attualità, politica italiana

"Il cinismo del guru", di Claudio Sardo

Beppe Grillo insulta l’Unità e si augura la nostra scomparsa perchè ieri abbiamo scritto la verità sul vergognoso ostruzionismo del gruppo Cinque stelle, che ha rischiato di far cadere importanti norme e finanziamenti a favore delle popolazioni colpite dai terremoti di Emilia e Abruzzo. Non creda Grillo di intimidirci con la violenza verbale del suo blog: l’Unità ha 90 anni, ha combattuto il fascismo, ha attraversato le stagioni più difficili della democrazia, ha contrastato Berlusconi che pure, come Grillo, voleva metterci il bavaglio.

Tuttavia capisco che la nostra idea di democrazia – che non si propone di cancellare le posizioni e gli interessi diversi dai nostri, che non disprezza il compromesso politico ma tenta di orientarlo al bene comune – non coincide con quella di chi, come Grillo, bolla col marchio d’infamia ed espelle dal proprio movimento quanti osano dire che il Capo ha sbagliato.

Il suo disprezzo per l’Unità e per la storia della sinistra sono noti: ma non sarà un untorello a spaventarci. Anche perché molti di coloro, che hanno votato e sperato nel Movimento Cinque stelle come vettore di cambiamento in questa drammatica crisi di sistema, si stanno accorgendo che da quelle parti c’è più autoritarismo che partecipazione, più tatticismo che sincerità, e che alla fine l’elemento proprietario prevale su tutto. O si serve Grillo o si viene cacciati. Altro che rinnovamento. Se Grillo avesse voluto, avrebbe potuto consentire un governo sen- za Berlusconi. Invece ha voluto Berlusconi al governo, perché pensava così di lucrare sulla paralisi politica. Ha giocato sporco, come gli speculatori che guadagnano soldi quando crollano le borse e i risparmiatori vengono derubati. Ma lo hanno scoperto. Per questo è stato abbandonato da tanti suoi elettori, disgustati dopo soli tre mesi: volevano che contribuisse a migliorare le cose, invece pretende il 100% (come i dittatori) e fino ad allora dichiara che lavorerà per la distruzione di tutto.

Il caso dell’ostruzionismo sul decreto-emergenze è emblematico. Il decreto vale più di un miliardo: riguarda le aree industriali di Piombino e Trieste, alcuni interventi d’urgenza nelle Regioni del Sud, e soprattutto le zone colpite del terremoto. Probabilmente Grillo ha deciso di forzare – mettendo in conto che potessero saltare la dilazione dei pagamenti di alcuni tributi fiscali in Emilia e Abruzzo, le semplificazioni amministrative previste sempre in quelle aree, e soprattutto quella deroga al Patto di stabilità interno, che consente ai Comuni colpiti dal terremoto di riavviare comunque una serie di appalti altrimenti bloccati – proprio per coprire l’indecenza delle espulsioni dei dissidenti interni. Meglio ingaggiare una ris- sa su altri temi che spiegare perché il M5S, a giudizio del Capo, deve essere una setta e non un movimento politico.

Il problema è che non potrà mai giustificare il cinismo di aver usato strumentalmente un decreto, di cui le popolazioni del terremoto hanno assoluto bisogno. Certo, l’Emilia e l’Abruzzo chiedono più di questo decreto. Il presidente Errani ha spiegato ieri che, dopo il primo passo, il governo dovrà varare al più presto altre norme di semplificazione e consentire il rinvio dei rimborsi assicurativi. Ma le conseguenze di una bocciatura del decreto sarebbero state drammatiche. Per questo Grillo tenta di nascondersi dietro la cortina fumogena degli insulti: anche se, a onor del vero, va detto che diversi suoi deputati hanno dissentito da questa cinica tattica. Nel suo gruppo parlamentare non manca chi si muove con onestà di intenti.

Ma ecco come sono andati i fatti, come si sono svolte le trattative tra i Cinque stelle, la maggioranza e il governo. In un primo momento, i grillini hanno proposto alcuni emendamenti al decreto: il relatore e il capogruppo Pd, condividendoli in parte, si sono presi l’impegno di inserirli in un nuovo ddl o in una legge di conversione. Hanno chiesto però al M5S di non bloccare il decreto, vista l’imminente scadenza dei 60 giorni. Forse sorpresi dal fatto che il Pd avesse dato loro ragione, i grillini hanno però cambiato linea: dal merito la richiesta si è spostata sul metodo. Siccome il decreto, nel passaggio al Senato, era stato appesantito di varie norme, i Cinque stelle hanno chiesto che fosse riportato alla struttura originaria. Una richiesta giusta, in linea di principio: i decreti non sono un treno a cui agganciare sempre nuovi vagoni. Il problema è che incombeva la mannaia della decadenza, perché il Senato avrebbe dovuto riesaminare daccapo il nuovo testo. Il governo si è detto contrario, ma il capogruppo Pd Speranza si è preso la responsabilità di dire sì alla proposta grillina e ha concordato con il Senato un nuovo, rapido passaggio per martedì prossimo.

A questo punto il gruppo M5S, a sorpresa, ha cambiato di nuovo linea: dal metodo si è tornati al merito, cioè alla richiesta di due ulteriori emendamenti (tra i quali la soppressione delle compensazione per alcuni Comuni interessati alla Tav). A questo punto, il giochetto è stato chiaro a tutti. Non è certo un successo che il governo abbia posto la fiducia. È questa una prassi da evitare il più possibile. Ma è bene che lo sgambetto di Grillo ai danni dei terremotati e dei lavoratori delle acciaierie di Piombino sia fallito.

P.S. Grillo nel suo blog porta come esempio dell’impegno a favore dei terremotati i 350mila euro, da poco donati al Comune di Mirandola. Quel gesto fa onore di Grillo (anche se ammetterà che non è stato elegante rendere pubblica la donazione alla vigilia delle amministrative). Nella gara della solidarietà, tuttavia, più concorrenti ci sono, meglio è per tutti. Il nostro giornale ha contributo sin dal primo giorno alla sottoscrizione organizzata dal Pd. Con i circoli Pd, le feste de l’Unità, le donazioni individuali sono stati raccolti e indirizzati a progetti di solidarietà e di ricostruzione oltre 1 milione e 200mila euro. Nessuno deve vantarsi. Bisogna continuare ancora con le feste de l’Unità di questa estate.

L’Unità 21.06.13

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