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“La maturità a prezzo di saldo lo scandalo dei diplomifici dove l’esame costa 8 mila euro”, di Conchita Sannino

Un volo verso Capodichino, e un diploma. Un assegno staccato da papà, e un “titolo di studio”. «Dai, lo sanno tutti come funziona. No?». Ma sì, forse ha ragione il rampollo ventisettenne di una famiglia veneta che, libero di sfogarsi dopo il faccia a faccia con gli investigatori, consegna la sua fotografia ad un amico che lo aveva accompagnato per farsi una gita. «Quante domande, ma facciamola finita… Io mi sono iscritto qui a Nola perché da noi sappiamo che se ti iscrivi giù, al “Luca Pacioli”, non hai problemi. Paghi. Seimila. Settemila euro. Qualche poverocristo di qui mi ha confessato che pagava a rate. Non ti fai vedere per un anno. Non frequenti. Nessuno ti rompe. E alla fine dell’anno, arrivi, copi il compito, ti prendi il tuo bel diplomino. Lo so io, e qui non lo sanno?».
È andata così per almeno duemila studenti, negli ultimi due anni, e solo in una ristrettissima area: il Nolano, ad alta densità di scuole-bluff. Più che diplomifici, associazioni per delinquere: perché i primi dovrebbero produrre diplomi, le altre solo denaro per sé e per gli altri carta straccia, benché le si attribuisca un valore. Sono aziende scolastiche in apparenza, e scatole vuote. Che, però, da anni riescono a gabbare lo Stato, il ministero, l’Ufficio scolastico regionale: grazie anche a sciatterie o autentiche complicità ben pagate, come dimostrano gli arresti, ad aprile, a carico di ispettori del Provveditorato.
È andata così per troppo tempo, racconta l’inchiesta della Procura di Nola, che ad aprile ha colpito con sequestri e misure cautelari per 15 persone le scuole Luca Pacioli e Vittorio Emanuele di Nola e la Achille Lauro di Torre Annunziata. Va ancora così, è il sospetto nutrito dalle indagini delle Fiamme Gialle di Torre Annunziata, anche in altri presìdi-satelliti collegati: sia in Campania, sia nel resto d’Italia. È un affare da 10 milioni di euro l’anno, stima approssimata per difetto. La prova di una sostanziale impunità è nel clamoroso blitz svelato da
Repubblica: il colonnello Carmine Virno rimanda i finanzieri alla “Pacioli”, l’altro ieri, e trova oltre 550 ragazzi che fanno l’esame di maturità senza registri di classe, senza documentazione, in un clima definito di «diffusa illegalità». Com’è stato possibile? Grazie al solito duello tra istituzioni. Doppio pronunciamento: di segno opposto. L’Ufficio scolastico regionale revoca subito la “parifica” a quell’istituto: anche perché le carte mostrano falsi di ogni natura, distruzione di atti. Ma il “Pacioli” fa ricorso al Tar del Lazio che sospende lo stop. Così, tutto torna a posto. Benvenuti, ragazzi. Addio incubi, zero notti passate a studiare. È una passeggiata, la sfida con l’esame di Stato. Peccato che stavolta ci siano gli uomini in divisa, nelle aule, a complicare la gita.
Così interviene anche il ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza. «La vicenda dell’istituto paritario “Pacioli” di Nola è molto grave. Auspico che si faccia presto piena luce sul caso, sul quale il ministero e l’Ufficio scolastico regionale stanno facendo approfondite verifiche». Il ministro annuncia anche che intende «rivedere la normativa che disciplina questi istituti, prevedendo un regime diverso, più restrittivo ». Eppure, basterebbero semplici regole. Com’è pensabile che un allievo che risieda a Sassari o ad Aosta possa frequentare sul serio, e con profitto, una scuola del Nolano? Ma anche le analoghe, doverose, intenzioni dei predecessori della Carrozza si sono dissolte nelle nebbie parlamentari.
Per anni, sono state solo comitive rumorose e goliardiche di ragazzi, quelle che invadevano con i vari dialetti l’area del nolano. Erano portatori di “economia locale”. Si sceglievano anche vetture con autista, andavano in cerca di un po’ di fumo e qualche locale “carino”. Tutto nel pacchetto diploma finto più esotica incursione. Tutto per diecimila euro, compreso il viaggio.
Una storia lunga, quella di diplomi e lauree, un tanto al chilo. Radicata in ambienti di camorra: sia tra i promotori, sia tra i destinatari. Dallo storico blitz al vecchio Settembrini, lì dove Rosetta Cutolo, la sorella del sanguinario padrino di camorra Raffaele, e altri camorristi di rango avevano conseguito titoli di studio restando inesorabilmente analfabeti, ai diplomifici riveduti e corretti dove — fino a qualche anno fa — un osannato Nicola Cosentino partecipava all’inaugurazione di nuovi e prestigiosi “indirizzi”, in compagnia di un’ampia rappresentanza istituzionale e di un delegato del Ministro.
Oggi, il procuratore capo di Nola, Paolo Mancuso, evita accuratamente ogni riferimento al merito dell’inchiesta, e osserva: «C’è una normativa francamente incomprensibile, che disciplina gli obblighi di presenza di esaminandi “esterni” e degli “interni”. E questo favorisce un più agevole ricorso all’illegalità. Un fenomeno in crescita. Non escludo ci siano altri istituti “Pacioli” in giro per l’Italia».

La Repubblica 03.07.13

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