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"Addio Franca Rame tra donne in rosso e Bella Ciao", di Natalia Aspesi

La gente è così tanta — c’è chi parla di 7-8mila persone — che anche Dario Fo
e i parenti faticano a raggiungere il sagrato del Teatro Strehler, dove, sotto
una gigantografia di Franca Rame in scena, c’è il feretro che se la porta via
per sempre. Ma va bene così: ciò che conta, dirà poi il premio Nobel, sfinito,
a funerale terminato, dopo aver tumulato la salma nel famedio, il cimitero dei
grandi di Milano, casualmente e teneramente proprio accanto all’amico Enzo
Jannacci, «ciò che conta, è che finalmente tutti abbiano potuto salutare
Franca». Ed è stato, quello di ieri, un saluto umanissimo e civile ai mille
volti di Franca Rame: le centinaia di donne vestite di rosso a cantare “Bella
ciao” per «la Franca che ha lottato per noi»; gli handicappati in carrozzella
per la donna che li ha sostenuti coi soldi del Nobel; i vecchi amici di
“Soccorso rosso”, Oreste Scalzone e altri, a ricordare le battaglie politiche
col pugno alzato e l’Internazionale, suonata a molti opaca, incongrua, remota.
E poi i colleghi, gli amici, Stefano Benni, Carlo Petrini, Gad Lerner,
Ferruccio Soleri, Giulia Lazzarini, Gianna Nannini arrivata apposta da Amburgo,
Claudia Mori coi saluti di Celentano, Beppe Grillo nella camera ardente
con una rosa rossa, Sergio Escobar il direttore del Piccolo tutti qui per l’
attrice e l’amica; e i compagni di lavoro, Mario Pirovano, Doriano Cranco,
Fabrizio de Giovanni, il suo regista delle riprese tv, Felice Cappa, Chiara,
Luca per l’infaticabile organizzatrice di ogni evento.
É stato Dario Fo, ancora una volta, a commuovere. Ammirevole, a 87 anni,
spaesato dai tre giorni di dolore, ha fatto venire il magone a tutti con queste
parole: «C’è una regola antica nel teatro: quando hai concluso, non c’è bisogno
che tu dica altro: saluta e pensa che la gente se l’hai accontentata ti sarà
riconoscente». Poi, guardando la bara, ha urlato un “Ciaooo” disperato. Prima, spiazzando tutti, aveva interpretato un pezzo inedito, «scritto da Franca non da me», aveva sottolineato rendendo omaggio alla Rame scrittrice, una Genesi apocrifa dove a essere creata per prima è Eva non Adamo e una volta insieme scelgono «la sapienza, la conoscenza, il dubbio, l’amore. Anche se poi c’è la fine ».
Ad aprire la cerimonia laica era stato alle 11 il sindaco di Milano
Giuliano Pisapia che ha portato «un cuore rosso, il cuore di Milano », ha
detto. Con rabbia e commozione Jacopo Fo ha ripercorso le battaglie della
madre, ha accusato «i servizi deviati e gli ufficiali dei carabinieri che
brindavano quando fu stuprata», e quelli che ancora legano quello stupro alla sua
bellezza. «Mia madre rompeva i c… Per loro era intollerabile che a farlo
fosse una donna e bella». Un discorso il suo contro l’avvilimento. «Mia madre
diceva: Dio c’è ed è comunista, si sono estinti i dinosauri e si estingueranno le persone che non hanno rispetto per l’umanità. Non solo: Dio è anche femmina. Dunque state certi che questo mondo lo cambieremo».

La Repubblica 01.06.13

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