugenio Scalfari

Ritorna vincitore? Molti sostengono di sì e fanno l’elenco delle vittorie ottenute da Letta al vertice di Bruxelles: un miliardo e mezzo per l’occupazione dei giovani, l’attivazione di prestiti per le piccole imprese da parte della Bei, l’approvazione definitiva dell’uscita dall’Italia dal procedimento d’infrazione del deficit, i complimenti della Merkel per i compiti a casa scrupolosamente portati a termine. Ma molti altri sostengono invece che si tratta d’un pugno di mosche o d’un piatto di lenticchie. Che il tesoretto sia quantitativamente modesto è certamente vero, ma che a Bruxelles sia avvenuta una svolta positiva nella politica economica europea (e tedesca) è incontestabile, soprattutto se si esaminano i progressi dell’Unione bancaria voluta da Francia Italia e Spagna e soprattutto dalla Bce. C’è ancora molto da fare sul tema delle garanzie dei depositi, ma il principio è stato ribadito e questo è un fatto di grande importanza che mette i debiti sovrani al riparo da eventuali dissesti bancari. Nel frattempo, mentre Bernanke si propone di metter fine all’espansione della liquidità e di rialzare sopra lo zero attuale …

Condividi